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Cronaca

Ultimo aggiornamento: 14:58

Rabbino aggredito a Milano, il fratello del 20enne arrestato: “Nessuna violenza, ci filmava ma pensavamo fosse un scherzo. Guardate i video”

Lo studente 21enne Battar Z. racconta la sua versione dei fatti: "Nessun pugno. Ci accusano di essere razzisti, ma siamo i primi che sappiamo cosa vuol dire essere diversi. Non odiamo nessuno"
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“Non siamo razzisti, non odiamo nessuno e non abbiamo aggredito nessuno”. Lo afferma Battar Z., 21 anni, studenti di ingegneria di origine tunisina ma nato a Como, fratello del giovane arrestato ieri con l’accusa di aver aggredito il rabbino 60enne Davia Mizrai Shalom, responsabile della sinagoga a Primaticcio, a Milano. In attesa dell’udienza per direttissima del fratello (20 anni) che deve rispondere di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale e religiosa, il giovane ha raccontato la sua versione dei fatti che sono avvenuti nel pomeriggio di ieri, martedì 16 settembre. Si trovava in compagnia di un amico e del fratello, a pochi passi dalla fermata dell’autobus in zona Bande Nere. “Stavamo facendo dei video su Tik Tok, quando arriva questo signore che non hai mai parlato. Ha fatto solo una specie di sbuffo, come di critica. A quel punto il mio amico gli dice sarcasticamente: “Scusami non volevo”. Io ho visto che aveva la kippah e il vestito tradizionale, ma non ci ho nemmeno fatto caso perché non è un problema verso come di critica. Non c’è stato nessuno scambio verbale, lui ha preso il cellulare e ha iniziato a riprenderci” ha spiegato ancora ai giornalisti. “Il mio amico gli ha preso per scherzo il cappello, lo ha indossato e gli ha chiesto: “Come mi sta?”. Poi lo ha restituito. Lui rideva e anche noi pensavamo che avrebbe pubblicato quel video per gioco, ma quando continuava a riprenderci allora mio fratello gli ha fatto una sorta di sgambetto alle spalle, un modo per fargli perdere l’equilibrio, ma lui non è caduto e non era quella la nostra intenzione. Mio fratello voleva solo che ci lasciasse in pace, tanto che poi ci siamo allontanati“, spiega.

Nessun pugno, nessuna violenza. Ci accusano di essere razzisti, ma siamo i primi che sappiamo cosa vuol dire essere diversi. A me non interessa che sia ebreo, io vedevo solo un telefono che ci riprendeva senza un motivo. Se avessi la possibilità di incontrare quell’uomo gli stringerei la mano perché io non odio nessuno” ha rimarcato il giovane studente residente nel Lodigiano, volontario della Protezione Civile, indagato come il fratello e ora colpito da un foglio di via di un anno da Milano. Nel provvedimento del questore si parla di “brutale violenza” e di un atteggiamento che causa “un diffuso allarme sociale”. La versione dello studente, però, differisce. “Non ho colpito nessuno, io non ho fatto niente. Quando non trovavo più mio fratello, mi ero allontanato con il mio amico per prendere una bibita, mi sono spaventato e quando ho visto lui e la polizia mi sono avvicinato, non sono scappato. Solo quando ci hanno portato in Questura ci hanno detto di cosa ci accusavano, ma noi non odiamo nessuno”.

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