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Un detenuto a Sollicciano mi ha mostrato le cimici da letto raccolte in cella: per questi casi si attende la Consulta

Se non c’è spazio per l’ennesimo detenuto, se bisogna contendersi il materasso, l’aria, i colloqui con gli educatori, se gli edifici cadono a pezzi, la pena carceraria deve venire sospesa
Un detenuto a Sollicciano mi ha mostrato le cimici da letto raccolte in cella: per questi casi si attende la Consulta
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“Signora, venga un momento qui a vedere”, mi dice un uomo in un italiano un po’ stentato mentre si affaccia dall’ultima cella in fondo al corridoio. Entro nella stanza, una camera da quattro posti disadorna e putrida come tutte le celle del carcere di Sollicciano. L’uomo prende una busta da lettere dal mucchietto delle sue poche cose. È di quelle allungate, professionali, dove il foglio va piegato in tre parti.

Mi viene accanto, la apre con cura, attento a non versarne il contenuto. “Guardi qui”, mi fa sotto il naso. Getto uno sguardo e vedo dei pallini scuri, come dei puntini. Saranno centinaia, forse migliaia. Si accorge del punto interrogativo sul mio volto e allora chiarisce: “sono le cimici che ho raccolto dai nostri letti”. Alzo gli occhi sul poliziotto che mi accompagna in visita e lui accenna una mossa delle spalle, come a dire “purtroppo qui va così, non è colpa nostra”.

E certamente non è colpa loro se nel carcere di Sollicciano, a una manciata di chilometri da Ponte Vecchio e dal Duomo di Firenze, si vive in mezzo alle cimici, con la muffa alle pareti, le celle allagate quando piove, i corridoi marci e fetidi. Sorprende invece che il governo continui il proprio braccio di ferro con la magistratura anche nelle vicende che hanno riguardato questo istituto.

Come è noto lo scorso giugno, con un provvedimento senza precedenti, la Procura di Firenze ha disposto il sequestro preventivo di sette sezioni del carcere, circa la metà, a causa delle condizioni fatiscenti che mettono a rischio chi vi lavora e calpestano ogni diritto di chi vi è recluso. Il Ministero della Giustizia, con i pochi interventi sporadici messi in campo e le sue tempistiche pachidermiche, è stato formalmente giudicato inadempiente. Da anni la struttura vede solo piccoli e insufficienti interventi di manutenzione ordinaria pagati dalla stessa direzione, laddove il piano di lavori da nove milioni di euro è sempre e solo rimasto negli annunci del Dipartimento.

Il ministro Nordio si è opposto al sequestro, ma il Tribunale di Firenze ha rigettato la sua richiesta. E lui non si ferma. Invece di ammettere che il caso di Sollicciano è solamente la punta estrema di un sistema penitenziario illegale e al collasso, ha annunciato che impugnerà il provvedimento e continuerà a dare battaglia presso il Tribunale del Riesame. La condizione di Sollicciano non sarebbe colpa dei suoi ritardi e delle sue incapacità, sostiene, bensì della magistratura che si è messa di traverso.

Ma questo 2026 ha visto Sollicciano al centro anche di un’altra vicenda, dal valore cruciale. Lo scorso marzo, nell’accogliere uno dei tanti ricorsi – sono stati circa 300 quelli che hanno condotto all’indagine della Procura e al sequestro del carcere – di un detenuto che denunciava condizioni di vita inumane e degradanti, il Tribunale di Sorveglianza fiorentino ha sollevato una questione di legittimità presso la Corte Costituzionale.

Si chiede se l’articolo del codice penale che prevede il rinvio facoltativo della pena in alcuni frangenti e l’articolo dell’ordinamento penitenziario che disciplina la detenzione domiciliare non siano incostituzionali nella misura in cui non prevedono che la pena carceraria si debba poter rinviare qualora l’ingresso in carcere comporterebbe un trattamento contrario al senso di umanità. Detto in altri termini: se non c’è spazio per l’ennesimo detenuto, se bisogna contendersi il materasso, l’aria, i colloqui con gli educatori, se gli edifici cadono a pezzi e non sono in condizioni di garantire una vita interna decente, la pena carceraria deve venire sospesa nei suoi confronti.

La pronuncia della Consulta è attesa per il prossimo 22 settembre. Potrebbe costituire un punto di svolta rivoluzionario per il sistema delle pene. Nessuno entri più in carcere se non c’è posto per lui. Nessuno viva più condizioni di sovraffollamento. Si creino liste di attesa per scontare la pena. Tutto il mondo guarderebbe a un’organizzazione di questo tipo. I governanti dovrebbero ridurre la loro brama di sventolare manette a fini di propaganda. E avremo dato senso persino a quelle cimici.

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