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Gadi Eisenkot - 2/5

Ci sono il generale Gadi Eisenkot, favorito nei sondaggi, ma anche la coppia Lapid-Bennett, l'ultranazionalista Lieberman e il laburista Golan. Un'alleanza eterogenea (troppo?) tenuta insieme dalla volontà di togliere a Bibi il potere esecutivo. Ma per i palestinesi non si annunciano grandi cambiamenti
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Gadi Eisenkot

Ex generale dell’esercito, membro della famigerata Brigata Golani, ha preso parte alle due guerre del Libano, nel 1982 e nel 2006, e a tre operazioni militari a Gaza. È stato anche segretario militare del primo ministro Ehud Barak e successivamente capo di Stato Maggiore delle Forze di Difesa israeliane. Secondo i sondaggi, Gadi Eisenkot, nato a Tiberiade 66 anni fa da una coppia di immigrati ebrei marocchini, è, con il suo partito Yashar, l’avversario che ha più possibilità di sconfiggere Benjamin Netanyahu.

Lui, la guerra a Gaza la porta dentro di sé come una ferita, anzi tre: suo figlio Gal, di 25 anni, e due nipoti sono stati uccisi mentre partecipavano all’invasione della Striscia tra le fila delle Idf. Questi lutti hanno influenzato notevolmente la sua corsa per guidare l’esecutivo israeliano. Innanzitutto lo hanno reso un candidato che i familiari delle oltre 1.200 vittime dell’attacco di Hamas, oltre a quelle dei militari morti sul campo, sentono più vicino, avendo condiviso le stesse sofferenze. Non è un caso che il primo punto del suo programma sia incentrato proprio su “un piano globale per sostenere e riabilitare le famiglie delle vittime, i sopravvissuti alla prigionia e coloro che soffrono di disturbo da stress post-traumatico”.

In più, questi lutti hanno contribuito ad allontanarlo sempre di più da posizioni manifestate in passato sulla necessità di dar vita a uno Stato palestinese. Quest’ultima convinzione non era però alimentata dal riconoscimento di un diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese, bensì, spiegò in un intervento del 2021 su Ynet, come una necessità esistenziale per Israele, dato che un unico Stato binazionale “potrebbe essere distruttivo per il futuro dello Stato di Israele”. Inoltre, non ha mai manifestato l’intento di voler procedere con lo smantellamento degli insediamenti illegali. Anzi, nello stesso intervento spiegò che si doveva contribuire “alla creazione e alla salvaguardia di aree di insediamento centrali, compreso lo sviluppo della Valle del Giordano“.

Nel programma di Yashar, la questione palestinese viene affrontata in maniera vaga, ma su posizioni che non sono troppo distanti dalle politiche messe in atto dal governo Netanyahu: rafforzamento delle Idf e dei controlli al confine. Inoltre, sarà necessario garantire una solida maggioranza ebraica nel Paese. D’altra parte, Eisenkot rimane pur sempre l’ideatore della cosiddetta “Dottrina Dahiyeh“, dal nome della roccaforte di Hezbollah in Libano, secondo la quale, per fare pressioni su un governo o una fazione armata ostile, si deve attuare una larga distruzione di infrastrutture civili. Un crimine di guerra, lo stesso compiuto dalle Idf a Gaza.

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