Benzinai sulle barricate per il tetto al prezzo del carburante: “Si applichi anche alle vendite all’ingrosso”
“Siamo favorevoli a un price cap sul prezzo dei carburanti, ma dobbiamo evidenziare che c’è una parte della rete che non sarà in grado di competere” con l’iniziativa di Eni e Ip. Lo ha detto il presidente nazionale Figisc Confcommercio, Bruno Bearzi, all’Ansa al termine del consiglio nazionale urgente convocato per lunedì 28 settembre. Bearzi si unisce quindi alla proposta di Assopetroli-Assoenergia per estendere la calmierazione dei prezzi alle vendite all’ingrosso in modo di “garantire condizioni eque alle imprese”.
Bearzi spiega che Eni ha previsto ristori di 1.500 euro per i gestori terzi delle stazioni di servizio di proprietà del gruppo mentre per Ip non è stato necessario un meccanismo di compensazione perché il contratto prevede un margine intangibile per i gestori. “Chiederemo a Eni se è possibile aumentare questa quota di ristoro, che può coprire forse chi aveva fino a 10mila litri di carburante nelle cisterne. Ma molti gestori ne hanno molto di più”, spiega. Quanto alla prima giornata dell’iniziativa di Eni e Ip, il presidente di Figisc osserva che “le code ci sono state, ma solo in alcuni casi i distributori hanno esaurito il carburante e vuol dire che ne avevano troppo poco già ieri. Se i problemi ci saranno sulla logistica, lo vedremo nei prossimi giorni”.
In una nota, poi, l’associazione ha fatto sapere di essere ovviamente favorevole alle iniziative che aiutano le famiglie italiane a sostenere il costo dei carburanti, “ma chiede al Governo una convocazione urgente dei gestori per valutare le tutele economiche necessarie affinché queste iniziative siano sostenibili per tutte le imprese della filiera”. Qualsiasi intervento sulla rete carburanti, sottolineano i gestori, “deve tenere conto delle condizioni di migliaia di piccole e medie imprese che, da Aosta a Trapani, spesso 24 ore su 24, assicurano il servizio ai cittadini e rappresentano un presidio essenziale sul territorio. Per questo Figisc chiede che, nella definizione delle misure, sia coinvolta anche la categoria”.
Del resto la Figisc non aveva fatto mistero di ritenere l’operazione Eni-Ip foriera di uno “svantaggio competivo“, con il presidente nazionale che a Repubblica ha parlato di “concorrenza sleale“, con un malcelato riferimento all’Antitrust che potrebbe essere chiamato in casusa. Già in occasione dello “sconto Eni”, l’associazione a livello nazionale aveva duramente commentato l’operazione. “Ora è l’Azienda pubblica a togliere le castagne dal fuoco al posto dello Stato, sulla scia di quanto TotalEnergies ha fatto in Francia (Stato che, per inciso, non ha ridotto le accise – 0,690 €/lt per la benzina e 0,607 per il gasolio, non proprio modeste – in questa crisi), acquisendo così volumi di vendite (tornano alla mente gli “scontoni” dei week end estivi del 2012), gratitudine e meriti e, come sottoprodotto dell’operazione, mettendo all’angolo la discussione, peraltro spesso di facile presa demagogica, sulla tassazione dei sovraprofitti”, si legge in una nota del 26 settembre.
Figisc riconosce che l’operazione Eni “può dare parziale sollievo ai consumatori stremati dall’escursione dei prezzi – sempre che continui ad essere sostenibile nel medio periodo rispetto alle incognite del mercato internazionale”, tuttavia, sottolineava l’associazione ancora sabato 26, “ha l’effetto di sconvolgere il mercato della distribuzione: vi è chi ha subito sostenuto che si tratta di una operazione attuata in forza di una posizione dominante, di dumping e concorrenza sleale. E se questo ha senso per una buona parte della rete distributiva, fatta ormai da tanti operatori indipendenti che dovranno subire la concorrenza senza avere possibilità alcuna di rintuzzarla, la questione è anche: che faranno le altre major petrolifere, nuove e vecchie, presenti sul nostro mercato, spiazzate dalla mossa dell’Azienda di Stato?”. La prima risposta l’ha data Ip mettendosi in scia a Eni. Il resto è ancora da vedere.