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Caso Ranucci, l’ex compagna di Lavitola vuole parlare ai pm: “Non lo voglio a casa, neanche se dovessero dargli i domiciliari”

Lo sfogo di Natàlia Potenza: "È come se avessi avuto accanto per quasi dieci anni uno sconosciuto, delusione troppo grande"
Caso Ranucci, l’ex compagna di Lavitola vuole parlare ai pm: “Non lo voglio a casa, neanche se dovessero dargli i domiciliari”
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“È come se avessi avuto accanto per quasi dieci anni uno sconosciuto“: sono queste le parole di Natàlia Potenza, ex compagna di Valter Lavitola e madre dei suoi due figli, durante il suo sfogo al telefono con l’amico e scrittore Fulvio Abbate. L’obiettivo dichiarato dalla donna italo-argentina è quello di dimostrare ai pubblici ministeri la sua estraneità riguardo alla bomba che l’ex faccendiere ha posto davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci il 16 ottobre scorso.

Non lo vuole in casa “neanche se dovessero concedergli i domiciliari”, non lo vuole nel suo ristorante, il Cefalù Bistrot (“quasi quasi gli cambio nome”), e non lo vuole più nella sua vita. “Troppo grande è la delusione” per Natàlia, che confessa a Fulvio Abbate la volontà di cambiare anche il nome del bistrot. I clienti della pescheria sono ormai affezionati, i tavoli sempre pieni e in questi giorni la solidarietà da parte del quartiere non è mancata. Le ferite dell’ex compagna di Lavitola sono profonde, e non riguardano solo l’aver scoperto che il padre dei suoi figli era il mandante della bomba a Ranucci, ma anche la sua doppia vita venuta fuori ad agosto dopo un’intervista-scoop di Libero. Giacomo Amadori ha dato voce a quella che si è definita la “vera fidanzata” di Lavitola, l’estetista brasiliana Adriana Linhares. “Ha raccontato solo menzogne secondo me, tanto che ora mi chiedo: chi la manda, chi l’ha mandata?” continua Potenza.

La storia tra Valter e Natàlia era iniziata quando lui era latitante a Buenos Aires: “Mi sono innamorata subito di lui, ho pure venduto due case laggiù per aiutarlo. A lui piace sedurre, lo so, ma io non l’ho mai controllato, perché avevo fiducia”. Una storia che adesso sembra arrivata al capolinea, dato che Natalia ha dichiarato di voler parlare con i magistrati che seguono l’inchiesta sull’attentato all’ex conduttore di Report e starebbe pensando addirittura a un memoriale. Da tempo i due vivevano nella stessa casa con i figli, ma erano separati in casa e Natalia ha partecipato a diverse cene tra Valter e Sigfrido al Cefalù Bistrot. “Il giornalista veniva spesso da noi – continua Natalia – parlavano spesso, senza coinvolgermi così a un certo punto ho smesso di sedermi al loro tavolo”. Da quando Lavitola è in carcere, lei non è mai andata a trovarlo per proteggere i suoi figli. Una fonte riportata da Open dice che “Natalia conosce vita, morte e miracoli. Parlerà di tutto con i magistrati e non ha intenzione di sottrarsi, nemmeno dopo le lettere che Valter le ha mandato dal carcere”.

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