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Ultimo aggiornamento: 8:47

Travaglio smonta il ddl antisemitismo: “È un bavaglio per chi critica i governi di Israele. Legge inutile, c’è già la Mancino”. Su La7

Il direttore del Fatto: "Se Netanyahu usa metodi nazisti, perché non dovrei dirlo? istigare è già reato, predicare odio già punito"
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“Sì, ha ragione chi ritiene il ddl sull’antisemitismo un bavaglio per chi vuole criticare i governi di Israele. Come quasi tutte le leggi che si fanno da qualche anno a questa parte, è una legge totalmente inutile, perché l’antisemitismo è già punito in Italia dalla legge Mancino“. Così, a Otto e mezzo (La7), il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio risponde a Lilli Gruber in merito al disegno di legge sull’antisemitismo, approvato dal Senato il 4 marzo 2026 e prossimo all’esame della Camera con la discussione sulle linee generali fissata per venerdì 2 ottobre. Il testo adotta la definizione operativa di antisemitismo formulata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) il 26 maggio 2016, “ivi inclusi i relativi indicatori, necessari ai fini dell’applicazione della legge”.

Travaglio ricorda che la legge 205 del 1993 sanziona la propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico e l’istigazione alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Secondo il direttore, tra gli esempi IHRA recepiti dal ddl rientrano fattispecie già coperte da quella disciplina, come l’incitamento all’odio e la negazione della Shoah. Il punto contestato è un altro: “Ecco che arriviamo al bavaglio. Si legge che ‘non si potrebbe negare al popolo ebraico il diritto all’autodeterminazione, ad esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è un’impresa razzista’. Ma questo lo sostengono anche degli ebrei, come Moni Ovadia che è antisionista e rabbini ebrei antisionisti. Perché non devono poterlo dire se gli va di dirlo? Perché devono finire sotto processo o deve arrivargli la Digos in casa?“.

Ancora più grave per il direttore del Fatto è il divieto di tracciare paragoni tra l’attuale politica israeliana e quella dei nazisti: “E perché non si può? Se Netanyahu o Ben Gvir o gli altri fanatici che lo circondano adottano anche dei metodi nazisti, non tutti per fortuna perché le camere a gas ancora ce le hanno risparmiate, anche se uno voleva buttare l’atomica a Gaza (Amihai Eliyahu, allora ministro del Patrimonio nel governo Netanyahu, poi sospeso, ndr), per quale motivo io non lo posso fare se lo voglio fare? Sarà la mia opinione? Qualcun altro dirà che non è d’accordo, ma che c’entra la Digos, che c’entra il ministero dell’Interno?”.
Travaglio cita i precedenti di Germania e Regno Unito, dove l’adozione della definizione IHRA avrebbe già prodotto procedimenti amministrativi contro docenti e studenti, licenziamenti di professori, manifestazioni e conferenze annullate. Richiama il caso di Yanis Varoufakis, messo al bando e impossibilitato a entrare in Germania per un congresso palestinese a Berlino nel 2024, e quelli della relatrice speciale Onu Francesca Albanese e della filosofa ebrea statunitense Nancy Fraser.

E conclude: “Per quanto mi riguarda, ognuno deve poter dire quello che vuole. Se viola il codice penale istigando a delinquere o esaltando delitti, questo è già previsto che sia punito. Se vuole predicare razzismo, antisemitismo, islamofobie e tutte le altre fobie per altri popoli e altre religioni è già punito dalla legge Mancino. Ma che bisogno c’è di farne un’altra in un momento come questo?“.

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