Carburanti, in vigore il tetto Eni. Ma l’effetto sulla media nazionale dei prezzi è minimo. Il governo tratta con Q8: “Dal Kuwait segnali positivi”
È in vigore da stamattina alle 8 il tetto ai prezzi dei carburanti annunciato venerdì da Eni, che farà pagare nei suoi distributori un massimo di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 per il diesel. Un’iniziativa che però finora ha avuto un effetto piuttosto ridotto sul costo medio nazionale: secondo i dati resi noti dal ministero delle Imprese, oggi il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,152 euro al litro per la benzina, contro i 2,159 di ieri (-0,007 euro), e 2,369 euro al litro per il gasolio, contro i 2,377 di ieri (-0,008 euro). Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,214 euro al litro per la benzina, contro i 2,254 di ieri (-0,04 euro), e 2,420 euro al litro per il gasolio, contro i 2,459 euro di ieri. Gli impianti Eni sono 3.813 sulla rete stradale, il 18,2% del totale, e 102 in autostrada, il 23,2%. Nel frattempo, anche Ip ha iniziato ad adeguare i prezzi in centinaia di impianti, mentre Palazzo Chigi fa sapere che sono in corso attività diplomatiche per verificare la disponibilità del gruppo kuwaitiano che controlla Q8 ad aderire al tetto.
A sottolineare il mancato “effetto traino” l’Unione nazionale consumatori: “Nonostante la vasta rete di distribuzione di Eni, l’effetto sulle medie nazionali è stato decisamente ridotto. In autostrada da ieri a oggi il prezzo medio è sceso di 3,9 centesimi per il gasolio, pari a 1,95 euro per un pieno di cinquanta litri, -1,59%, mentre la benzina è diminuita di quattro centesimi, -2 euro a rifornimento, -1,77%. Nelle regioni il calo è stato ancora minore: la flessione è di meno di un centesimo per entrambi i carburanti”, afferma il presidente Massimiliano Dona. “Dovremo aspettare qualche giorno per verificare se il presumibile calo delle vendite delle altre insegne muoverà il mercato e invoglierà anche le altre compagnie a ridurre i prezzi”.
Il “tetto” di Eni ha scatenato sin dall’alba di oggi la corsa al rifornimento nelle stazioni del cane a sei zampe: a Napoli il distributore di via Cristoforo Colombo, a pochi passi dall’incrocio di via Marina ha erogato più di duemila litri di benzina in circa tre ore e mezzo. “È stato un via vai continuo”, spiega il gestore Maurizio Ferrara, attivo nel settore da circa quarant’anni, che ha esposto sulle colonnine degli erogatori della benzina i cartelli con la scritta “esaurito“. Un altro rifornimento è previsto a breve. “Un via vai del genere lo abbiamo solamente visto in occasione degli scioperi”, continua il gestore. Si registrano code anche in altri distributori che sono collocati in aree più periferiche della città.
Staffetta Quotidiana, giornale online specializzato nell’energia, segnala inoltre “grande confusione” sui prezzi per l’incastro tra il tetto imposto da Eni, e il rialzo dell’accisa sul gasolio in vigore da sabato: se da un lato benzina e gasolio risultano in calo rispetto a ieri, infatti, il gasolio è in forte aumento rispetto a venerdì. Sabato l’aliquota di accisa sul gasolio è salita di 6,1 centesimi, con un rialzo del prezzo medio rispetto a venerdì di 3,1 centesimi. Ad aumentare la confusione anche l’annuncio, arrivato domenica da parte di Ip – controllata dall’azienda azera Socar – di voler imporre a propria volta un limite ai prezzi a partire da oggi, finora però non ancora tradotto in numeri. Ip controlla il 17,3% dei distributori sulla rete stradale (3.614) e il 21,6% di quella autostradale (95). In totale, quindi, ad applicare il “tetto” nei prossimi giorni saranno oltre il 40% delle stazioni presenti in Italia.
Da Palazzo Chigi intanto fanno sapere che il governo punta ad allargare ulteriormente il fronte delle compagnie che applicano un tetto ai prezzi. A quanto si apprende, attraverso canali diplomatici si sta verificando la disponibilità del gruppo kuwaitiano che controlla Q8 in Italia a seguire lo stesso approccio adottato da Eni e Socar-Ip. Secondo fonti vicine al dossier, dal Kuwait starebbero arrivando “segnali positivi”.
A chiedere un intervento più ampio è anche Assopetroli–Assoenergia, che accoglie con favore le iniziative di Eni e Socar-Ip ma chiede che il contenimento dei prezzi venga esteso anche alle vendite all’ingrosso. Il rischio, secondo l’associazione, è che la misura resti limitata alle reti delle grandi compagnie, lasciando fuori sia settori produttivi come autotrasporto, industria, agricoltura, pesca e cantieri, sia la distribuzione indipendente, che rappresenta oltre un terzo della rete italiana. “Una misura positiva per i consumatori, se applicata soltanto a una parte del mercato, rischia di creare uno squilibrio competitivo incolmabile”, avverte il presidente Andrea Rossetti, chiedendo al governo di aprire un confronto con l’intera filiera.
Anche Michele Marsiglia, presidente Federpetroli, ha commentato il primo giorno di tetto ai prezzi: “A parte qualche adesione sporadica, le pompe bianche indipendenti in larga parte non aderiscono al price-cap Eni“. Secondo Marsiglia, le pompe bianche “non hanno i margini“. In ogni caso, prosegue, “la giornata è andata benissimo. Gli erogati sono balzati a tre volte quelli di una giornata normale. Il problema è che c’è il rischio che gli impianti restino senza carburante“.
In Sicilia, intanto, il comitato autotrasportatori annuncia uno sciopero di cinque giorni: “Non avendo avuto nessun riscontro da parte del governo nazionale alla nostra richiesta di intervento sul caro carburante e nessuna notizia relativa ai pagamenti del Sea Modal Shift, il Comitato autotrasportatori siciliani ha proclamato il fermo dei trasporti e non movimenterà i propri semirimorchi nei porti della Sicilia a partire delle 00.01 del 16 ottobre per cinque giorni fino alla mezzanotte del 20 ottobre. Rimarremo fermi con i nostri camion nei nostri piazzali fino a quando il governo non ci darà delle risposte”, comunica il coordinatore Salvatore Bella.