Il mondo FQ

Ilva, l’ultima carta contro la chiusura dell’area a caldo: il 9 settembre l’udienza per la sospensione del decreto

Il destino del siderurgico si discuterà tra otto giorni davanti ai giudici dopo l'istanza presentata dalle amministrazioni straordinarie contro la decisione della Corte d'Appello di Milano
Ilva, l’ultima carta contro la chiusura dell’area a caldo: il 9 settembre l’udienza per la sospensione del decreto
Icona dei commenti Commenti

L’ultima carta per evitare la chiusura dell’area a caldo dell’Ilva di Taranto sarà giocata il 9 settembre davanti alla Corte d’Appello di Milano, in altra composizione rispetto a quella che a fine luglio ne ha deciso la sospensione entro il 26 ottobre. I giudici hanno fissato la data nella quale verrà discussa l’istanza di sospensiva del decreto presentata dalle amministrazioni straordinarie di Ilva e di Acciaierie d’Italia.

Le due società – a cui fanno capo la proprietà degli impianti (Ilva) e la loro gestione (Acciaierie) – hanno presentato negli scorsi giorni anche un ricorso straordinario alla Corte di Cassazione chiedendo di annullare il decreto. I tempi in questo caso, però, sono lunghi. Quindi l’ultima possibilità di evitare la chiusura il 26 ottobre è legata appunto alla sospensione del decreto, che verrà discussa il 9 settembre.

Il destino del siderurgico, tuttavia, non è legato solo alla decisione della magistratura. Anche se Ilva e Acciaierie d’Italia dovessero spuntarla, guadagnando tempo, inizierebbe un’altra rincorsa, quella alle risorse per mandare avanti l’impianto. Come anticipato da La Gazzetta del Mezzogiorno qualche giorno fa, le materie prime per produrre acciaio sono in esaurimento e c’è il rischio che l’ultima colata negli altoforni sia il prossimo 20 settembre. Oltre a ciò, a fine luglio, il governo ha deliberato l’utilizzo dell’ultima tranche (100 milioni di euro) del prestito ponte autorizzato dall’Unione Europea: fondi che basteranno al massimo per un paio di mesi.

Un tempo che non sarà sufficiente a finalizzare la gara di vendita, ancora in alto mare con tre manifestazioni d’interesse (Flacks, Jindal, la cordata di acciaieri italiani, mentre i cechi di Ce Industries hanno smentito il passo ufficiale annunciato dal ministro Adolfo Urso). Il governo ha quindi un problema legato alla necessità di finanziare la sopravvivenza degli impianti senza infrangere le regole imposte da Bruxelles che aveva dato il via libera al prestito ponte solo se finalizzato alla vendita definitiva del complesso. La situazione delicata e sta creando incertezze anche nell’indotto: oggi potrebbe essere il giorno in cui diverse aziende che lavorano negli appalti del siderurgico invieranno le lettere licenziamento. In ballo ci sarebbero un migliaio di posti di lavoro.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione