La sanità calabrese cerca 41 impiegati ma ha già pronta una lista di idonei. Perché fare un nuovo concorso?
di Comitato Idonei Centri per l’Impiego Regione Calabria
In Italia vincere un concorso pubblico non significa essere assunti. Si diventa “idonei”. Si entra in una graduatoria che dovrebbe essere un patrimonio per la Pubblica Amministrazione: persone già selezionate, già esaminate, pronte a lavorare. Eppure, troppo spesso, quella graduatoria viene lasciata scadere mentre si indice un nuovo concorso, identico, con nuovi costi e nuovi anni di attesa. È quello che sta succedendo in Calabria, nella sanità, e la vicenda merita di essere raccontata perché non è solo calabrese.
Cosa è successo, in parole semplici
Per potenziare la sanità calabrese è stata creata “Azienda Zero”, l’ente che gestisce personale e organizzazione per tutte le ASP e gli ospedali della Regione. Azienda Zero aveva bisogno di assistenti amministrativi, le figure che fanno funzionare uffici, protocolli, CUP, amministrazione. Invece di fare subito un nuovo concorso, a novembre 2025 fa una cosa virtuosa, che tutte le linee guida ministeriali raccomandano: usa una graduatoria che già esiste. La Regione Calabria aveva appena concluso un maxiconcorso per 177 Istruttori per i Centri per l’Impiego. Un concorso duro, con migliaia di candidati. Molti idonei erano rimasti fuori dai 177 posti pur avendo superato tutte le prove.
Azienda Zero chiede quindi alla Regione di poter usare quella graduatoria. La Regione accetta e cede la lista. Con la Delibera 138/2025, Azienda Zero assume i primi idonei e dichiara di averne bisogno di altri 27. Chiede formalmente di poter continuare a scorrere quella lista. Fin qui: risparmio per lo Stato, velocità, valorizzazione del merito. Un modello. Poi il dietrofront.
Pochi mesi dopo, la stessa Azienda Zero pubblica un nuovo bando: un concorso unificato per 41 posti di Assistente Amministrativo da distribuire tra tutte le aziende sanitarie calabresi. Nella ripartizione, 11 di quei 41 posti sono destinati proprio ad Azienda Zero. Proprio quei posti che, secondo gli accordi precedenti, dovevano essere coperti scorrendo la graduatoria già disponibile. Perché questa inversione di rotta?
Perché è una storia che riguarda tutta Italia
Questa non è una polemica locale. Sono tre i temi nazionali che questa vicenda tocca:
1. Soldi pubblici. Organizzare un concorso da zero costa decine di migliaia di euro tra commissioni, affitto di locali, gestione delle prove. Usare una graduatoria esistente costa quasi zero.
2. Tempi della sanità. Un nuovo concorso significa 12-18 mesi minimo tra bando, preselezioni, scritti, orali e assunzioni. Scorrere una graduatoria significa assumere in poche settimane. Mentre si aspetta, gli uffici restano scoperti.
3. Fiducia nei concorsi. Migliaia di giovani studiano per mesi, superano un concorso, risultano idonei e poi vedono bandire un nuovo concorso per lo stesso profilo. È un meccanismo che scoraggia e svuota di senso il merito.
La legge è chiarissima: prima di bandire un nuovo concorso, le amministrazioni dovrebbero scorrere le graduatorie vigenti per lo stesso profilo. È un principio di buon senso, oltre che di buona amministrazione. Per questo, come Comitato degli Idonei del concorso per i Centri per l’Impiego, non stiamo facendo una battaglia sindacale.
Stiamo chiedendo due chiarimenti semplici, nell’interesse di tutti:
– Quali ragioni hanno spinto Azienda Zero a interrompere lo scorrimento della graduatoria già convenzionata e a inserire quegli stessi 11 posti nel nuovo bando?
– Non sarebbe più efficiente, economico e rapido esaurire prima la graduatoria esistente e solo dopo, se necessario, bandire un nuovo concorso?
Chiediamo alla Regione Calabria e ad Azienda Zero di tornare sui propri passi e di rispettare l’accordo iniziale. Sarebbe un segnale importante non solo per la Calabria, ma per tutta la Pubblica Amministrazione italiana: le graduatorie non sono liste da dimenticare in un cassetto, sono risorse già pagate dai cittadini.
[In foto: il presidente di Regione Calabria Roberto Occhiuto]