Droni su Lipsia, media tedeschi: “Uno dei sospettati entrato in Schengen con visto rilasciato da autorità italiane a Minsk”. Tajani: “Controlleremo”
Uno dei sospettati del tentato attacco con droni ed esplosivo, all’aeroporto di Lipsia/Halle, entrato nello spazio Schengen grazie ad un visto turistico rilasciato dalle autorità italiane a Minsk alla fine di aprile. Lo riporta il media tedesco Tageshau, citando Ndr, Wdr e Sueddeutsche Zeitung. Secondo quanto riferito, si tratta di un cittadino bielorusso, in possesso anche di passaporto russo, il cui Dna sarebbe stato rinvenuto dagli investigatori. L’uomo sarebbe già emerso in passato in relazione a reati nei Paesi baltici. Le autorità tedesche avrebbero ricostruito i suoi spostamenti. Le autorità tedesche “hanno accertato che il documento è stato rilasciato da un’ambasciata italiana a Minsk alla fine di aprile”, ha riportato la testata Tageshau. Subito è arrivato il commento del ministro degli Esteri: “Controlleremo. C’è un processo per la concessione dei visti, perché devono esserci determinati requisiti. Se le persone li hanno, e non c’è nessun ‘alert’ sulle singole persone, viene concesso il visto”, ha dichiarato Antonio Tajani a margine del Gymnich. “Se è così, cercheremo di capire perché è stato concesso quel visto”.
Un secondo uomo avrebbe invece svolto il ruolo di responsabile della logistica e istruttore dell’operazione. Secondo i media tedeschi, sarebbe entrato in Germania alla fine di luglio attraverso l’aeroporto di Berlino-Brandeburgo, per poi raggiungere la Sassonia con un’auto a noleggio. Due giorni prima del fallito attacco avrebbe lasciato nuovamente il Paese in aereo. L’uomo sarebbe in possesso di passaporto lettone e russo. Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt ha dichiarato che gli elementi raccolti dalle autorità indicano “persone coinvolte che hanno agito su incarico di organismi statali russi“. Nell’attacco, ha aggiunto, è riconoscibile il “noto schema delle operazioni ibride russe in Europa”. Secondo le ricostruzioni di Ndr, Wdr e Sueddeutsche Zeitung, l’Ufficio della polizia criminale (Bka) sarebbe riuscito a identificare alcuni sospettati. Die Zeit ha riferito che l’inchiesta riguarda due indagati.
Nell’indagine avrebbero avuto un ruolo centrale diverse tracce di Dna rinvenute sul luogo dell’attacco e nelle aree circostanti l’aeroporto. Gli investigatori avrebbero trovato elementi biologici su un drone, all’interno di una lattina contenente esplosivo e su un’antenna fissata a un albero nelle vicinanze dello scalo. Le tracce avrebbero prodotto riscontri in banche dati europee, tra cui in Lituania e Finlandia, e sarebbero state integrate con informazioni dei servizi di intelligence. Gli investigatori ritengono inoltre che nell’operazione possano essere stati utilizzati più droni di quanto inizialmente noto. Finora sono stati rinvenuti tre velivoli, integri o in parte. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, le autorità dubitano tuttavia di poter arrestare i presunti esecutori, anche perché i responsabili di precedenti casi di sabotaggio attribuiti dalle autorità occidentali al Cremlino si troverebbero in Russia. Mosca ha respinto ogni responsabilità per il fallito attacco. L’ambasciata russa a Berlino ha definito le accuse una “provocazione messa insieme frettolosamente”, denunciando una nuova ondata di “isteria antirussa” in Germania.