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Crosetto smentisce il presunto allarme della Cia: “Nessuna conferma, no ad altra benzina sul fuoco”. El Mundo scrive: “Mosca potrebbe colpire Italia, Francia e Spagna dal mare”

Secondo un report ottenuto dal quotidiano spagnolo da fonti lituane, Mosca starebbe preparando attacchi nel Mediterraneo. L'ipotesi arriva mentre i tre paesi si avvicinano alle elezioni del 2027
Crosetto smentisce il presunto allarme della Cia: “Nessuna conferma, no ad altra benzina sul fuoco”. El Mundo scrive: “Mosca potrebbe colpire Italia, Francia e Spagna dal mare”
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Nella guerra in Ucraina potrebbe aprirsi anche un fronte nel mare Mediterraneo. Secondo informazioni raccolte dall’intelligence Usa, condivise con alcuni governi europei e pubblicate da El Mundo, Mosca starebbe valutando un’operazione con droni contro uno tra Spagna, Francia e Italia. Un allarme che riguarda quindi direttamente il conflitto e la contrapposizione tra il Cremlino e i Paesi che sostengono Kiev, ma che si traduce anche in una dimensione politica: tutti e tre i Paesi saranno impegnati nel 2027 in elezioni in cui, dicono gli analisti citati dal quotidiano di Madrid, paura, sicurezza e stanchezza per la guerra potrebbero diventare fattori di forte pressione politica.

“Secondo fonti a conoscenza dell’allerta – riferisce El Mundo -, anche i governi di Spagna, Francia e Italia furono informati che la Russia stava preparando una possibile operazione con droni contro uno di questi Paesi”. Da Roma, però, Guido Crosetto smentisce: “Non serve a nessuno e non trova alcuna conferma l’allarme lanciato questa mattina da un quotidiano spagnolo che ipotizza possibili attacchi ad Italia, Spagna e Francia da parte di navi e droni russi. Già viviamo in tempi difficili e “nervosi” e non serve a nessuno ulteriore benzina sul fuoco”, scrive il ministro della Difesa su X. Anche secondo fonti qualificate contattate dall’Ansa il presunto alert al momento non sarebbe giunto ad alcun livello operativo, né intelligence, né diplomatico, né militare.

La Commissione europea afferma che la possibilità di attacchi russi “non è una sorpresa”, ma precisa di non essere a conoscenza dell’allerta specifica. “Sappiamo che il nostro spazio aereo viene messo alla prova ed è stato violato varie volte. Sappiamo che sono in corso diversi attacchi ibridi che prendono di mira molti dei nostri Stati membri”, ha dichiarato il portavoce Thomas Regnier, sottolineando che la questione “compete alle autorità nazionali”, ma Bruxelles ha “lunga esperienza di azioni di sostegno agli Stati in caso di necessità”.

Le informazioni, riferisce il quotidiano spagnolo, sarebbero state trasmesse agli alleati dopo il viaggio a Mosca di John Ratcliffe, il 25 agosto. Il direttore della Cia era arrivato nella capitale russa a bordo di un aereo militare statunitense che aveva fatto scalo a Riga. Non risultano pubblicamente suoi incontri in Lettonia, ma una fonte diplomatica di un Paese baltico citata da El Mundo sostiene che le autorità fossero state informate in anticipo del viaggio e successivamente del suo contenuto. Wall Street Journal e Politico avevano riferito che la missione era legata a un avvertimento a Mosca contro possibili attacchi o provocazioni nei confronti della Nato.

Il tipo di drone indicato dalle informazioni in possesso delle autorità lituane sarebbe il Gerbera, velivolo di fabbricazione russa, lungo circa due metri, con un’apertura alare di 2,5 metri, un peso fino a 18 chili, una velocità di circa 160 chilometri orari e un’autonomia massima dichiarata di 600 chilometri. Questi velivoli potrebbero essere trasportati su navi mercantili, nascosti all’interno di container, e fatti decollare da acque internazionali attraverso sistemi di catapulta. Secondo una fonte vicina al ministero della Difesa lituano, da 200 o 300 km dalla costa il volo verso un obiettivo europeo richiederebbe indicativamente tra un’ora e un quarto e due ore.

Un mercantile potrebbe trasportare più apparecchi. Il Gerbera, inoltre, sarebbe più semplice da lanciare rispetto a droni più grandi come gli Shahed o i Geran. La sua capacità distruttiva è relativamente limitata: con un carico di quattro o cinque chili di esplosivo non potrebbe demolire una grande installazione, ma potrebbe provocare un incendio, danneggiare apparecchiature esposte, costringere alla chiusura temporanea di un aeroporto o di un porto, sorvolare un’installazione militare anche solo per dimostrare che la Russia è in grado di colpire la retrovia europea.

