“È il segreto di Pulcinella”, così alcuni agricoltori della Lomellina vendevano come bio il riso coltivato con pesticidi e fitofarmaci
Era “il segreto di Pulcinella”. Riso venduto come bio, ma coltivato utilizzando pesticidi, fitofarmaci e anche concimi vietati. Un business di una manciata di agricoltori della Lomellina (Pavia) a cui oggi è stato notificato il sequestro in totale per 10 milioni di euro come profitto di una frode andata avanti, in alcuni casi, dal 2018 come ricostruito dagli investigatori.
Il sospetto era nato da un numero che, nei documenti dell’indagine, torna più volte: 7,5 tonnellate di risone per ettaro. Una resa dichiarata come biologica da diverse aziende agricole e considerata anomala rispetto alle circa 4 tonnellate per ettaro indicate come valore medio per le coltivazioni condotte senza concimi e fitofarmaci chimici di sintesi. È sproporzione, insieme alle segnalazioni di FederBio sui volumi commercializzati, che ha innescato l’indagine condotta da Guardia di finanza e Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agro-alimentari, coordinata dal pm di Pavia Alberto Palermo. E così oggi le Fiamme gialle hanno eseguito un sequestro preventivo finalizzato alla confisca firmato dal giudice per le indagini preliminari. Oltre 10 milioni, appunto, considerati il profitto dei reati di frode nell’esercizio del commercio e di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche
Secondo la ricostruzione investigativa, il meccanismo sarebbe stato semplice nella struttura e articolato nell’esecuzione: coltivazioni dichiarate biologiche, ma trattate con prodotti non ammessi dal disciplinare bio e in alcuni casi in agricoltura; rese conseguentemente più elevate; riso commercializzato con la certificazione biologica e quindi a un prezzo superiore; accesso ai contributi destinati all’agricoltura biologica. Gli investigatori contestano inoltre incongruenze tra i dati contenuti nei PAPV, i Programmi annuali delle produzioni vegetali, e quelli comunicati all’Ente Nazionale Risi.
Un quadro che si è consolidato con le intercettazioni. Gli ascolti, attivati nel periodo della preparazione dei terreni, della semina e della germinazione, avrebbero consentito di registrare ordini per l’acquisto e l’impiego di pesticidi, fitofarmaci e concimi vietati. Poi sono arrivate le perquisizioni: prodotti ancora nelle confezioni originali, contenitori vuoti e documentazione contabile ed extracontabile sono stati sequestrati.
“Il segreto di Pulcinella”
Uno dei passaggi più significativi dell’inchiesta riguarda un’azienda di Boffalora di Mede che risulta formalmente certificata come esclusivamente biologica. Durante la perquisizione del 22 giugno 2023 sarebbero stati trovati diversi prodotti non consentiti, tra cui Basagran, Orizypir, Lumax, Dash-HC, Devin, Bentador e altri formulati, oltre a taniche e fusti vuoti. Negli atti si legge inoltre che chi gestisce avrebbe dichiarato che quei prodotti venivano utilizzati dall’azienda, pur essendo stati reperiti attraverso canali non ufficiali. Ma è soprattutto nelle telefonate successive alla perquisizione che, secondo gli investigatori, emerge la consapevolezza del sistema. Un’indagata avrebbe osservato che i diserbanti potevano essere individuati anche attraverso le analisi delle piante, non soltanto quando venivano materialmente trovati nei magazzini. In un’altra conversazione avrebbe definito il ricorso al diserbo nel biologico il “segreto di Pulcinella”, sostenendo che fosse una pratica normale perché, a suo dire, nessuno coltivava il riso biologico regolarmente.
Non si trattava, secondo la ricostruzione accusatoria, soltanto di riso. Le conversazioni avrebbero riguardato anche trattamenti sul mais e sulle infestanti a foglia larga e stretta. Gli investigatori hanno inoltre rilevato difformità tra le superfici e le colture riportate nei documenti ufficiali e quelle che emergevano dagli accertamenti.
L’agenda del 2018
Un’altra posizione centrale un’azienda certificata biologica dal 2015 fino al recesso del luglio 2023. Nei PAPV l’azienda aveva indicato rese di riso biologico fino a 6-6,5 tonnellate per ettaro nel 2020 e, negli anni successivi, secondo gli atti, avrebbe raggiunto in alcuni casi oltre 8 tonnellate per ettaro. Durante la perquisizione del 22 giugno 2023 sarebbe comparsa una traccia particolarmente significativa: un’agenda nera del 2018, con annotazioni a partire dal 21 maggio di quell’anno. Vi erano riportati trattamenti diserbanti e concimazioni, compresa l’urea e il prodotto 23 0 30. Gli investigatori hanno confrontato quelle annotazioni con i prodotti successivamente rinvenuti e sequestrati, tra cui Aura, Dash, Basagran, Beyond e Urea.
La documentazione, secondo gli atti, avrebbe quindi consentito di retrodatare la presunta pratica illecita almeno al 2018. E le intercettazioni del 2023 avrebbero mostrato che il comportamento non si sarebbe interrotto: Uno degli indagati avrebbe discusso con interlocutori diversi dei prodotti da utilizzare, delle quantità e dei trattamenti da effettuare. In una conversazione dell’11 giugno avrebbe anche organizzato un intervento di diserbo sulla soia.
Il giorno delle perquisizioni: “L’armadietto non si deve aprire”
È però nelle ore delle perquisizioni che le intercettazioni raccolte dagli investigatori assumono, nella ricostruzione della Procura, un peso specifico. La documentazione sequestrata il 22 e il 27 giugno 2023 avrebbe consentito di ricostruire, campo per campo, trattamenti con diserbanti e concimi non consentiti effettuati tra il 2021 e il 2023. Gli appunti indicavano il nome del terreno, la superficie, la data del trattamento, il prodotto e il quantitativo utilizzato.
Tra i documenti sarebbe comparso anche un elenco delle giacenze di fitofarmaci aggiornato al 28 febbraio 2023, con l’indicazione dei luoghi in cui i prodotti erano conservati. Parte di questa documentazione era custodita nell’armadietto di un operaio. Ed è proprio quell’armadietto a diventare protagonista delle conversazioni captate durante l’intervento. Un indagato chiede di togliere e portare via gli appunti che aveva raccolto dai trattori.
Per gli investigatori, il contenuto dell’armadietto era particolarmente rilevante perché avrebbe permesso di collegare gli appunti extracontabili alle singole particelle catastali e quindi ai terreni ufficialmente dichiarati biologici. Il punto di raccordo tra le intercettazioni e gli accertamenti tecnici è rappresentato dalle analisi sui campioni prelevati nei campi.
Le analisi
Alcuni i campioni di riso dichiarato biologico avrebbero mostrato concentrazioni di Pendimethalin superiori al limite previsto per le contaminazioni accidentali. Altri campioni avrebbero evidenziato Imazamox e MCPA. In un’azienda cooperativa, dichiarata interamente biologica, sarebbero stati trovati Tritosulfuron e Pendimethalin. I risultati, secondo la Procura, trovavano un ulteriore riscontro nei prodotti sequestrati durante le perquisizioni: formulati commerciali a base degli stessi principi attivi, tra cui Stomp Aqua e Domitrel 400 CS per il Pendimethalin, Tooler per il Tritosulfuron e Beyond Plus per l’Imazamox.
In alcuni casi gli esami avrebbero evidenziato anche una difformità tra la varietà di riso dichiarata e quella effettivamente riscontrata. Gli atti, tuttavia, riportano anche campioni risultati conformi: in un caso ad esempio, due campioni di Ecco 63 analizzati nel gennaio 2024 risultavano rispettare la normativa. È proprio l’incrocio tra questi diversi elementi — analisi scientifiche, documenti ufficiali, fatture, appunti e intercettazioni — a costituire, secondo gli investigatori, la struttura probatoria dell’inchiesta.
Il prezzo del “bio”
Il profitto contestato non deriva soltanto dal prezzo più elevato del riso biologico. Gli investigatori lo hanno calcolato, per la frode in commercio, mettendo a confronto quanto incassato dalle aziende per il prodotto venduto come biologico e quanto avrebbero ricavato dalla vendita dello stesso prodotto come convenzionale, utilizzando come riferimento le quotazioni dei mercati agricoli. A questo si aggiungono, per le posizioni interessate, i contributi pubblici percepiti attraverso le misure per l’agricoltura biologica. Nel complesso, secondo quanto comunicato dalla Procura e dagli investigatori, il sequestro preventivo finalizzato alla confisca arriva a oltre 10 milioni di euro, a fronte di un profitto ritenuto riconducibile alla vendita di circa 40 mila tonnellate di riso come biologico, per oltre 9,8 milioni di euro, e alla percezione di circa 400 mila euro di contributi pubblici.
Un sistema
L’indagine non riguarda una sola impresa. Gli atti descrivono dieci gruppi aziendali, comprendenti società e ditte individuali riconducibili a cinque famiglie e almeno quattro posizioni individuali. Gli atti ipotizzano inoltre che le condotte degli agricoltori siano state favorite dalla compiacenza di soggetti incaricati dei controlli e delle certificazioni, posizione che viene indicata come oggetto di un procedimento separato. Dopo le attività investigative, diverse aziende hanno comunicato il recesso dal regime biologico.
“Ringrazio la Procura della Repubblica, l’Ispettorato Icqrf e la Guardia di Finanza per l’operazione condotta a Pavia, che ha portato al sequestro di oltre 10 milioni di euro nell’ambito di un’indagine su una frode nel settore del riso biologico e su indebite percezioni di fondi comunitari Pac. La stragrande maggioranza dei produttori di riso in Italia – dichiara il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida – lavora ogni giorno con serietà e nel rispetto delle regole. Quando emergono episodi di irregolarità, i numerosi controlli lungo la filiera e il coordinamento garantito dalla legge sulla tutela agroalimentare e dalla Cabina di regia consentono di intervenire prontamente. È un lavoro di squadra che tutela chi acquista e, allo stesso tempo, difende i tanti produttori onesti”.