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Ddl Antisemitismo, non c’è ragione di tutelare gli ebrei con una legge speciale. Soprattutto oggi

Una legge contro ogni forma di razzismo esiste già: è la legge Mancino. Sullo sfondo la furia dei coloni israeliani in Cisgiordania e i rischi di nuovi attentati
Ddl Antisemitismo, non c’è ragione di tutelare gli ebrei con una legge speciale. Soprattutto oggi
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La nuda cronaca è più forte dei dibattiti. Il brutale assalto dei coloni ebrei israeliani al villaggio palestinese di Jalud in Cisgiordania ha ricordato ancora una volta quali sono le priorità del momento in cui viviamo. Le squadracce dei coloni hanno incendiato, devastato, terrorizzato il villaggio per impedire che una famiglia palestinese – già cacciata due volte – riprendesse possesso della sua casa. Benché scortata da soldati dell’esercito israeliano, la famiglia non è riuscita a tornare nel suo domicilio. La furia dei coloni (solo tre dei quali sono stati arrestati) ha avuto il sopravvento.

La condanna da parte del presidente Isaac Herzog e del premier Benjamin Netanyahu non può velare il fatto che simili violenze si ripropongono ormai sistematicamente da oltre due anni – quasi sempre con la complice inerzia dell’esercito e del governo d’Israele – in un crescendo di assalti, che ha già superato i mille morti ed è finalizzato a cacciare semplicemente i palestinesi dalle loro terre.

La storia d’Italia e di Germania conosce bene simili eventi: il “biennio nero” alle origini del fascismo e la “Notte dei cristalli” al tempo dell’hitlerismo. Così come li conoscono, sotto forma di pogrom, paesi dell’Europa orientale come la Russia, la Polonia, l’Ucraina.
Che la maggioranza di governo italiana – continuando tuttora a coprire Israele rifiutando di riconoscere lo stato di Palestina e di imporre sanzioni a a Tel Aviv – pensi in questa situazione di imporre in Parlamento una legge speciale sull’antisemitismo è paradossale. Una legge contro ogni forma di razzismo esiste già: è la legge Mancino. Un insieme di norme in vigore da oltre trent’anni, che sanzionano qualsiasi azione orientata a seminare odio, discriminazione, violenza per motivazioni etniche o religiose o di identità nazionale.

L’antisemitismo è un fenomeno da contrastare e combattere sempre, che sorge dalle fogne della storia e per secoli è stato alimentato dall’antigiudaismo cristiano, ma nel momento storico attuale, agitato da suprematismi e razzismi molteplici, non si vede alcun motivo per cui un gruppo soltanto debba essere tutelato da una “legge speciale”.

L’opinione pubblica non concepisce che si possa pensare a perseguitati di serie A e vittime di serie B. Non è questa la lezione di Auschwitz e di Birkenau. Il grido “mai più” che si diffuse dopo la guerra – allorché fu evidente fa barbarie della Shoah e dei campi di concentramento – voleva certamente dire che mai più gli ebrei dovessero subire una tale sorte (e per questo generazioni di ogni credo salutarono la nascita dello stato di Israele) ma soprattutto e in maniera assoluta “mai più” significò che Nessuno, nessun popolo, nessun gruppo dovesse subire un orrore del genere.
La convenzione internazionale del 1948 “per la prevenzione e la punizione del crimine di genocidio” è rivolta a tutto il mondo, non è stata pensata per dare la precedenza ad un gruppo specifico.

D’altra parte non sfugge all’opinione pubblica che nell’attuale momento storico la parola “antisemitismo” è stata totalmente distorta e degradata dalla classe di governo israeliana, seguita – ed una constatazione storica drammatica – da larga parte della società israeliana e da settori della stessa diaspora ebraica. Si vede l’ostilità verso Israele e si chiudono gli occhi dinanzi alla carneficina attuata dall’esercito israeliano a Gaza con oltre ottantamila morti. Si chiudono gli occhi dinanzi ai crimini di guerra e contro l’umanità di cui è responsabile la leadership israeliana. Si chiudono gli occhi dinanzi all’occupazione illegale del 70 per cento della Striscia di Gaza, alla pulizia etnica in Cisgiordania e al rifiuto conclamato di permettere che anche i palestinesi abbiano il loro “focolare” statale.

Dunque si utilizzi debitamente la legge Mancino valida erga omnes, valida per combattere l’antisemitismo come l’anti-islamismo, valida per contrastare le spinte al suprematismo identitario “bianco” che sta risorgendo in Italia come in vasta parte d’Europa (per non parlare degli Stati Uniti). E’ singolare che l’attuale governo sia giustamente sensibile per una scritta sensibile che imbratta un’istituzione ebraica mentre tace assolutamente (anzi sotto sotto favorisce) sul fatto che ai credenti musulmani venga spessissimo impedito, in flagrante contrasto con la Costituzione, di avere un luogo di culto dove riunirsi.

Ai lavoratori musulmani di Monfalcone, che contribuiscono massicciamente alla cantieristica italiana, viene negata una moschea (e sono due parrocchie cattoliche a offrire spazi di preghiera). Una moschea viene negata anche a quei lavoratori musulmani che sostengono l’industria del turismo a Venezia. Stranamente questo razzismo quotidiano non tocca Palazzo Chigi.
Ma la cronaca quotidiana non perdona. Le notizie sugli eventi drammatici del volo Dubai-Tel Aviv, con il rischio del riesplodere di atti di terrorismo nei cieli ad opera di lupi solitari o gruppuscoli estremisti, sta lì a ricordare che non servono atti di distrazione di massa come il disegno di legge Gasparri-Delrio. La situazione di Terrasanta non guarirà se non si cura il cancro del conflitto israelo-palestinese e l’occupazione di Gaza, Gerusalemme Est e Cisgiordania.

Come ha ribadito il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin a New York, la situazione è talmente tragica che la soluzione dei due stati è l’unica giusta e duratura ed è l’ora di astenersi da ogni misura che “mini la sostenibilità di uno Stato palestinese”.

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