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“C’era già un accordo per portare Antonelli in Ferrari, ma Maurizio Arrivabene disse ‘no’”: la rivelazione di Montezemolo

L'ex presidente della "Rossa" ha svelato un retroscena sul 20enne italiano che sta dominando il Mondiale di Formula 1 a bordo della Mercedes
“C’era già un accordo per portare Antonelli in Ferrari, ma Maurizio Arrivabene disse ‘no’”: la rivelazione di Montezemolo
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“Michael Schumacher? Era il numero uno, come Niki Lauda e Fernando Alonso. I tre migliori che ho avuto, senza dubbio. E poi c’era un certo Ayrton Senna, il mio ‘sogno proibito’”. In una lunga intervista con gli spagnoli di AS, l’ex presidente Ferrari Luca Cordero di Montezemolo riavvolge il nastro della sua vita a Maranello e, in poche parole, riporta la Formula 1 all’epoca dei grandi campioni, delle vittorie e di una Rossa capace di imporsi sul mondo. Inevitabile i ricordi del passato, soprattutto ripensando al leggendario campione di Kerpen, che con il Cavallino si prese cinque titoli Piloti: “Gli voglio un bene enorme, come il campione che è stato — racconta — Era molto legato al team, per nulla individualista. Se vinceva o perdeva, era sempre con la Ferrari. Non dava la colpa alla scuderia”. E poi, quella frase che riassume un’epoca: “Mi manca, mi mancano anche le vittorie della Ferrari”.

Poi è tempo di arrivare al rimpianto più grande. Ayrton Senna e quella possibilità mai diventata realtà: “Voleva venire alla Ferrari, e noi volevamo ingaggiarlo — racconta — Era il mio sogno proibito. Per fortuna abbiamo potuto goderci Schumi, il migliore di sempre”. Il presente, invece, è molto più complicato. Se per Montezemolo il più forte di tutti “è Max Verstappen”, la Ferrari di oggi viene vista con la preoccupazione del tifoso, prima ancora che del dirigente che fu: “Oggi non vince, ma non è nemmeno competitiva”. E il problema, secondo lui, non riguarda soltanto la macchina o i piloti: “In F1 bisogna avere un’organizzazione perfetta e un leader forte — commenta — Enzo Ferrari è stato il top di sempre, ma quando ero lì al mio fianco emergeva Jean Todt (ex team principal). Oggi, visto dall’esterno, credo che manchi leadership. È qualcosa di lampante”.

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