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Il sindaco di Cortina premia le autorità che hanno sostenuto le Olimpiadi: una genuflessione provinciale al potere

DIARIO OLIMPICO - Un elenco di nomi e di cariche sterminato, indicativo di una deferenza istituzionale che non rispecchia le contraddizioni e i problemi irrisolti
Il sindaco di Cortina premia le autorità che hanno sostenuto le Olimpiadi: una genuflessione provinciale al potere
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Vaso di coccio tra vasi di ferro, il sindaco di Cortina Gianluca Lorenzi ha insignito con “Il Campanile”, massima onorificenza civica, le più alte autorità che hanno sostenuto le Olimpiadi Invernali 2026. Un elenco di nomi e di cariche sterminato, indicativo di una deferenza istituzionale che non rispecchia le contraddizioni e i problemi irrisolti di un grande evento sportivo, che se ha avuto il merito di portare molte medaglie all’Italia, ha però lasciato un’eredità pesante, continuamente dissimulata dalla giaculatoria “le Olimpiadi sono state un grande successo”.

Non si possono archiviare con un autoelogio collettivo i costi enormi, i debiti per centinaia di milioni di euro e il libro dei sogni infrastrutturali rimasto in buona parte incompiuto. Più che un ringraziamento della piccola e ricca Cortina, è sembrata una genuflessione molto provinciale verso il potere che ha garantito, per quota parte, la messa in scena dei Giochi che avrebbero dovuto strabiliare il mondo.

Solo una parte degli “insigniti” si è presentato nella sede del consiglio comunale, altri hanno mandato messaggi, altri ancora si sono collegati da remoto. Al primo posto Giorgia Meloni, la presidente del Consiglio che nel 2023 ha approvato il piano definitivo delle opere, quasi 4 milioni di euro di soldi pubblici, e fatto approvare deroghe alle procedure, in barba alla valutazione di impatto ambientale, per assicurare lo spettacolo.

Poi c’è Matteo Salvini, il ministro delle Infrastrutture che ha tirato fuori dal cilindro una pista da bob da 132 milioni di euro complessivi, con un appalto da 82 milioni di euro assegnato a Impresa Pizzarotti e realizzato (ma non ancora completato) contro ogni previsione, oltre alla cabinovia di Socrepes costruita su una frana, non ancora ultimata e per questo finita sotto inchiesta.

Si continua con Giancarlo Giorgetti, il ministro che tiene i cordoni della borsa e ha assicurato i finanziamenti pubblici, nonostante la promessa che l’operazione sarebbe stata realizzata a “costo zero”. A seguire, Andrea Abodi, il ministro dello Sport che si ostina a dichiarare che di euro dei cittadini per l’organizzazione non ne è stato speso nemmeno uno, mentre siamo arrivati a superare il mezzo miliardo. Infine, per il governo, Matteo Piantedosi, il ministro dell’Interno che ha garantito la sicurezza, a botte di centinaia di milioni di euro.

A metà della lista troviamo Giovanni Malagò, presidente di Fondazione Milano Cortina 2026, oggi presidente della Figc, che ha avuto il grande merito di spendere oltre due miliardi di euro per la parte organizzativa, a fronte di una previsione di un miliardo e mezzo, con debiti tutti da quantificare.

Accanto, ecco l’architetto Fabio Massimo Saldini, commissario straordinario per le opere olimpiche, che già si candida a continuare il lavoro fino al 2033, visto che quando il 31 dicembre prossimo scadrà il mandato della Società Infrastrutture Milano Cortina (Simico) di cui è amministratore delegato, le opere da ultimare saranno circa la metà su un totale di 98. Equivalenti a quasi tre miliardi di euro.

A completamento, l’ingegnere Giuseppe Fasiol, commissario straordinario per le opere paralimpiche, che è stato insediato solo un anno fa con lo scopo preminente di amministrare 542 milioni di finanziamenti governativi, destinati formalmente per le Paralimpiadi, in realtà finalizzati a coprire i “buchi” delle spese globali di organizzazione.

Non potevano mancare Luca Zaia, l’ex governatore che continua a definirsi “il padre delle Olimpiadi di Cortina” e a sbeffeggiare i “rompipalle” che si auguravano un fallimento, con accanto Alberto Stefani, il suo successore alla guida della Regione Veneto. A corredo Kirsty Coventry, presidente del Comitato Olimpico Internazionale e Andrew Parsons, presidente del Comitato Paralimpico Internazionale. Da ultimo, Damiano Tommasi, il sindaco di Verona che ha ospitato la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi.

Non mancava nessuno nella galleria dei meritevoli di “un riconoscimento che guarda al futuro”. È l’Italia dello sport, della politica, delle promesse e dei bei discorsi. Tra sorrisi e brindisi, salmodiare e complimenti reciproci, quasi nessuno è stato sfiorato dal dubbio che non tutto sia come appare e che la riconoscenza andrebbe tributata non tanto ai Signori dello Sport, incuranti degli effetti negativi sulla montagna, bensì alle migliaia di volontari che hanno assicurato lo svolgimento delle gare, al vigilante morto al freddo nel cantiere del Palaghiaccio e ai cortinesi che hanno visto la loro cittadine trasformata in un cantiere perenne.

Soltanto la consigliera comunale di minoranza Roberta De Zanna ha osato lanciare un monito di buon senso: “Smettiamola di suonare la grancassa del ‘quanto siamo stati bravi’ e ‘quanto è stato tutto meraviglioso’. Siamo stanchi di sentir parlare di Grandi eventi, Top di gamma, Turismo extralusso e vedere il paese sfuggirci di mano”.

Difficile darle torto se si pensa alla cabinovia che danza sulla frana di Mortisa, alla pista da bob dello scandalo, alle opere stradali ancora da progettare per oltre un miliardo di euro tra Longarone e Cortina, alla selva di gru che intasano il centro storico, al bosco di Ronco sacrificato per far posto al Cortina Sliding Center, dal nome roboante, ma dall’incerto futuro.

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