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“I diritti non possono essere svuotati da omissioni e ritardi”: dieci medici indagati per il caso Sibilla Barbieri

La gip ha accolto l’opposizione presentata dai familiari contro la richiesta di archiviazione e fissato al 16 dicembre l’udienza sul caso del suicidio medicalmente assistito dell'attrice e regista romana, morta in Svizzera nel 2023. Erano stati invece archiviati Cappato, l’ex senatore Peduca e il figlio di Barbieri che avevano accompagnato la donna
“I diritti non possono essere svuotati da omissioni e ritardi”: dieci medici indagati per il caso Sibilla Barbieri
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“I diritti riconosciuti dalla Consulta non possono essere svuotati da omissioni o ritardi”. Dieci medici della Asl Roma 1 sono indagati per rifiuto e omissione di atti d’ufficio nell’inchiesta sulla vicenda di Sibilla Barbieri, attrice e regista romana malata di tumore incurabile che nel 2023 chiese al servizio sanitario di poter accedere al suicidio medicalmente assistito. La Procura aveva chiesto l’archiviazione, ma la giudice per le indagini preliminari, Marisa Mosetti, con un decreto del primo settembre, ha accolto l’opposizione presentata dai familiari e fissato al 16 dicembre l’udienza davanti al giudice. Sarà il gip a decidere se archiviare definitivamente il procedimento, disporre ulteriori indagini oppure ordinare il rinvio a giudizio dei dieci sanitari.

Al centro dell’inchiesta c’è la richiesta presentata da Barbieri alla Asl il 2 agosto 2023. La donna, affetta da oltre dieci anni da una patologia oncologica ormai irreversibile, aveva chiesto che le proprie condizioni fossero verificate alla luce dei requisiti fissati dalla sentenza 242 del 2019 della Corte costituzionale, la cosiddetta sentenza Cappato-Antoniani. La Commissione aziendale della Asl aveva escluso la presenza di uno dei requisiti, quello relativo al “trattamento di sostegno vitale“, negando così l’accesso alla procedura. Una valutazione che, secondo la famiglia, non avrebbe tenuto conto dell’aggravamento delle condizioni cliniche della donna. Nel procedimento era inoltre arrivato il parere favorevole del Comitato etico.

È proprio sulla mancata rivalutazione che si concentra l’opposizione dei familiari alla richiesta di archiviazione. Assistiti dalle avvocate Filomena Gallo e Francesca Re dell’Associazione Luca Coscioni, sostengono che alla Asl fossero stati consegnati certificati medici in grado di documentare un significativo peggioramento del quadro clinico e la necessità di una nuova verifica in tempi rapidi. Nel frattempo Barbieri era diventata totalmente dipendente dall’ossigenoterapia e dall’assunzione di farmaci antalgici ad alto dosaggio. Per i familiari, la mancata rivalutazione delle sue condizioni avrebbe di fatto impedito alla donna di esercitare in Italia la possibilità riconosciuta dalla Corte costituzionale.

Dopo il diniego della Asl e l’assenza di una risposta alla successiva opposizione presentata dai legali, Barbieri decise di recarsi in Svizzera. È morta il 31 ottobre 2023, dopo aver scelto di ricorrere alla procedura prevista dalla legislazione elvetica. Nel viaggio è stata accompagnata dal figlio Vittorio Parpaglioni e dall’ex senatore Marco Perduca, con l’aiuto di Marco Cappato. Per l’accompagnamento in Svizzera, i tre si erano autodenunciati nel novembre 2023. I procedimenti nei loro confronti sono stati archiviati nell’aprile scorso.

L’inchiesta sui sanitari della Asl Roma 1 nasce invece dalla denuncia presentata dai familiari, che contestano il mancato compimento, o il rifiuto, di atti che ritengono dovuti nell’esercizio delle funzioni dei medici, con particolare riferimento alla rivalutazione delle condizioni di Barbieri. Dopo quasi due anni dalla denuncia, il pubblico ministero aveva depositato la richiesta di archiviazione. I familiari si sono opposti sostenendo che l’aggiornamento della valutazione clinica fosse necessario proprio alla luce del peggioramento documentato. “Quando una persona malata chiede l’accesso al suicidio medicalmente assistito, il Servizio sanitario nazionale deve verificare le sue condizioni in modo completo e tempestivo”, ha dichiarato Filomena Gallo. “I diritti riconosciuti dalla Corte costituzionale non possono essere svuotati da omissioni, ritardi o interpretazioni restrittive“, ha aggiunto. Il 16 dicembre il gip dovrà quindi stabilire se la vicenda debba essere archiviata o se gli elementi raccolti giustifichino la prosecuzione del procedimento nei confronti dei dieci medici.

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