Madre e figlia uccise con la ricina: caccia alla tossina nei computer dell’Istituto Agrario: oltre 70 dispositivi al setaccio
Nuova, massiccia verifica informatica nell’ambito dell’inchiesta sul duplice omicidio di Pietracatella. Martedì 13 ottobre gli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso e del Servizio centrale operativo entreranno nell’Istituto professionale per l’Agricoltura e lo Sviluppo rurale di Riccia, su disposizione della Procura di Larino, per esaminare i dispositivi elettronici presenti nella scuola. Sono oltre 70 i computer che saranno sottoposti ad accertamenti, compresi quelli dei laboratori, con particolare attenzione al laboratorio di chimica e all’area adiacente alla serra. L’operazione è stata definita dalla procuratrice di Larino Elvira Antonelli una vera e propria “ispezione informatica”. L’obiettivo è cercare eventuali tracce digitali riconducibili alla ricina, la tossina che ha provocato la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, tra il 27 e il 28 dicembre 2025. Gli inquirenti vogliono verificare se dai computer della scuola siano state effettuate ricerche sulla sostanza, sulle sue caratteristiche, sulle modalità di preparazione e somministrazione oppure su eventuali possibilità di reperimento attraverso Internet.
Il decreto di otto pagine, firmato il 28 settembre dalla procuratrice Antonelli, prevede anche la possibilità di sequestrare dispositivi e altro materiale informatico che dovesse risultare utile all’inchiesta. Gli accertamenti riguarderanno dunque non soltanto la cronologia delle navigazioni, ma più in generale la presenza di file, dati e altre tracce digitali potenzialmente pertinenti. La scelta dell’Istituto Agrario di Riccia non sarebbe casuale. Nel corso delle indagini sarebbero già emerse navigazioni e ricerche sul web, effettuate da persone al momento non identificate, proprio sulla ricina. La scuola è inoltre frequentata da persone che hanno avuto rapporti con la famiglia delle vittime.
Tra gli elementi già esaminati dagli investigatori c’è anche la posizione di un tecnico di laboratorio dell’istituto, ascoltato più volte in Questura a Campobasso. L’uomo è il marito di un’insegnante di matematica, amica di lunga data di Gianni Di Vita, padre e marito delle vittime. La docente, che insegna in un’altra scuola della provincia, è stata a sua volta ascoltata più volte dalla polizia e, ad agosto, è stata sottoposta a un confronto con lo stesso Di Vita. Nessuno dei due risulta indagato.
Particolare attenzione sarà riservata agli ambienti scientifici della scuola e all’area della serra. La ricina è una tossina di origine vegetale contenuta nei semi del ricino, pianta che cresce spontaneamente anche nelle zone di Riccia e Pietracatella. Proprio questo elemento rende di interesse investigativo i laboratori e gli spazi esterni dell’istituto, anche se la presenza della pianta sul territorio, di per sé, non costituisce prova di un collegamento con i decessi. La Procura continua intanto a mantenere aperte tutte le piste, pur attribuendo un peso molto diverso alle diverse ipotesi. “Stiamo raccogliendo tutti gli elementi di rilievo su tutte le piste possibili. Quella della accidentalità è, francamente, la più improbabile”, ha dichiarato Antonelli. Il fascicolo, aperto all’inizio di aprile, resta per duplice omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico, al momento a carico di ignoti.
Gli accertamenti medico-scientifici hanno stabilito che Antonella e Sara morirono per intossicazione acuta da ricina. Non è invece ancora stato individuato il veicolo attraverso il quale la sostanza sarebbe entrata nei loro organismi, né è stato accertato se vi sia stata una singola esposizione o più esposizioni. Proprio su questo punto si concentra una delle ipotesi richiamate dall’avvocato Vittorino Facciolla, legale di Gianni e Alice Di Vita, parti offese nel procedimento. Secondo il legale non si può escludere che vi siano state due o più esposizioni alla sostanza. Facciolla ha inoltre sottolineato l’incertezza scientifica sui tempi che intercorrono tra l’assunzione della ricina e la comparsa dei sintomi, richiamando la cena del 23 dicembre e la comparsa dei primi malesseri la mattina di Natale.
Si tratta, anche in questo caso, di uno scenario ancora da verificare. Gli elementi scientifici disponibili hanno consentito di identificare la causa delle morti, ma non hanno permesso di stabilire come sia stata eventualmente provocata da terzi. È proprio il tentativo di colmare questi vuoti che porta ora gli investigatori nuovamente a Riccia. Dai computer dell’Agrario potrebbe emergere una traccia capace di collegare una ricerca, una navigazione o un’attività digitale alla ricina e, soprattutto, di chiarire chi abbia cercato determinate informazioni e in quale momento. Un nuovo tassello per ricostruire la provenienza della tossina e la dinamica di due morti che, a quasi un anno dai fatti, restano ancora senza un responsabile.
Salvatore Di Ielsi, padre di Antonella, parlando in tv a “La Vita in Diretta” di Rai uno e “Dentro la Notizia” di Canale 5 ha lasciato intendere che tra il genero e la figlia ci fossero dei problemi: “Perché è successo? Magari per una schifezza. Per una donna si deve arrivare a questo? La moglie avrebbe dovuto cantargliele, per quello che ho saputo io, da parecchi anni”. Una vicenda complessa e stratificata che, a nove mesi dalla morte delle due donne, è ancora senza indagati.