Anche le dimensioni sarebbero compatibili con il trasporto in container. L’apertura alare è di poco superiore alla larghezza interna media di un container, ma il drone potrebbe essere trasportato con le ali smontate, ripiegato o disposto diagonalmente e assemblato sul ponte. Un Gerbera-2, variante dello stesso drone, è stato recentemente recuperato al largo della costa della polonia con una testata dotata di detonatore e 4 chili di esplosivo. In quel caso, però, non si sarebbe trattato di un lancio navale: l’ipotesi è che l’apparecchio fosse arrivato da Kaliningrad attraversando la Lituania.

L’ipotesi di lanciare droni dal mare non sarebbe nuova per Mosca. Il media ucraino Defense Express aveva già scritto un anno fa della possibilità che Gerbera venissero trasportati su petroliere della cosiddetta flotta ombra e lanciati da acque internazionali. La Russia aveva già effettuato esperimenti di questo tipo. Nel 2020 Zala, azienda russa produttrice di droni legata al consorzio Kalashnikov, aveva condotto lanci dimostrativi da un’imbarcazione in movimento. E nell’ottobre 2024 gli esperimenti sarebbero ripresi da una piattaforma marittima quasi ferma.

Nel Baltico c’è stato poi un episodio che ha accresciuto l’attenzione sulle capacità russe. A febbraio un’unità navale svedese avrebbe individuato un drone decollato dalla Zhigulevsk, nave russa per l’intelligence elettronica, nello stretto di Øresund. La Svezia intervenne contro il velivolo e definì il volo una violazione del proprio spazio aereo. In quei giorni la portaerei francese Charles de Gaulle si trovava a Malmö; il drone rimase a oltre dieci chilometri e non venne identificato. Anche l’Ucraina utilizza piattaforme marittime per lanciare droni aerei e alcuni analisti considerano possibile che un’eventuale operazione russa sia collegata anche a questa capacità ucraina.

Secondo le fonti citate da El Mundo, la scelta dei tre Paesi non sarebbe casuale. Spagna, Francia e Italia hanno in programma elezioni nel 2027 e dispongono di forze politiche radicali che potrebbero sfruttare la paura provocata da un attacco e la crescente stanchezza nei confronti della guerra in Ucraina. Il quotidiano cita in particolare Francia e Italia per la presenza di posizioni o collegamenti considerati vicini agli interessi del Cremlino. Il 23 settembre, inoltre, il leader della sinistra francese Jean-Luc Mélenchon ha attribuito agli “attacchi a lungo raggio” ucraini sul territorio russo l’intensificazione della minaccia russa in Europa.

“Non sono necessariamente i Paesi in prima linea a essere l’obiettivo – ha spiegato al El Mundo l’analista britannico Keir Giles, specializzato nella strategia militare russa e già collaboratore dell’Accademia della Difesa del Regno Unito -. L’obiettivo sarà dove si trova il punto più debole dell’Europa”. Giles cita tra i possibili punti vulnerabili proprio Paesi come Regno Unito e Spagna, che a suo giudizio non avrebbero investito abbastanza in sistemi di difesa adeguati alla minaccia russa. Mosca, sostiene Giles, valuterebbe continuamente dove un attacco potrebbe avere maggiore impatto in ragione della “mancanza di resilienza, della difesa civile e della fragilità politica“.

La fonte lituana citata da El Mundo parla di una sorta di “Spider web” russa, in riferimento all’operazione con cui l’Ucraina ha nascosto droni all’interno di container trasportati su camion attraverso il territorio russo. I conducenti, secondo la ricostruzione, non erano consapevoli del contenuto dei mezzi. I droni furono poi fatti uscire dai container nei pressi di alcuni aeroporti russi e utilizzati per colpire gli aerei delle forze russe.

Il fianco meridionale dell’Europa è già entrato nel discorso dei canali russi vicini agli ambienti militari. Il 19 settembre, il giorno dopo la riunione convocata da Emmanuel Macron all’Eliseo, il canale Telegram Rybar ha pubblicato una mappa del Mediterraneo con il titolo “Medicina russa contro l’arroganza francese”. Il riferimento alla Francia si inserisce in un contesto nel quale Macron ha assunto iniziative politiche considerate eccezionali. Il 16 settembre il presidente francese ha riunito il Consiglio di Difesa. Due giorni dopo ha convocato all’Eliseo i leader di tutti i partiti e i candidati alle presidenziali del 2027.

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