Tajani torna sulle possibili interferenze di Mosca nelle elezioni dei Paesi Ue. “Convinto che possa accadere”
Torna su quanto ha rilevato il Copasir (il comitato parlamentare che controlla l’operato dei servizi segreti), che nell’ultima relazione approvata il 4 agosto scorso relativa all’anno 2025 dà conto di un report “recante elementi info-valutativi sulle campagne straniere di manipolazione delle informazioni e di ingerenza registrate nei periodi di riferimento”. Tra le attività monitorate ci sono soprattutto le campagne di disinformazione social russe e cinesi attraverso, per esempio, la produzione di false prime pagine di giornali italiani. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani arrivando al Gymnich – l’incontro informale dei ministri degli Esteri dei Paesi membri dell’Unione europea – in Irlanda, spiega che “non è da escludere che possano esserci tentativi di condizionare le elezioni dei Paesi dove si vota”. Una questione, aggiunge, “generale, che riguarda tutta l’Unione Europea, ma non è da escludere che possano esserci tentativi di condizionare le elezioni dei Paesi dove si vota. Sono convinto che possa accadere, per questo bisogna intervenire in anticipo”.
Tajani, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha fatto riferimento esplicito a Mosca: “Non escludo che possano esserci tentativi da parte della Federazione Russa di interferire nella vita democratica dei paesi dell’Unione Europea, interferendo sulle libere elezioni democratiche che si svolgono nei nostri Paesi, cercando di condizionare con questa attività deprecabile la volontà popolare. Questo sarebbe veramente inaccettabile, si è già parlato in più di un’occasione, bisogna vigilare, bisogna impedire che ci siano queste azioni da parte di un Paese con il quale noi non siamo in guerra”. “Quindi – ha sottolineato – noi continueremo a vigilare, non è un caso che ci sia stata una riforma del ministero degli Esteri. Dal primo di gennaio c’è una direzione generale che si occupa della sicurezza, sia da un punto di vista politico sia da un punto di vista operativo, e non è un caso che ci sia una sala operativa che opera 24 ore su 24, proprio per respingere gli attacchi cibernetici, molti dei quali arrivano da hacker russi, contro le nostre sedi diplomatiche, contro il ministero”. “Ricordo che in occasione della prima visita di Zelensky, nel momento in cui l’aereo toccò la pista dell’aeroporto di Ciampino, ero lì ad accogliere il presidente ucraino, ci fu un attacco contro il sito del ministero degli Esteri. I precedenti ci sono e noi vigiliamo perché possa essere garantita sempre comunque la vita democratica nei nostri Paesi”.
Dichiarazioni a cui, poche ore dopo, ha reagito Salvini che, pur specificando di non riferirsi al ministro ha detto: “Non so se Tajani ha degli elementi in più rispetto a quelli che ho io ma non voglio mancare d’intelligenza rispetto alla libertà di scelta degli italiani che non hanno mai votato né penso voteranno per influenze russe, cinesi, americane, israeliane o palestinesi. Non parlo di Tajani ma mi sembra che ci sia un’ansia anti russa che mi preoccupa. La Russia – ha aggiunto – ha invaso e ha scatenato una guerra e non c’era necessità ma ho come l’idea che qualche cancelleria europea non voglia metter fine a questa guerra e cerchi qualche pretesto magari per vendere altre armi. Non ho l’ansia che i russi invadano Torre Maura o Tor Bella Monaca”.
Il tema delle interferenze sul voto è peraltro recentemente tornato alla ribalta dopo l’esito del referendum in Islanda sulla ripresa dei negoziati per l’Unione europea, in cui il “no” ha prevalso. L’analisi del voto fa pensare a uno spostamento di una piccola parte dell’elettorato e degli indecisi verso la bocciatura del si e la conseguente prevalenza a mantenere lo status quo e l’indipendenza sul proprio mare e sulle proprie leggi. A stringersi, insomma, attorno al campanile piuttosto che negoziare nei palazzi di Bruxelles. C’è però chi ha visto il sospetto di interferenze straniere, tutte da dimostrare, ma soprattutto un rifiorire delle fake news, della disinformazione tipica del populismo che ha gioco facile nel prendere di mira l’Ue, dando un nuovo pretesto ai sovranisti per attaccare il progetto europeo. Il gruppo dei Patrioti per l’Europa, dove siedono la Lega e Rassemblement National ha ad esempio esortato “le istituzioni europee ad accettare l’esito senza esercitare pressioni né reinterpretazioni: l’Islanda sta dimostrando ancora una volta che il futuro dell’Europa non risiede in un super-Stato centralista dell’Ue, ma nella cooperazione tra Stati liberi e sovrani”.