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Striscione rimosso a Genova, Valditara accusa i docenti: “L’asterisco è ideologia woke, indottrinano i nostri bambini”

In Senato il ministro dell'Istruzione contesta l'uso dell'asterisco nella frase "nessun* è stranier*" da parte degli insegnanti: "Forzatura ideologica e atto di prepotenza"
Striscione rimosso a Genova, Valditara accusa i docenti: “L’asterisco è ideologia woke, indottrinano i nostri bambini”
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“In quello striscione c’è un errore: nessun* è stranier*. Disapprovo la scelta di esprimere quella frase, condivisibile, con l’asterisco. L’Italiano non conosce il neutro. Insegnare ai bambini l’utilizzo di un linguaggio che non è diffuso nella società e che non è utilizzato in alcun ambito ufficiale, e che appartiene semmai all’ideologia woke, è un atto di prepotenza in aperto contrasto con la missione educativa della scuola e un modo per indottrinare i nostri bambini”.

Alla fine è tutta colpa degli insegnanti. Almeno così la pensa Giuseppe Valditara: rispondendo a un’interrogazione del senatore ligure Lorenzo Basso (Pd), il ministro dell’Istruzione se l’è presa con i docenti della primaria “Daneo” di Genova, dove lo striscione “’Qui nessun* è stranier*”, esposto in protesta contro il tetto ai non italofoni nelle classi, è stato rimosso da due agenti in borghese. Al di là della sostanza del messaggio, il professore leghista ha puntato il dito contro l’asterisco. “Sono fermamente convinto che certe forzature ideologiche non siano compatibili con il primario ruolo educativo della scuola: insegnare a parlare correttamente la nostra lingua. Il compito della scuola resta quello di educare ad essere liberi da qualsiasi soggezione a persone, mode, ideologie, in modo da rafforzare proprio quel clima di serenità e di libero confronto necessario alla crescita dei nostri giovani come studenti e come cittadini”. Una risposta che colpisce la dignità e la libertà professionale degli insegnanti, difesa dalla campagna “Il futuro non si arma, si insegna” promossa del Fatto Quotidiano. Nella nostra petizione sulla piattaforma IoScelgo (firma qui), oltre a chiedere stipendi adeguati alle medie europee per i docenti, si ribadisce che “la scuola rappresenta uno dei pilastri fondamentali della democrazia” e che serve “ridare prestigio sociale a questa professione cruciale”. Il ministro invece accusa gli insegnanti della “Daneo” di Genova di “indottrinamento e strumentalizzazione a danno di alunni – in questo caso dovremmo dire: bambini – che non hanno ancora maturato un autonomo spirito critico”.

In merito al destino dello striscione, invece, il ministro ripete la versione fornita finora dalla destra, secondo cui il lenzuolo era “stato affisso su una cancellata posta in prossimità dell’accesso alla scuola primaria – quindi non di pertinenza della scuola – e la sua rimozione è stata effettuata dalle forze dell’ordine, tra l’altro la Questura ne era pure all’oscuro, su segnalazione della Polizia municipale. Non vi è stato alcun intervento né da parte del personale scolastico della scuola né da parte del ministero. Per tale ragione, mi limito semplicemente a dire che la domanda posta con la presente interrogazione andrebbe rivolta innanzitutto più opportunatamente alla sindaca di Genova”, Silvia Salis. Giovedì, a margine dell’inaugurazione del Salone nautico nel capoluogo ligure, la premier Giorgia Meloni ha dribblato una domanda sul tema: “Non so chi ha strappato lo striscione, non so cosa si intenda per nessuno è straniero, e quindi non so cosa risponderle”. Dopo il presidio di lunedì, che ha visto diverse adesioni da parte del centrosinistra genovese, venerdì è previsto un nuovo appuntamento alle 17 davanti alla Prefettura di Genova per manifestare “per una scuola libera, laica, solidale e aperta a tutte e tutti”.

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