“È necessario introdurre un reddito di base incondizionato in Italia, contro il dilagare delle diseguaglianze, per far fronte alla presenza sempre più massiccia della tecnologia nel mondo del lavoro al posto della manodopera umana e per sostenere la transizione ecologica”. Questo l’appello lanciato, nel corso di una conferenza stampa alla sala Isma del Senato, dall’associazione RED Reddito Europa Diritti. Destinatarie, le forze politiche del cosiddetto campo largo, in vista della costruzione del programma di coalizione.
In occasione dell’iniziativa, lanciata da RED insieme alla Rete dei numeri pari e organizzata nell’ambito della 19esima Settimana internazionale per il reddito di base, è stata presentata la nuova Iniziativa dei Cittadini Europei per il Reddito di Base Incondizionato (ICE), registrata il 7 luglio 2026 dalla Commissione Europea, il cui promotore per l’Italia sarà il presidente di RED, Michele Gianella. L’obiettivo è raccogliere, in un anno a partire dal 4 gennaio 2027, un milione di sottoscrizioni in almeno 7 Paesi membri (con diversi quorum: per l’Italia circa 53mila firme) perché la Commissione Ue valuti la proposta legislativa in materia. In Italia, proprio RED, Rete dei Numeri Pari e BIN Italia hanno già annunciato il loro impegno per dare la massima diffusione dell’ICE e alla raccolta firme, in attesa del sostegno eventuale dei partiti politici.
Non è la prima volta che si tenta la strada delle sottoscrizioni. Già due tentativi sono falliti negli scorsi anni perché il quorum e i requisiti richiesti non sono stati raggiunti. Ora il nuovo tentativo, da inizio 2027, con le associazioni convinte che le condizioni siano cambiate, al di là degli scenari legati all’economia di guerra e alla crescita delle destre nazionaliste: “C’è maggiore conoscenza rispetto a questo strumento di democrazia diretta tra i cittadini dei paesi Ue, altre petizioni in altri ambiti hanno già avuto successo. E in diversi Paesi, dagli Stati Uniti all’India, fino alla Cina, sono state portate avanti sperimentazioni sul reddito di base”. Per questo l’appello è rivolto ai partiti progressisti italiani affinché sostengano l’iniziativa e inseriscano il reddito di base nel loro programma di coalizione.
Eppure, al di là degli inviti recapitati ai singoli esponenti delle opposizioni e alla sala del Senato prenotata grazie al capogruppo del Misto-Avs, Giuseppe De Cristofaro, nessun esponente del cosiddetto ‘campo largo’ ha alla fine partecipato alla conferenza: “Scarso coraggio? Magari c’è un certo timore o titubanza nel voler affrontare in campagna elettorale dei temi che sono stati molto scottanti nelle scorse elezioni politiche. Ma non se ne esce. Noi continueremo a chiamare la politica ai propri compiti. Perché siamo stufi di assistere a misure che sono solamente dei regali a chi già ha abbastanza, al riarmo, alle aziende che fanno profitto sulla pelle delle persone”, ha rivendicato Elena Mazzoni, coordinatrice della Rete dei numeri pari. Non senza contestare il governo: “Le misure di cui i cittadini e le cittadine hanno bisogno non sono quelle acchiappa voti, come la sospensione del bollo auto per il 2027. Servono misure strutturali, in grado di garantire una vita, un lavoro e dei salari dignitosi. Perché il reddito di base non deve essere alternativo, ma è una misura integrativa”.
Rispetto alla posizione delle forze progressiste, per Gianella gli elettori sono più avanti rispetto ai partiti: “Esiste una base elettorale in tutti questi partiti, quindi sia in Avs che nei 5 Stelle che nel PD, che si è dimostrata fin da subito immediatamente ricettiva. Il reddito di base universale è addirittura già nel programma di Alleanza Verdi-Sinistra ed è emerso prepotentemente anche in Decidiamo, la loro piattaforma di raccolta di idee dal basso. Così come in quella di Nova per il M5s, dove era tra i temi discussi (anche se nei 20 punti del programma che saranno votati dagli iscritti M5s si parla soltanto di ‘Reddito 2.0, prevedendo la “revisione integrale dell’Assegno di inclusione (Adi) e del Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl) per colmarne carenze e inefficienze”, ndr)”. Per Gianella, invece, serve maggiore coraggio dai leader: “Abbiamo ricevuto sostegno da singoli parlamentari ed europarlamentari, ma i vertici sembrano ancora troppo timidi a farne la loro politica di bandiera”.
Già lo scorso anno RED aveva presentato alla Camera dei deputati una nuova proposta per il reddito di base incondizionato, con tanto di importi, fasi di attuazione, coperture potenziali, possibili percettori e modalità di gestione. “Abbiamo sempre chiesto l’erogazione di diversi redditi di base incondizionati all’interno dell’Unione Europea perché l’UE è una comunità molto grande e almeno per il momento ancora molto poco omogenea. La grandezza indicativa che noi abbiamo sempre cercato di chiedere alla Commissione Europea è pari a circa il 70-80% del reddito mediano del Paese in cui questo reddito verrebbe erogato. Per l’Italia siamo quindi circa dai 700 ai 900 euro“, ha precisato Gianella.
Certo, resta il nodo delle coperture: “Si possono trovare a partire dallo sfoltimento di tutti i sussidi parziali, di categoria, oltre che dalla tassazione di quelle attività socialmente dannose o nocive, pensiamo alla Carbon Tax sulle emissioni, alla Digital Tax o alla Tobin Tax sulle transazioni finanziarie”. E magari spingendo gli stessi partiti progressisti, Pd e M5s su tutti, verso posizioni più coraggiose sul tema della tassazione dei grandi patrimoni. Storico tabù a destra, ma non solo.
Intanto l’obiettivo è riaprire il dibattito, in vista della raccolta firme su un tema mai così centrale: secondo rilevazioni Eurostat del 2025, nell’Unione Europea vivono circa 92,7 milioni di persone a rischio di povertà o esclusione sociale, pari al 20,9% della popolazione totale, con l’Italia (22,6%) sopra la media.