Scontro incandescente a Piazzapulita, su La7, sulla situazione in Cisgiordania e sulle violenze dei coloni israeliani. Al centro della polemica Luigi Marattin, deputato e segretario del Partito Liberaldemocratico, già esponente del Pd e di Italia Viva, che si rende protagonista di un acceso confronto con la giornalista Francesca Mannocchi e il consigliere regionale lombardo del Pd Paolo Romano. Un dibattito che degenera tra interruzioni, accuse reciproche e insulti, fino a un clamoroso scivolone dello stesso Marattin: il parlamentare dà del “propagandista ignorante” a Romano, intimandogli di leggere una risoluzione dell’Onu, ma finisce per citarne una che non c’entra nulla con l’argomento della discussione.
Tutto comincia con una domanda del conduttore Corrado Formigli sull’inerzia del governo Meloni di fronte alle violenze in Cisgiordania e sulla mancata adozione di sanzioni mirate contro i coloni israeliani, già introdotte da altri Paesi. Marattin obietta che “tecnicamente è difficile imporre sanzioni solo ai coloni” e richiama gli accordi di Oslo, che suddividono la Cisgiordania in aree sottoposte a regimi amministrativi differenti. Quindi, cita le parole del presidente israeliano Isaac Herzog: “Ha chiamato “terroristi” quei coloni che vanno a fare violenza presso insediamenti palestinesi”.
Mannocchi lo corregge immediatamente: “Non sono insediamenti palestinesi”.
Marattin protesta per l’interruzione, ma la giornalista insiste: “La interrompo perché non sono insediamenti palestinesi”.
“No, perché lei ha come modello gente che fa fatica a far parlare”, ribatte l’ex renziano.
“No, come modello io ho il diritto internazionale, pensi”, replica Mannocchi.
Anche Formigli interviene per precisare che gli insediamenti sono israeliani, non palestinesi. Ma Marattin non arretra, mentre la giornalista ribadisce che si tratta di territori occupati.
Il confronto si sposta quindi sul ritiro israeliano dalla Striscia di Gaza nel 2005, che Marattin presenta come un esempio di ciò che, a suo dire, i suoi interlocutori chiedono continuamente a Israele: “Sharon si ritirò da Gaza e disse ai palestinesi: “Gestitela voi””.
Mannocchi contesta questa ricostruzione, ricordando che il ritiro fu motivato anche dagli elevati costi necessari a garantire la protezione dei coloni, e invita il deputato a studiare. Marattin replica sostenendo che Hamas, anziché costruire “un territorio per il bene dei palestinesi”, avrebbe dato vita a “uno Stato canaglia”.
Formigli interviene con una provocazione sarcastica: “Quindi ammazziamoli tutti”.
Il deputato si infuria: “Ma come si permette?”.
A quel punto prende la parola Paolo Romano: “Non esistono, come si è permesso di dire il nostro ministro degli Esteri Tajani, coloni buoni e coloni cattivi perché qualsiasi colono che occupi terra palestinese sta compiendo un atto di violenza col solo fatto che sta occupando la terra di qualcun altro”.
“Secondo quale fonte?”, lo incalza Marattin. Romano richiama il diritto internazionale.
Ed è qui che il confronto precipita, con un clamoroso effetto boomerang per il segretario liberaldemocratico.
“Ma tu non sai neanche come si scrive “diritto internazionale” – tuona l’ex renziano – Leggi la risoluzione 282 dell’Onu del ’67, propagandista ignorante“.
Peccato che la risoluzione citata con tanta sicurezza dal deputato non sia quella giusta. La 282 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, infatti, risale al 1970 e riguarda l’embargo sulle armi contro il Sudafrica dell’apartheid. La risoluzione del 1967 relativa al conflitto arabo-israeliano, che enuncia tra i suoi principi il ritiro delle forze israeliane da territori occupati durante la Guerra dei Sei Giorni, è invece la 242.
Formigli interviene per richiamare il deputato, invitandolo a non insultare gli altri ospiti. Romano, dopo aver chiesto invano di poter concludere il proprio intervento, perde a sua volta la pazienza e si scaglia contro Marattin: “Lei fa schifo! La smetta di fare propaganda sul sangue dei bambini palestinesi. Ci sono morti perché persone come lei dall’occidente hanno sostenuto Israele. Io voglio parlare”.