L’esercito dei 700mila ex agenti di commercio “silenti” che tiene in piedi Enasarco ma non riceve la pensione
C’è un popolo invisibile di circa 700mila ex agenti di commercio che per anni hanno versato a Enasarco, la fondazione previdenziale della categoria, i contributi pensionistici obbligatori ma non sono riusciti a superare la barriera dei 20 anni minimi di anzianità contributiva necessari per maturare il diritto alla pensione integrativa. Chi ha interrotto l’attività prima, perché ha cambiato lavoro, per malattia o perché espulso dal mercato, ha perso tutto: i contributi non sono rimborsabili, né ricongiungibili o cumulabili con la posizione principale Inps, a causa della coincidenza temporale dei periodi assicurativi. Questo immenso serbatoio di risorse non riscosse ammonta a circa 9,2 miliardi e, al 31 dicembre 2025, rappresenta oltre il 90% dell’intero patrimonio accumulato da Enasarco. La stabilità finanziaria della Fondazione si regge strutturalmente proprio sui capitali incamerati a fondo perduto dai silenti, mentre l’ente si è trovato coinvolto in denunce, inchieste e peripezie del risiko bancario in atto in Italia.
Nel panorama previdenziale italiano, la Fondazione Enasarco, ente nazionale di assistenza agenti e rappresentanti di commercio nato nel 1938, rappresenta un caso unico. Con una struttura a obbligatorietà previdenziale integrativa istituita per legge nel 1966, impone agli agenti una doppia contribuzione coatta insieme all’Inps Gestione commercianti. Con un’aliquota contributiva pari al 17% delle provvigioni, a fine 2025 Enasarco contava circa 205mila iscritti attivi su quasi 990mila iscritti totali ed eroga 142mila pensioni. Eppure, dietro la solidità di una cassa che dichiara un patrimonio complessivo di circa 10 miliardi, si cela da anni la dolorosa odissea previdenziale dei contribuenti “silenti”.
Nel 2012 la Fondazione ha varato una riforma regolamentare, divenuta pienamente operativa solo dal primo gennaio 2024, che ha introdotto la rendita contributiva. Questa misura consente a chi ha accumulato almeno 5 anni di contributi di percepire una mini-pensione al compimento dei 67 anni. La riforma, tuttavia, contiene due pesanti discriminazioni: si applica esclusivamente a chi risulta iscritto alla Fondazione dal primo gennaio 2012 in poi, escludendo così tutti i silenti “anziani” antecedenti a quella data, e prevede severe penalizzazioni. Se non si raggiunge “quota 92“, somma di età anagrafica e contributiva l’importo della rendita subisce una decurtazione del 2% per ogni anno mancante, con tagli che possono arrivare fino al 44% dell’assegno.
Questa discriminazione strutturale ha spinto all’azione le associazioni di categoria. Il 20 aprile 2020 Federcontribuenti, rappresentata dal presidente Marco Paccagnella e assistita dall’avvocato Giancarlo Liberati, ha depositato un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica di Roma. L’atto ipotizzava il reato di malversazione ai danni dello Stato (art. 316-bis del codice penale), sostenendo che i contributi obbligatori dei silenti fossero stati sottratti alle finalità istituzionali per essere impiegati in speculazioni finanziarie ad altissimo rischio, rivelatesi poi fallimentari. La denuncia elencava perdite epocali: dai 780 milioni persi nel crack Lehman Brothers del 2009 ai 79 milioni di danni richiesti a Sorgente Sgr, fino alla vicenda del palazzo di Sloane Avenue a Londra venduto al Vaticano, acquistato da intermediari anche con denaro confluito dai conti di Enasarco. I denuncianti chiedevano l’immediato commissariamento dell’ente e il congelamento delle elezioni del consiglio di amministrazione ma, a distanza di anni, su quel fascicolo è calato il silenzio e non si conosce l’esito delle indagini.
La battaglia si è allora spostata sul piano politico con ripetuti passaggi parlamentari: tante promesse e pacche sulle spalle ma, sinora, “zeru tituli“. Oltre ai costanti question time e alle interrogazioni firmate da Walter Rizzetto (Fratelli d’Italia), dal 2022 presidente della Commissione Lavoro della Camera e anche autore di una proposta di legge per la restituzione dei contributi, l’8 ottobre 2024 Montecitorio ha approvato un ordine del giorno presentato da Marco Furfaro (Partito Democratico) per impegnare formalmente il governo a un tavolo di confronto con l’ente. Interrogazioni successive del 2025 hanno denunciato come la permanenza media nella professione (14,5 anni per gli uomini e solo 8-9 per le donne) renda il fenomeno dei silenti un fattore sistemico. Infine, nel marzo 2026, un’iniziativa di Francesco Mari, deputato di Alleanza Verdi Sinistra, in Commissione Lavoro ha incassato l’apertura della viceministra del Lavoro Maria Teresa Bellucci (FdI) alla disponibilità del governo per un intervento normativo ad hoc per regolare cumulo, ricongiunzione e totalizzazione.
