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Ultimo aggiornamento: 13:04

Travaglio a La7: “Grillo vuole fondare un nuovo partito? Non capisco dove creda di andare. Non ha elettori, né candidati, né soldi”

"Ha definito Draghi un grillino e Cingolani un turbo-grillino. E ora vorrebbe incarnare l’opposizione?". L'affondo del direttore del Fatto
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Non è Conte che ha fatto fuori Grillo, Grillo si è fatto fuori da solo“. Il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, commenta così nella prima puntata stagionale di Otto e mezzo (La7) l’ipotesi che Beppe Grillo stia pensando a un nuovo soggetto politico, anche in risposta alla sua estromissione dal M5s.
Alla domanda di Lilli Gruber sulla possibilità che il comico genovese voglia fondare un nuovo partito, Travaglio risponde di non sapere se il progetto sia reale: “Non so se Grillo voglia davvero dare vita a un nuovo movimento, ma, se davvero ci sta pensando, non so dove crede di andare“.

Il direttore del Fatto ricostruisce il percorso recente del M5s e sottolinea che oggi è Giuseppe Conte a guidare il Movimento che Grillo “aveva distrutto portandolo nel governo Draghi“. Una scelta che Travaglio inserisce anche in un quadro politico più ampio: “L’Europa è governata in questo momento dai popolari, dai socialisti, dai liberali e da un pezzo dei conservatori, cioè da una ammucchiata. In Germania c’è una ammucchiata con i popolari, la Cdu e i socialisti e quindi chi vuole contestare quelle politiche non trova altro. Le ammucchiate portano male, portano estremismo perché, se non c’è l’opposizione tradizionale, ne nasce un’altra”.

Secondo Travaglio, tuttavia, Grillo non avrebbe le caratteristiche per incarnare questa nuova opposizione. E ricorda: “È lui che ha portato il M5s nel governo Draghi definendo Draghi un grillino e Cingolani un turbogrillino“.
Un discorso diverso, prosegue, avrebbe potuto riguardare Alessandro Di Battista che, “se non gli fosse capitata quella malattia, avrebbe potuto forse fondare un movimento o un partito”. Travaglio sottolinea però che “non c’è nessuno di più distante da Grillo rispetto a Di Battista”, ricordando che l’ex deputato lasciò i 5 Stelle proprio quando il fondatore li condusse nell’esecutivo Draghi.

Dopo aver “distrutto” il Movimento, rammenta ancora Travaglio, Grillo chiese a Conte di rimetterlo in piedi. E Conte, osserva, ci è riuscito, riportando il M5s “dall’8% dove era precipitato durante il governo Draghi al 15 e mezzo attuale”.
Il direttore insiste infine sulla rottura tra Grillo e il Movimento, respingendo l’idea che sia stato Conte a estromettere il fondatore: “Sono gli iscritti al Movimento che un anno fa lo hanno cacciato. Alla prima votazione, il voto per cacciarlo da garante era il 63%; dopo la richiesta di Grillo di ripetere la consultazione, votò l’80% degli iscritti per farlo fuori“.
Per Travaglio le ragioni della rottura sono altrettanto evidenti: “Grillo si faceva dare dei soldi (e tanti) dal Movimento per parlare male del M5s. Quindi, non si sa bene con quali elettori, con quali candidati e soprattutto con quali soldi Grillo dovrebbe fondare un nuovo movimento”.

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