Doppio debutto per The Cal: la prima volta in India, per la prima volta porta doppia firma, del norvegese Sølve Sundsbø e del maestro indiano Raghu Rai
L’India: da viaggio “spirituale” di formazione a meta glamour per il lancio del lancio del Calendario 2027. L’India é uno stato d’animo, mette radicalmente in discussione le certezze occidentali, travolge i sensi, si inverte la scala dei valori, ci costringe a un profondo esame di coscienza. L’India dai contrasti estremi: bellezza e disperata povertà convivono ovunque, si azzerano le sovrastrutture mentali e mostrano la fragilità delle cose terrene. Se da noi si vive tragicamente l’assenza di un senso (Umberto Galimberti docet ) nel paese più popoloso al mondo, per un 1,4 miliardi di persone ogni cosa è illuminata, ogni piccola cosa ha un senso.
Per raccontare l’India nella sua immensità non bastava l’occhio di uno solo anche se si trattava di Solve Sundsbo, celebre fotografo e regista norvegese, arcinoto a livello internazionale per quella sua estetica visionaria e d’avanguardia nella fotografia di moda e d’arte con uso innovativo della tecnologia. Ha lavorato per le più importanti case di moda, tra cui Chanel, Prada, Gucci, Hermès e Alexander McQueen, creando un mondo onirico, sensuale e misterioso. Sundsbø ha firmato il Calendario Pirelli 2026 intitolato “Elements” dove ha trasformato i quattro elementi naturali in archetipi visivi, ispirandosi a maestri della pittura come Botticelli e Turner. Per una narrazione della millenaria ricchezza culturale, nella sua diversità e complessità ci voleva anche lo sguardo del maestro indiano Raghu Rai, in dialogo due prospettive artistiche differenti, una occidentale e una profondamente radicata nella realtà indiana. Rai, Il padre della fotografia indiana contemporanea, un pioniere del fotogiornalsimo come lo é stato Cartier Bresson di cui é stato allievo. Che si tratti di fotografare l’uomo comune, Madre Teresa in preghiera o Indira Gandhi devo rimanere me stesso, un essere umano sensibile e responsabile, era il suo mantra.

Nel 1980 Rai era diventato direttore della fotografia per «India Today», la principale rivista di attualità. Il 3 dicembre 1984 una fuga di isocianato di metile dalla fabbrica di pesticidi della Union Carbide a Bhopal avvelenò mezzo milione di persone, causando 25mila vittime. Le immagini del reportage di Rai su quella spaventosa catastrofe hanno fatto il giro del mondo. Uno degli scatti più strazianti è «Burial of an Unknown Child» (1984), che mostra un bambino morto, semisepolto dalle macerie, la mano del padre che gli accarezza teneramente la testa. Un’immagine che divenne il simbolo del (fino ad allora) più grande disastro industriale della storia. Le foto di Raghu non sono da effetti speciali creati al computer ma parlano direttamente alla pancia della gente.
Raghu Rai muore inaspettatamente lo scorso aprile e il progetto è stato portato a termine dalla figlia Avani Rai, anche lei fotografa di fama internazionale, che ha raccolto l’eredità artistica del padre completandone la Visione. Ecco che allora il Calendario Pirelli di fatto porta tre firme. Se Sundsbø ha concentrato il proprio lavoro soprattutto sui ritratti, Avani Rai ha sviluppato il concept del padre spostandolo dagli studi fotografici alle strade dell’India, infilando l’obiettivo nel ventre caldo del paese. Un Calendario spettacolare che si annuncia più cult delle precedenti edizioni. Altrettanto spettacolare sarà la cornice per i due eventi a New Delhi: un cocktail dinner al monumentale Safdarjung Tomb e il Gala dinner al Luxury Hotel Imperial, in stile vittoriano/coloniale per viaggiatori di lusso. Impeccabile anfitrione, The President Marco Tronchetti Provera, a ricevere il bel mondo da ogni dove. Per rispetto alla religione musulmana non sono serviti alcolici. Farà bene allo “spirito” .