L’urgenza di dare risposte stride fortemente con l’opulenza del bilancio consuntivo 2025 di Enasarco, approvato con un avanzo economico record di 502,6 milioni, ripartito tra la gestione previdenziale (428,8 milioni) e la gestione separata Firr (73,7 milioni). L’ente registra un incremento dei flussi contributivi previdenziali a 1,206 miliardi, a fronte di 1,146 miliardi spesi per le pensioni. Gli indicatori di stabilità mostrano riserve tecniche pari a 5,93 volte la spesa pensionistica annua, ampiamente superiori ai limiti di legge.
Sotto la guida della presidente Patrizia De Luise e del direttore generale Antonio Buonfiglio, Enasarco ha impresso un’accelerazione ai propri investimenti finanziari in Italia, trasformandosi in una “cassa attivista” nel risiko bancario. Questo attivismo ha però attirato l’attenzione della Procura di Milano. I pm Luca Gaglio e Giovanni Polizzi, che conducono l’indagine per aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza sull’ipotesi di “patto occulto” nella scalata di Mps a Mediobanca con obiettivo sulla quota di Generali, a luglio 2025 hanno mandato la Gurdia di Finanza a ispezionare Enasarco, che deteneva una quota strategica del 2,52% in Mediobanca e del 3% in Mps tramite la propria Sgr lussemburghese in house Miria.
Dall’informativa delle Fiamme Gialle del 3 novembre 2025 sono emerse clamorose “anomalie informali“: gli acquisti dei pacchetti azionari di Mediobanca da parte di Enasarco sarebbero stati decisi in totale assenza di delibera del consiglio di amministrazione dell’ente ed estranei alle policy statutarie di investimento, con mandati alla Sgr Miria privi di qualsiasi limite finanziario o qualitativo ed eseguiti tramite intermediari in giurisdizioni non collaborative come Malta. Sull’indagine, il Financial Times ha rivelato come Enasarco abbia concentrato sul solo titolo Mediobanca ben il 70% del proprio intero portafoglio azionario europeo, mentre il Fatto ha posto l’accento sulle connessioni politiche dell’ente, rilevando la presenza di Gaetano Caputi, capo di gabinetto di Palazzo Chigi, all’interno dell’organismo di vigilanza della Fondazione e ipotizzando un ruolo del governo. Sebbene le indagini siano vicine alla conclusione, un documento ispettivo interno della Consob datato 15 settembre 2025 ha parzialmente rimescolato le carte, escludendo formalmente l’esistenza di un patto occulto o di un’azione di concerto tra i grandi soci e Siena, fornendo un forte argomento difensivo a Enasarco.
Ma non bastano le quesioni dei silenti e le vicende del risiko bancario. Le frizioni sulla gestione delle risorse e l’autonomia degli investimenti hanno provocato un terremoto politico nella governance dell’associazione di categoria. A inizio febbraio 2026 Enasarco ha deliberato il proprio recesso dall’Adepp, l’associazione degli enti previdenziali privati, organismo che riunisce le casse pensionistiche di 1,7 milioni di professionisti che controllano patrimoni per un totale di 125 miliardi. I vertici di Enasarco hanno rivendicato l’assoluta autonomia di manovra negoziale diretta con i ministeri e criticato la linea dell’Adepp, considerata troppo appiattita sulle grandi casse dei medici. “Io ballo da sola”, ha commentato icasticamente il vicepresidente Giuseppe Capanna per blindare le strategie della cassa previdenziale degli agenti. Questo storico strappo, che segue l’uscita definitiva da Adepp dell’ente previdenziale degli infermieri, Enpapi, dal prima gennaio 2026, rischia di innescare un effetto domino, data la scelta di Cassa Ragionieri, Cassa Geometri ed Enpacl, l’ente dei consulenti del lavoro, di non partecipare al voto e disertare le ultime assemblee dell’Adepp.
Il presidente dell’Associazione, Alberto Oliveti, numero uno della cassa dei medici Enpam ora indagato dalla Corte dei Conti, ha risposto ricordando formalmente che per statuto il recesso di Enasarco sarà efficace solo dal primo gennaio 2027 e ha ribadito con fermezza che frammentare la rappresentanza degli enti previdenziali privati indebolisce la capacità complessiva di difendere l’autonomia delle casse e l’integrità dei patrimoni previdenziali dalla costante pressione fiscale dello Stato. Ma lo scontro prosegue e a beneficiare della spaccatura non sono certo i “silenti”, quanto proprio Palazzo Chigi e i suoi uomini.