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Nuova ondata di vendite sui titoli di Stato: rendimenti dei Treasury Usa ai massimi dal 2002, volano anche i tassi sui titoli di Francia e Italia

Preoccupazione per gli alti debiti pubblici e la credibilità delle politiche di bilancio, i prezzi del petrolio e l'incertezza sulla durata della guerra in Iran. Borse in rosso: Milano a -2,4%
Nuova ondata di vendite sui titoli di Stato: rendimenti dei Treasury Usa ai massimi dal 2002, volano anche i tassi sui titoli di Francia e Italia
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Risale la tensione sui mercati obbligazionari internazionali, che si erano assestati dopo i picchi di rendimento registrati la settimana scorsa. Mercoledì una nuova ondata di vendite ha travolto i titoli di Stato sulle due sponde dell’Atlantico, colpendo soprattutto quelli dei Paesi ritenuti fiscalmente più fragili o politicamente instabili. Negli Stati Uniti il rendimento dei Treasury decennali è salito di 8 punti base, al 5,72%, tornando ai massimi dal 2002. In Europa, sotto pressione sono soprattutto i titoli di Francia e Italia: il rendimento del Btp a 10 anni sale di circa 15,4 punti base al 4,689%, quello dell’Oat francese cresce di quasi 15,9 punti al 4,9 tornando verso il massimo dal 2002 toccato nei giorni scorsi causa timori sui conti pubblici. Più contenuto il movimento del Bund tedesco, il cui rendimento sale di 1,5 punti base al 3,495%. Lo spread tra Btp e Bund si allarga così a circa 119 punti base, mentre quello tra Oat e Bund raggiunge 142 punti. In rialzo anche il tasso sul Gilt britannico, al 5,473%, con un aumento di oltre 7 punti base. Rendimenti più elevati corrispondono a prezzi dei titoli più bassi e, per gli Stati, a un aumento del costo di finanziamento.

A spingere in questa direzione sono diversi fattori. Gli investitori guardano con preoccupazione all’elevato livello del debito pubblico e alla credibilità delle politiche di bilancio a livello globale, ai prezzi del petrolio e all’incertezza sulla durata della guerra in Iran. Negli Stati Uniti, inoltre, come ricorda il Financial Times, alcuni dati economici più solidi del previsto stanno contribuendo alla pressione sui Treasury perché riducono le aspettative di un rapido taglio dei tassi da parte della Federal Reserve.

Nel Vecchio continente la tensione sugli Oat si riflette anche sugli altri titoli dell’Eurozona. Bruxelles tenta di gettare acqua sul fuoco. Un alto funzionario europeo, alla vigilia dell’Eurogruppo, ha detto di non essere “particolarmente preoccupato” perché Parigi, ha spiegato, ha ancora gli strumenti per affrontare le proprie difficoltà e non sarebbe necessario un intervento della Commissione europea o della Bce con il cosiddetto scudo antispread. “La risposta appropriata è trovare un accordo sul bilancio. È abbastanza ovvio. Mi aspetto che questo sia il messaggio principale dell’Eurogruppo”.

“Il debito pubblico globale è vicino ai massimi registrati dal secondo dopoguerra ed è destinato a superare presto il 100% del pil. Le economie avanzate presentano la situazione più critica, con alcuni dei livelli di debito lordo più elevati”, ha sottolineato la direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale Kristalina Georgieva in un discorso a Singapore alla vigilia del vertice annuale dell’organizzazione. “Per i paesi dell’area dell’euro caratterizzati da un elevato indebitamento la situazione è più complessa, poiché gli spread sui titoli di stato rispetto ai bund tedeschi continuano a salire: non solo per Francia e Italia, ma anche per Irlanda, Portogallo e altri paesi che avevano ridotto con successo il proprio debito e il deficit dopo la crisi dell’area dell’euro”.

La nuova fiammata dei rendimenti pesa anche sui mercati azionari. Lo Stoxx Europe 600 perdeva circa lo 0,9% nel primo pomeriggio. Piazza Affari a Milano lascia sul terreno il 2,4%. A Wall Street, S&P 500 e Nasdaq 100 cedevano rispettivamente lo 0,4% e lo 0,7%, dopo la chiusura di martedì sui massimi storici. Anche l’euro risente delle tensioni. La moneta unica perde circa lo 0,7% sul dollaro e nel corso della seduta ha toccato il livello più basso dalla metà del 2025 contro la sterlina. A complicare il quadro è il petrolio. Il Brent sale dell’1,6% a 102,23 dollari al barile, alimentando i timori di nuove pressioni inflazionistiche. L’aumento del costo dell’energia arriva mentre gli investitori sono già preoccupati per la quantità di debito che i governi devono collocare sul mercato.

Negli Stati Uniti l’aumento dei rendimenti ha già conseguenze sul costo del credito. Il tasso medio sui mutui trentennali a tasso fisso è salito al 7,49%, il livello più alto da quasi tre anni, secondo la Mortgage Bankers Association.

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