“Gli Emirati avvisarono Netanyahu dei piani di Hamas prima del 7 ottobre. Lui non avvertì l’intelligence”. Il primo ministro nega ma in Israele scoppia la polemica
“Un terremoto contro Israele”. È la fine di settembre del 2023 e l’emiro di Abu Dhabi, Mohammed bin Zayed, sente al telefono il premier Benjamin Netanyahu, e in 45 minuti di chiamata lo avverte che il leader di Hamas Yahya Sinwar sta pianificando un attacco contro Israele, un “terremoto”, per far fallire gli Accordi di Abramo. Lo racconta in un lungo e dettagliato pezzo il giornale israeliano Haaretz, che a un mese dal terzo anniversario della strage perpetrata dal movimento islamista anticipa alcuni estratti di un nuovo libro del giornalista di Channel 1 Shlomi Eldar sui retroscena delle trattative per la liberazione dei 251 ostaggi israeliani. Secondo la ricostruzione, basata su fonti anonime straniere e israeliane, dopo quella conversazione con l’emiro il primo ministro israeliano non avvertì del possibile e imminente pericolo l’intelligence e nemmeno i vertici militari.
Una rivelazione che può avere ripercussioni importanti sulla politica interna, proprio mentre il Paese è si prepara alla elezioni di fine ottobre per rinnovare la Knesset. L’ufficio del primo ministro ha già respinto le accuse, nega che ci siano stati avvertimenti da Abu Dhabi e definisce il retroscena “una menzogna totale“. Anche Ronen Bar, all’epoca capo dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interna israeliano, e Herzi Halevi, allora capo di Stato maggiore delle forze armate israeliane, hanno dichiarato di non essere stati informati di alcun avvertimento proveniente dal presidente degli Emirati. La commissione d’inchiesta sugli eventi che hanno portato all’attacco di Hamas non è ancora stata avviata, ma il tema è senza dubbio al centro della competizione elettorale. L’ex premier israeliano Naftali Bennett, candidato all’opposizione con il suo partito B’Yachad, ha invece sostenuto che quanto riportato dall’inchiesta di Haaretz è vero e che Netanyahu fu avvertito circa dieci giorni prima del 7 ottobre. Bennett ha parlato di “responsabilità personale e diretta” del premier e di “negligenza criminale“.
La questione degli eventi che hanno portato all’attacco del 7 ottobre 2023, nonché dei segnali premonitori non decifrati correttamente dall’esercito e dallo Shin Bet la notte precedente, è il cuore delle indagini di cui si dovrebbe occupare la commissione d’inchiesta che la legislatura uscente non ha però avviato, perché non si è trovato un consenso tra coalizione e opposizione sulla forma di commissione da adottare.
La questione è uno dei temi principali della campagna elettorale in vista delle legislative del 27 ottobre in quanto sarà la prossima Knesset a occuparsene.
L’avvertimento di bin Zayed partì dalle conversazioni tenute a settembre 2023 con Sinwar da parte di un intermediario palestinese noto con il soprannome “Occhi neri”, un dirigente di Fatah con fluente conoscenza dell’ebraico e rapporti sia con Hamas sia con lo Shin Bet, i servizi di intelligence interna israeliani. In quel periodo, il governo israeliano, che si era insediato a fine 2022, stava trattando segretamente attraverso questa intermediazione per raggiungere una hudna, una tregua in arabo, con Hamas, un accordo a lungo termine che includeva la graduale rimozione del blocco su Gaza, la creazione di una zona industriale nel nord della Striscia, l’aumento dei permessi di lavoro ai palestinesi, la fornitura di gas naturale alla Striscia. La trattativa ambiva a essere ultimata con il rilascio di due civili israeliani vivi e dei corpi di due soldati uccisi, in cattività a Gaza da anni, in cambio del rilascio di 30 prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, tra cui 20 ergastolani. I negoziati si erano arenati ad agosto 2023, in quanto Netanyahu rimandava la convocazione della commissione ministeriale necessaria per approvare il rilascio. A inizi settembre, riporta Haaretz citando una fonte dello Shin Bet, Sinwar scomparve e smise di trattare con gli israeliani. In seguito, avrebbe chiesto all’intermediario di trasmettere il messaggio agli israeliani che se non si andava avanti, avrebbe scatenato un “terremoto” (zilzal in arabo).
L’intermediario riferì il messaggio in primis a bin Zayed, attraverso il consigliere palestinese dell’emiro di Abu Dhabi, emigrato anni addietro da Gaza, di cui l’inchiesta non rivela il nome ma il cui profilo sembra rispondere a Mohammad Dahlan. Il 15 settembre 2023, il consigliere palestinese di bin Zayed trasmise l’avvertimento allo Shin Bet, il cui capo avrebbe informato Netanyahu e convocato una riunione di sicurezza il 17 settembre, raccomandando un’azione militare decisiva per l’eliminazione di Sinwar. Secondo le fonti, Netanyahu chiese allo Shin Bet di presentargli un piano e la decisione fu posticipata.
A fine settembre, dieci giorni prima dell’attacco, bin Zayed avrebbe telefonato direttamente a Netanyahu. Nella stessa settimana, secondo quanto rivelato da Yediot Ahronot ancora nel 2023, anche il ministro dell’Intelligence egiziano, il generale Abbas Kamel, avvertì Netanyahu che Hamas stava preparando ”qualcosa di insolito in arrivo”. Secondo quanto riportato dalle inchieste, nessuno avrebbe segnalato espressamente che il ”terremoto” di cui si parlava sarebbe venuto da dentro Gaza, bensì dalla Cisgiordania. Lo Shin Bet, riporta Haaretz, partì da una valutazione ancora più errata, sostenendo che Hamas stava cercando di “mettere le mani su Elisabeth Tsurkov”, ricercatrice israliana rapita in Iraq sei mesi prima.