Embargo Usa su Cuba, la vicenda Di Battista getta luce anche sulle difficoltà della regione Calabria
La vicenda umana di Alessandro Di Battista, colpito da un grave problema di salute a Cuba, ha acceso i riflettori sull’importanza di ricevere cure sanitarie adeguate, di poter contare sull’assistenza delle istituzioni e sulla cooperazione tra autorità nazionali. A Di Battista vanno i miei migliori auguri di rimettersi presto in forze e di poter contare anche sulle cure dei propri cari.
Dopo la prima assistenza ricevuta a Santa Clara, Di Battista è stato trasferito all’ospedale Hermanos Ameijeiras, uno dei più importanti dell’Avana. Qui ogni giorno medici, infermieri e personale di supporto fanno salti mortali per assistere persone con patologie molto gravi, oltre a gestire un enorme flusso ordinario di pazienti.
Le difficoltà che questo e gli altri ospedali cubani devono affrontare sono inenarrabili: blackout e carenza di energia a causa del blocco delle forniture petrolifere imposto dagli Stati Uniti; scarsità di farmaci, reagenti e materiali di prima necessità per gli effetti di un embargo ulteriormente rafforzato, che limita le opzioni commerciali di Cuba e l’accesso agli strumenti finanziari internazionali e scoraggia imprese e paesi stranieri dall’intrattenere relazioni economiche con l’isola.
Sebbene, con le innumerevoli sanzioni, l’amministrazione Trump dichiari di voler colpire la capacità economica e finanziaria della famiglia Castro, a subire gli effetti dell’impossibilità dello Stato cubano di garantire beni e servizi essenziali sono in realtà tutti i cittadini. I recenti rilievi degli esperti Onu evidenziano che a fare le spese delle sanzioni unilaterali americane sono soprattutto i più fragili: bambini, malati, pazienti oncologici e abitanti delle zone rurali. Ribadiscono inoltre che le sanzioni che privano consapevolmente una popolazione dei mezzi necessari per sopravvivere colpiscono le garanzie fondamentali del diritto alla vita e intaccano il nucleo della dignità umana.
Il danno delle sanzioni americane non colpisce soltanto 10 milioni di cubani e cubane. Pur di isolare sempre più l’isola sul piano economico e politico, Washington ha esercitato fortissime pressioni sui governi di diversi paesi affinché interrompessero le missioni mediche cubane – l’invio all’estero di medici e altro personale sanitario, spesso in paesi con gravi carenze di personale – e ha sanzionato imprese coinvolte nella loro gestione. Guatemala, Honduras e Giamaica, solo per citarne alcuni, hanno così deciso di interromperle dopo lunghi anni di operatività, nonostante le necessità sanitarie delle popolazioni. Il rischio è che i loro cittadini, specie quelli delle aree più deprivate, vedano dilatarsi i tempi di attesa per visite, cure ed esami.
Da tempo è nel mirino anche la Regione Calabria, che finora non ha ceduto alla richiesta di interrompere la missione medica cubana. Grazie alla presenza del personale cubano, calabresi e turisti ricevono cure e assistenza nei pronto soccorso e nei vari presidi sanitari, alleviando la pressione su un sistema sanitario in difficoltà. I calabresi ne apprezzano professionalità, meticolosità e umanità: “I medici cubani” sono ormai entrati nel gergo quotidiano per indicare attenzione e scrupolosità. Tutto questo è ora a rischio.
Dopo l’ennesimo pacchetto di sanzioni, che ha colpito anche la società cubana che gestisce le missioni mediche, il conto bancario della missione medica cubana in Italia è stato bloccato. Sebbene non sia stato chiarito ufficialmente se il blocco sia una conseguenza diretta delle sanzioni americane, la vicenda ricalca quanto accaduto a settori e imprese sanzionati in precedenza. Se l’Italia e l’Europa non attiveranno gli strumenti di cui dispongono per proteggere l’operatività delle proprie imprese dalle sanzioni extraterritoriali americane, presto a farne le spese potrebbero essere anche i nostri connazionali.
È dunque urgente che l’Italia e l’Europa adottino misure contro le sanzioni unilaterali ed extraterritoriali americane. Tanto più che, anche nel caso di Cuba, obiettivi e strategie della crescente pressione di Washington restano poco chiari. È chiaro solo chi ne paga il prezzo: i cittadini cubani, privati di beni e servizi essenziali; le popolazioni dei paesi che rinunciano all’assistenza dei medici cubani. E rischiano di pagarlo anche i cittadini italiani della Calabria.
Fino a che punto siamo disposti ad accettare che decisioni assunte unilateralmente da un altro paese producano conseguenze sulla nostra politica estera, sulle nostre imprese e, soprattutto, sulla salute dei nostri cittadini?