“Ho tifato per Alvini perché il nostro calcio è rappresentato più dal Frosinone che dal Como”: parla Baldini
“Io non ho niente contro il Como ma ho fatto il tifo per Alvini, perché il nostro calcio è rappresentato più dal Frosinone che dal Como“. Silvio Baldini non è mai banale nelle sue conferenze stampa e non lo è stato nemmeno nella prima di questa sosta, dal Cpo di Tirrenia, dove gli azzurrini stanno preparando le sfide di qualificazione agli Europei di categoria con Armenia e Polonia, in programma l’1 e il 5 ottobre. Il tecnico dell’Italia Under 21 è tornato a guidare la nazionale giovanile dopo le due amichevoli di giugno in cui ha guidato la nazionale maggiore prima dell’elezione di Giovanni Malagò a presidente della Figc e di conseguenza prima della scelta del nuovo commissario tecnico, poi individuato in Roberto Mancini.
“Alvini è una storia bellissima, dagli amatori alla serie A, vuol dire che ha un percorso importante. Al di là di quello, il Frosinone sta vincendo tramite il gioco, e tra l’altro affrontavano la miglior squadra della A per gioco”, ha spiegato Baldini, elogiando il lavoro del tecnico che con il club frusinate ha raccolto 10 punti nelle prime 5 giornate di Serie A, grazie a 3 vittorie, un pareggio e una sconfitta. L’ultimo successo è arrivato contro il Como di Fabregas, tra le realtà più apprezzate in Italia: “Io non ho niente contro il Como ma ho fatto il tifo per Alvini, perché il nostro calcio è rappresentato più dal Frosinone che dal Como”, ha spiegato Baldini, non spiegandone i motivi, però facilmente intuibili. Erano sette gli italiani in campo nel club giallazzurro (tra cui il portiere Palmisani, eroe nel 2-0 finale), mentre zero nel Como, con Fabregas che nel secondo tempo ha inserito Moise Kean e Samuele Ricci.
E per chiudere un ulteriore messaggio su quanto Baldini creda nei giovani: “Penso che l’Under 21 sia stata una bella vetrina per questi ragazzi, le società hanno potuto capire che i giovani sono una risorsa, non un problema. Se segui i giovani, hai gente che porta entusiasmo, sogni, e hanno un futuro migliore di quelli attempati. A una certa età, 30–32 anni, questo mestiere lo puoi fare bene ma non con l’entusiasmo di un ventenne. Poi ci sono le eccezioni, ma normalmente uno si adagia. Vedere questi ragazzi che possono dimostrare il loro valore è una grande soddisfazione”, ha concluso il commissario tecnico della nazionale under 21.