La Bce alza ancora i tassi di 25 punti base. In salita le stime sull’inflazione causata dalla guerra in Iran: “Sopra il 2% fino al 2028”
La Banca centrale europea alza i tassi di interesse di un quarto di punto per contrastare l’impennata dell’inflazione provocata dallo choc energetico legato alla guerra in Iran. Il tasso sui depositi sale dal 2,25% al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sui prestiti marginali al 2,90%. È il secondo rialzo del costo del denaro dall’inizio dell’anno, dopo quello deciso a giugno. La scelta arriva mentre l’inflazione nell’area euro è tornata a livelli che non si vedevano da quasi tre anni. La stretta era stretta attesa ed è stata decisa all’unanimità, ma è tutt’altro che indolore per un’economia che resta debole e che la stessa Eurotower vede crescere meno dell’1% quest’anno. Traducendosi in finanziamenti più costosi per famiglie e imprese e condizioni creditizie più restrittive, rischia di frenare ulteriormente consumi e investimenti.
“Lo scenario rimane molto incerto con rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita. Con le decisioni di oggi rimaniamo ben posizionati per navigare le incertezze derivate dal conflitto”, ha detto la presidente Christine Lagarde in conferenza stampa, dribblando la domanda sulle indiscrezioni relative a una sua possibile nomina alla presidenza del World Economic Forum e sull’eventualità di un’uscita anticipata dalla Bce. Ad agosto i prezzi al consumo sono aumentati del 3,3% rispetto a un anno prima, il dato più elevato dal settembre 2023 e nettamente superiore all’obiettivo del 2% nel medio periodo. Il problema è che questa volta l’inflazione non nasce principalmente da un eccesso di domanda che i tassi possano raffreddare. A spingere i prezzi sono soprattutto petrolio e gas, schizzati verso l’alto dopo l’escalation militare in Medio Oriente. Alzare il costo del denaro dovrebbe servire a impedire che lo choc energetico si trasferisca agli altri beni e servizi, alimentando aspettative e dinamiche inflazionistiche più persistenti.
E’ proprio la durata dello choc a preoccupare Francoforte. Le nuove proiezioni della Bce confermano per il 2026 un’inflazione media al 3%, ma rivedono al rialzo le stime per gli anni successivi: 2,5% nel 2027 e 2,1% nel 2028. Rispetto all’esercizio di giugno, quindi, la previsione resta invariata per quest’anno ma peggiora per il biennio successivo. Anche l’inflazione al netto di energia e alimentari, quella sulla quale la politica monetaria può incidere maggiormente, è vista ancora sopra il target: 2,5% nel 2026, 2,6% nel 2027 e 2,3% nel 2028. “Il conflitto in Medio Oriente continua a generare pressioni sull’inflazione, che dovrebbe mantenersi su livelli ben al di sopra dell’obiettivo per un periodo prolungato”, il commento.
La Bce mette tuttavia in conto scenari molto diversi a seconda di quanto sarà intenso e duraturo lo choc energetico e di quanto saranno forti questi effetti di secondo impatto. Per Lagarde “lo shock energetico potrebbe intensificarsi ulteriormente” e i prezzi del gas “salire nel caso di ulteriori destabilizzazioni delle forniture” o di “un inverno insolitamente freddo con basse scorte”. E tra i rischi ci sono anche “un peggioramento del sentiment nei mercati finanziari globali o un effetto contagio nei mercati obbligazionari” e “il risorgere di tensioni commerciali in grado di destabilizzare le catene di fornitura globali”.
Le prospettive restano dunque “molto incerte”, con rischi orientati al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita. “Nello scenario di base delle proiezioni la crescita economica dovrebbe situarsi allo 0,9% nel 2026, all’1,4% nel 2027 e all’1,5% nel 2028“, si legge nel comunicato. Le stime sono state corrette al rialzo per il 2026 e il 2027 ma restano modeste. Il che complica il lavoro dell’Eurotower. Il rialzo del costo del denaro significa infatti finanziamenti più costosi per famiglie e imprese e condizioni creditizie più restrittive, il che può contribuire a raffreddare la domanda e quindi a evitare che l’aumento dei prezzi dell’energia si trasformi in un’inflazione generalizzata, ma allo stesso tempo rischia di pesare sul pil.
Per ora la Bce non indica quale sarà la prossima mossa. Dopo la decisione odierna il Consiglio direttivo ribadisce che manterrà un approccio “guidato dai dati”, decidendo di volta in volta a ogni riunione. Le future decisioni sui tassi dipenderanno dalla valutazione delle prospettive dell’inflazione e dei rischi, dai nuovi dati economici e finanziari, dall’andamento dell’inflazione di fondo e dall’intensità della trasmissione della politica monetaria. Nessun percorso prestabilito né l’impegno a proseguire automaticamente con altri rialzi.