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Ultimo aggiornamento: 20:52

“Il giornalismo d’inchiesta ha ancora mercato, ma va tutelato”: il dibattito con Thomas Mackinson, Caterina Malavenda, Alberto Nerazzini, Antonio Massari e Giuseppe Pipitone

Il dibattito sullo stato del giornalismo e della libertà di informazione sul palco della Versiliana
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L’inchiesta giornalista oggi ha ancora un mercato? “Penso di sì, penso ci sia ancora tantissima gente che vuole essere informata, solo che oggi alcuni giornali passano il tempo a fare le pulci ai colleghi, mentre il potente resta sullo sfondo”, ha detto sul palco della festa del Fatto alla Versiliana Caterina Malavenda, tra i più esperti avvocati nella difesa dei cronisti accusati di diffamazione. Intervistata da Antonio Massari e Giuseppe Pipitone all’interno del panel “Giornalismo d’inchiesta sotto inchiesta”, Malavenda ha definito come “comatoso” lo stato del giornalismo d’inchiesta in Italia. Ci sono, però, delle eccezioni. “Per questo motivo credo che i giornalisti investigativi vadano tutelati. come i panda”, ha aggiunto l’avvocato.

“C’è un rapporto malato tra politica e informazione. In questi 20 anni il Parlamento e il governo hanno sempre trovato il tempo per mettere paletti al giornalismo di inchiesta, ma non hanno mai avuto il tempo per toglierli”, è la riflessione di Thomas MacKinson, autore d’inchieste su Vittorio Sgarbi, Daniela Santanchè e la grazia a Nicole Minetti. “Quando io ho un’inchiesta, chiamo Il Fatto“, ha detto Alberto Nerazzini, che con lo scoop sul caso della Bisteccheria d’Italia ha portato alle dimissioni di Andrea Delmastro da sottosegretario alla Giustizia. “Una storia incredibile – l’ha definita – ma se la destra avesse vinto il referendum sulla separazione delle carriere, Delmastro si sarebbe dimesso lo stesso? Domanda retorica”.

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