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Ultimo aggiornamento: 16:44

Gratteri a La7: “L’arroganza non paga ma la politica non ha imparato la lezione del referendum e continua ad attaccare la magistratura”

"Continuare a criticare le decisioni dei giudici finisce per minare la fiducia dei cittadini". La denuncia del magistrato
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Il risultato referendario non ha insegnato nulla alla politica: l’arroganza non paga e i problemi di uno Stato non si risolvono caricando la colpa sugli altri“. Con queste parole il procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, ospite di DiMartedì, su La7, smentisce che dopo il referendum sulla giustizia si sia ricomposta la frattura tra politica e magistratura.
“È continuato come se nulla fosse accaduto – aggiunge Gratteri – Ma la magistratura non può essere attaccata perché fa comodo”.

Il magistrato richiama due vicende finite al centro della polemica politica: il caso della famiglia del bosco e quello del gioielliere Mario Roggero. Riguardo alla prima vicenda, osserva: “Secondo certa politica la colpa era dei magistrati, ma non si ricordano, o non sanno, che in Italia la responsabilità genitoriale è stata tolta per 25mila bambini. Perché si sono fissati proprio su quei bambini nel bosco?”.
Circa il caso Roggero, sottolinea: “Perché hanno detto alla gente che il gioielliere Roggero ha fatto bene ad ammazzare e che la sua era legittima difesa? Non lo è affatto. Si fa capire alla gente che i magistrati hanno sbagliato ed esagerato. In realtà, in quel caso i magistrati hanno applicato il minimo della pena: sotto i 14 anni non si poteva scendere. Non si può dire che sia colpa dei giudici: i magistrati hanno applicato la legge“.

A Giovanni Floris, che gli chiede perché la politica attacchi la magistratura, Gratteri risponde: “Perché deve dare la colpa agli altri di ciò che non funziona. Se, per esempio, ci sono i maranza per le strade di Milano, secondo certi politici la colpa è dei magistrati, non di chi non ha saputo gestire l’ordine pubblico o di chi non ha saputo scrivere le leggi. Qui ogni due mesi si esce con un decreto sicurezza, eppure i problemi restano, perché si aumenta di un anno il massimo della pena e si parla di “giro di vite””.

E aggiunge: “Se il minimo della pena resta sotto i quattro anni, non si dà la possibilità di fare intercettazioni e non si consente l’arresto: la colpa non è del magistrato, è di chi scrive le norme. Abbiamo visto che questo pullulare di nuovi reati non ha portato a nulla. Non serve creare nuovi reati: sarebbe più importante una rilettura del codice di procedura penale. Io dico: fermiamoci, non andiamo avanti con queste riforme, perché ogni volta che questo governo fa riforme smonta pezzi del codice“.
Alla domanda se si intenda delegittimare la magistratura, Gratteri è tranchant: “Continuando a criticare la magistratura, le sue scelte e le sue interpretazioni della norma, certo che la magistratura viene delegittimata e indebolita. Non si capisce che questo induce i cittadini a non avere fiducia nella magistratura, che è un potere dello Stato“.

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