Il mondo FQ
ultim'ora

Ilva, confermato lo stop agli altiforni senza attendere il giudizio della Cassazione

La forza di un no!, ecco cosa emerge dal report pilota sulle vittime di matrimoni forzati

Nelle ore successive alla divulgazione dei dati, alcune trasmissioni tv hanno strumentalizzato la notizia per portare acqua al mulino delle campagne populiste sulla remigrazione
La forza di un no!, ecco cosa emerge dal report pilota sulle vittime di matrimoni forzati
Icona dei commenti Commenti

Dire di no dovrebbe essere un diritto inalienabile, anche quando si parla di una scelta come quella di sposarsi. Eppure, per molte donne e ragazze con background migratorio, esprimere la propria volontà è un ostacolo quasi insormontabile, reso tale da violenze psicologiche e da un pressante controllo familiare.

È questo il quadro emerso da La forza di un no!, il report pilota sulle donne vittime di matrimoni forzati, curato dall’Osservatorio regionale e presentato dall’associazione Trama di Terre, di cui faccio parte, a Imola. L’indagine, che ha coinvolto 16 servizi sul territorio nazionale (tra cui Servizi Sociali, Centri Antiviolenza, SAI e CAS), ha registrato nel corso del 2025 ben 58 accoglienze legate a situazioni di matrimonio imposto o coercitivo.

Il dato più significativo e inquietante riguarda la tempistica dell’intervento: l’89,7% delle richieste di aiuto è arrivato quando il matrimonio era già stato celebrato. Soltanto il 10,3% (6 casi su 58) è riuscito a intercettare i servizi prima delle nozze.

Il report rileva che gli autori della coercizione sono in media due per ciascun caso: “il marito figura nel 46,2% delle segnalazioni, ma sono incisivi anche i ruoli del padre (20,5%) e della madre (18,8%)”. Il matrimonio forzato si configura dunque come un vero e proprio dispositivo di controllo familiare e comunitario, volto a limitare l’autonomia della donna. A fronte di situazioni complesse, i servizi hanno erogato risposte articolate (in media 4,7 interventi per donna), incentrate su ascolto (75,9%), consulenza legale (65,5%), supporto lavorativo (56,9%) e allontanamento abitativo oppure ospitalità protetta (oltre il 40%). In coerenza con le linee guida internazionali sulla violenza di genere, in nessun caso è stata attivata la mediazione familiare, strumento ritenuto inidoneo e pericoloso nelle dinamiche di coercizione.

Tuttavia, gli operatori segnalano criticità aperte: barriere linguistiche, carenza di formazione specifica nei servizi generalisti e difficoltà delle vittime nel riconoscere la propria condizione nelle fasi iniziali.

“Questi primi dati mostrano con chiarezza che il matrimonio forzato non è un fenomeno marginale, ma una forma grave e complessa di violenza di genere che richiede strumenti di lettura e di intervento specifici – ha dichiarato Clarice Carassi, presidente di Trama di Terre – La forza di un no è la forza di chi ha scelto la libertà: di quelle donne e giovani donne che hanno chiesto aiuto, di chi ha creduto alla loro testimonianza e le ha accolte, di quelle donne che hanno condiviso in un cerchio – quello simbolico dei nostri laboratori – le proprie storie, i propri vissuti, le proprie scelte per poi elaborarle. È la forza di una rete istituzionale e sociale che si è messa in gioco. È la forza di Trama di Terre, che ha saputo confermare la sua storia di presidio dei diritti e di cultura femminista e interculturale”.

I dati non solo evidenziano la gravità del fenomeno, ma impongono una riflessione urgente: come tutelare le donne che chiedono aiuto senza cadere nelle trappole della stigmatizzazione razzista o xenofoba? Una simile propaganda politica potrebbe spingerle, al contrario, a tacere sulle violenze subite in famiglia.

Nelle ore successive alla divulgazione dei dati, alcune trasmissioni televisive hanno cavalcato la notizia, con una spregiudicata strumentalizzazione per portare acqua al mulino delle campagne populiste sulla remigrazione. Particolarmente vergognoso è stato il commento di Tommaso Cerno, sul TG4, trasmesso ieri sera. A dir poco imbarazzante per i toni e i contenuti.

Presentare la limitazione della libertà delle donne come un fenomeno estraneo alla nostra civilissima società occidentale, dimenticando le piattaforme e le pagine social dove centinaia di migliaia di uomini, di ogni nazionalità, si scambiano consigli su come stuprare le donne, o ignorando la propaganda violenta contro le donne degli incel, per non dire dell’odio sui social, vuol dire rimuovere o normalizzare la violenza quando a commetterla sono italiani e stigmatizzarla quando gli autori sono stranieri. E’ il punto di vista di chi vuole decretare chi detiene il potere per esercitare la violenza contro le donne e chi no. Ricordo ancora un commento deprecabile di Vittorio Feltri che, con disprezzo per le vittime di violenza sessuale, dichiarò che gli uomini ricchi non hanno bisogno di stuprare le donne, il sottinteso era che le comprano.

Le donne, secondo questa mentalità misogina così diffusa nel nostro Paese, sono cose di cui disporre, la loro testimonianza non ha valore e si infrange contro il muro delle asimmetrie di potere.

Eppure le statistiche sulla violenza raccolte da Istat che si susseguono da anni sul femminicidio ci dicono altro: la violenza contro le donne non dipende dalla nazionalità di chi la subisce né di chi la commette. Secondo il rapporto Violenza contro le donne dall’infanzia all’età adulta – anno 2025, pubblicato a metà settembre, il 15,3% delle donne italiane tra i 16 e i 75 anni (circa 3 milioni) e l’11,4% delle straniere della stessa età (oltre 244mila) hanno dichiarato di aver subito violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni, soprattutto da parte di conoscenti o familiari.

Tra le straniere, la quota più alta riguarda le rifugiate (22,4%), segno che a pesare è la condizione di vulnerabilità, non l’appartenenza culturale.

La maggior parte degli episodi avviene tra gli 11 e i 16 anni, ma l’8,2% delle vittime italiane indica il primo episodio in età precocissima, anche prima dei 6 anni.

Il patriarcato è un fenomeno trasversale che attraversa confini geografici, religiosi, culturali, di classe sociale. La violenza contro le donne non è legata alla religione o alla nazionalità, ma ad una struttura di potere che si manifesta in ogni parte del mondo e che si declina in forme diverse.

Alle donne che subiscono un matrimonio forzato viene negato un diritto fondamentale: quello all’autodeterminazione. È la stessa negazione che subiscono le donne che scelgono di interrompere una gravidanza e che tanti patriarchi mediterranei vorrebbero rispedire nell’angoscia dell’aborto clandestino. Altre pagano con la vita il rifiuto di un rapporto sessuale o la decisione di porre fine ad una relazione sentimentale. In tutti questi casi, ciò che viene negato è il diritto di scegliere liberamente del proprio corpo, della propria vita e delle proprie relazioni.

Trama di Terre, come tutti i centri antiviolenza, costruisce la libertà insieme alle donne e sa riconoscere le dinamiche patriarcali in ogni loro forma e declinazione. Dietro quei 58 casi, così come dietro le migliaia di donne che da trent’anni si rivolgono ai centri antiviolenza, ci sono percorsi di resistenza, autodeterminazione e libertà. È deprecabile trasformarli in becera propaganda politica. O, peggio ancora, usarli come terreno per una spartizione di potere tra uomini che, seppure in forme e misure diverse, continuano a voler controllare i corpi e le vite delle donne.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione