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Proteste e violenze a Milano, il decreto sicurezza dimezzato: saltano i poteri di polizia giudiziaria ai militari

Dopo la riunione dei tecnici dei ministeri a palazzo Chigi modifiche al provvedimento. Tensioni tra Difesa e Interno
Proteste e violenze a Milano, il decreto sicurezza dimezzato: saltano i poteri di polizia giudiziaria ai militari
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Salta la norma dei 500 militari in più per Milano trasformati in ufficiali di polizia giudiziaria con poteri di arresto, mentre alla fine c’è il fermo preventivo nei confronti di minorenni. Dopo una lunga interlocuzione con il Quirinale, è questo il succo del decreto Sicurezza approvato dal Consiglio dei ministri dopo le violenze di Milano del fine settimana. La norma sul fermo è stata a lungo in bilico, ma alla fine è entrata nel testo. Le limature, secondo fonti parlamentari, sarebbero arrivate dopo il confronto con gli uffici della presidenza della Repubblica.

La norma sul fermo è stata inserita nel disegno di legge in discussione al Senato e alla fine sarebbe entrata nel decreto anche per i minorenni. La decisione sarebbe stata presa nella mattinata di martedì durante una riunione a Palazzo Chigi da parte degli uffici legislativi dei ministeri interessati. Secondo una fonte di governo, questa non sarà l’unica limatura del decreto: alla fine ci saranno altre modifiche rispetto alle previsioni iniziali.

La norma che trasforma i militari di Strade Sicure in ufficiali di polizia giudiziaria è a rischio perché vedrebbe la contrarietà del ministero dell’Interno secondo cui servirebbe personale formato per trattenimenti e arresti e anche quella del Quirinale. Inoltre, anche il controllo da parte dell’intelligence sul monitoraggio social sarebbe in forse.

Confermate invece tutte le altre misure: punibilità dei minori con misure cautelari, inasprimento delle pene per i reati di devastazione e saccheggiamento, i genitori dovranno pagare per i danni dei figli e procedibilità d’ufficio per i reati di lesioni ai poliziotti. Inoltre viene introdotto un nuovo reato: la partecipazione violenta a manifestazione pubblica.

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