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La Bosnia ritira il personale dell’ambasciata a Belgrado dopo i funerali di Mladić. Ue: “Scioccanti le immagini delle esequie”

Alle esequie del boia di Srebrenica hanno partecipato anche sei ministri serbi, dirigenti di Stato e della polizia, la Chiesa ortodossa serba, vi ertici della Republika Srpska di Bosnia
La Bosnia ritira il personale dell’ambasciata a Belgrado dopo i funerali di Mladić. Ue: “Scioccanti le immagini delle esequie”
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La folla ai funerali del generale Ratko Mladic, sepolto da eroe con gli onori di Stato, riaccende le tensioni mai realmente estinte nei Balcani. Tra le dichiarazioni di condanna dell’Unione europea, la prima reazione più concreta arriva dalla Bosnia-Erzegovina che ha annunciato il ritiro di quasi tutto il personale dell’ambasciata bosniaca a Belgrado, mentre parte dei servizi consolari potrebbe essere trasferita alle rappresentanze di Zagabria e Podgorica. La decisione, che ha l’obiettivo di ridurre al minimo i rapporti con Belgrado, è stata annunciata dal ministro della degli Esteri della Bosnia-Erzegovina (BiH), Elmedin Konakovic a nemmeno 24 ore dalla cerimonia funebre per il “boia di Srebrenica” , condannato all’ergastolo per genocidio e altri crimini di guerra e contro l’umanità.

“Se potessi, interromperei immediatamente le relazioni diplomatiche con la Serbia”, ha dichiarato Konakovic. Il ministro non può tuttavia decidere da solo una rottura delle relazioni diplomatiche né richiamare l’ambasciatore Aleksandar Vranjes e il console. Secondo la Costituzione bosniaca, infatti, la politica estera è competenza della Presidenza, che nomina anche ambasciatori e altri rappresentanti diplomatici. L’ambasciata potrebbe quindi continuare formalmente a operare, ma con una parte consistente del personale ridotta. Belgrado ha reagito accusando Konakovic di “ipocrisia e mancanza di vergogna”, mentre esponenti della Republika Srpska, l’entità a maggioranza serba della Bosnia-Erzegovina, hanno sostenuto che il ministro abbia oltrepassato le proprie competenze.

Ai funerali hanno partecipato oltre 16mila persone di ogni età, radunate a Belgrado per rendere omaggio a colui che, a loro dire, “ha difeso la Serbia”. Presenti almeno sei ministri, dirigenti dello Stato serbo e della polizia, la Chiesa ortodossa serba, vertici della Republika Srpska di Bosnia, ma anche veterani della guerra in Bosnia fra cui diversi criminali di guerra e anche estremisti di destra serbi e biker putiniani. Le immagini della folla hanno fatto il giro del mondo. Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen le hanno definite “sioccanti” in un comunicato congiunto. “‘Gli elementi di sostegno ufficiale e la presenza di alcuni alti funzionari serbi al funerale – aggiungono – sono profondamente deplorevoli. Dimostrano l’incapacità di affrontare un capitolo oscuro della storia recente dell’Europa e contraddicono i valori su cui si fonda il percorso della Serbia verso l’Unione europea. Il nostro pensiero va a tutte le vittime dei crimini commessi nei paesi dell’ex Jugoslavia”

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