Siher manda in tilt Forza Italia. Craxi e Moratti contro Tajani: “No alla gogna mediatica”, “Scarcerato? È la forza della democrazia”
“Era come se fosse in flagranza“, “i reati erano comprovati“. Con tutto il governo impegnato a lanciarsi all’attacco della gip Tiziana Landoni che ha disposto la liberazione di Youssef Siher, Antonio Tajani, mercoledì, è riuscito a distinguersi arrivando a stabilire con queste parole la colpevolezza del 30enne accusato di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Ma questa deriva giustizialista del leader di Forza Italia non è piaciuta ad alcune anime rilevanti del suo partito. Così, appena il giorno dopo, sui giornali e sui social, a prendere una posizione diversa sono due nomi come Letizia Moratti e Stefania Craxi.
Nella mattinata di giovedì, la senatrice forzista, figlia dell’ex leader socialista, pubblica sul suo profilo Instagram delle card per celebrare l’approvazione, proprio il giorno prima, della Legge Costa: ” Stop alla gogna, il sospetto non può sopravvivere alla verità giudiziaria – scrive la senatrice Craxi – Il testo Costa sulla pubblicità delle sentenze di assoluzione è legge. Una battaglia di Forza Italia, portata avanti con determinazione, che diventa una risposta concreta a una questione di civiltà giuridica”. È bastato il riferimento alla “gogna” per far associare a molti commentatori il tema al caso specifico di Siher. Ma è il contenuto delle card che segna la rottura più netta con le parole di Tajani: “Immagina di essere accusato di un reato che non hai mai commesso – si legge – Immagina di finire su tutti i giornali accusato di quel reato. Immagina di essere stato assolto e che nessuno dia la notizia, intanto la tua vita è stata stravolta. Stop alla gogna. Non si può consentire che il sospetto sopravviva alla verità giudiziaria“.
La verità giudiziaria, almeno per il momento, è che la giudice del Tribunale di Milano, nelle 37 pagine di ordinanza, ha stabilito non solo che non vi fossero gli estremi per convalidare il fermo di Siher in carcere, ma anche che non esistano gravi indizi di colpevolezza rispetto ai reati contestati, al contrario di quanto sostiene Tajani. “Le condotte poste in essere dall’indagato, così come risultanti dalle acquisizioni investigative dianzi richiamate, non sono, allo stato, sussumibili, nel delitto di istigazione a commettere reati”, scrive Landoni. Motivazioni sufficienti, dato che arrivano direttamente da un giudice, per Craxi e la sua battaglia.
Dalle pagine del Foglio, anche un altro nome di peso del partito ha assunto posizioni ben distanti da quelle scomposte del ministro Tajani: Letizia Moratti. La presidente della Consulta della segreteria nazionale di Forza Italia, nel suo intervento, precisa che, personalmente, nutre “forti perplessità sulla sua scarcerazione“, ma “rispetto naturalmente la decisione della magistratura, oltre ad esprimere solidarietà ed immutata stima alle forze dell’ordine. Le indagini proseguiranno e sarà la giustizia, nella sua autonomia, ad accertare eventuali responsabilità”.
Nessuna condanna delle decisioni della gip, come fatto invece da Tajani. Anzi, Moratti prende il caso di Siher ad esempio per evidenziare quello che sembra considerare un paradosso: “Un uomo che ha contestato radicalmente lo Stato e le sue istituzioni, che attraverso i social ha promosso una mobilitazione segnata da una durissima e violenta contrapposizione alle istituzioni, evocando una ‘guerra a questo presente’, oggi è libero per decisione di un giudice di quello stesso Stato. Proprio lo Stato rappresentato come un nemico da combattere e abbattere (anche se Siher non ha mai manifestato nei suoi messaggi intenzioni di questo genere, ndr) ha garantito a Siher un giudice indipendente. Gli ha garantito il diritto alla difesa. Gli ha garantito la presunzione di innocenza. Ha sottoposto l’azione della propria Procura al controllo di un’altra autorità giudiziaria. E quando quel giudice ha ritenuto che non vi fossero i presupposti per convalidare il fermo, lo Stato ha aperto la porta della sua cella. È difficile immaginare una dimostrazione più limpida della forza della democrazia“.