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La visita del capo della Cia a Mosca per me nasconde ragioni preoccupanti

È possibile che Washington cerchi di capire quanto vicino è il punto oltre il quale Mosca deciderà di passare ad armi non convenzionali sull’Ucraina
La visita del capo della Cia a Mosca per me nasconde ragioni preoccupanti
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di Stefano Briganti

Il conflitto ucraino è salito di un altro livello che si aggiunge a quelli delle sempre più potenti forniture a Kiev di armi offensive Nato, passate dai Javelin agli Storm Shadow inglesi e agli Scalp francesi, fino all’autorizzazione di poterli usare per colpire in profondità nella Federazione Russa.

Il nuovo livello è quello dell’Ucraina che si focalizza su attacchi in profondità alle infrastrutture energetiche e logistiche russe, lasciando che sulla linea del fronte gli sviluppi restino gli stessi da tre anni con la lenta avanzata russa.

Questi attacchi, molto efficaci, sono attuati utilizzando i missili Nato, i Flamingo ucraini e i potenti droni ucraini costruiti grazie ai massicci pacchetti economici forniti dall’Europa a Kiev. Tutto reso possibile dalle informazioni satellitari e di intelligence fornite da Nato-Usa-Ue all’esercito ucraino.

Indubbiamente questa strategia sta creando dei problemi alla Federazione Russa, ammessi anche da Putin, in particolar modo per la disponibilità di carburante. Una escalation così non può che produrre come effetto un’escalation da parte della Federazione Russa, che sta martellando Kiev e le infrastrutture ucraine con missili balistici e ipersonici, producendo danni sempre più gravi perché le difese aeree ucraine non dispongono più di Patriot.

Sullo sfondo, ma solo come scenografia, rimane la fine del conflitto per via diplomatica. Zelensky assieme ai “volenterosi” europei sostiene da più di un anno una proposta che mira a una sospensione del conflitto e non a un accordo da negoziare, cosa che invece vuole la Russia.

La Federazione ha annunciato che alzerà ancora di più l’intensità della risposta con missili balistici più potenti, perché ora si è entrati in uno scenario in cui Kiev colpisce direttamente la sicurezza del paese e della popolazione russa. Tutto questo apre di nuovo allo spettro del nucleare.

Il documento Fundamentals of State Policy of the Russian Federation on Nuclear Deterrence, rivisto nel novembre 2024, stabilisce le norme sull’utilizzo di armi non convenzionali. La Federazione Russa si riserva il diritto di impiegare armi nucleari in caso di aggressione contro la Federazione Russa da parte di uno stato, anche non nucleare, mediante l’impiego di armi convenzionali… che crei una minaccia critica alla sovranità e/o integrità territoriale”.

Tra le condizioni che rendono possibile l’impiego di armi nucleari da parte della Federazione Russa ci sono:
– lancio di missili balistici diretti contro i territori della Federazione Russa e/o dei suoi alleati;
– azioni di un avversario che incidano su elementi di infrastrutture statali o militari di importanza critica della Federazione Russa, la cui disattivazione comprometterebbe le azioni di risposta delle forze nucleari.

Gli attacchi ucraini alla Federazione sono considerati da Mosca un’aggressione e le condizioni per l’uso delle armi non convenzionali sono quelle attuate ora da Kiev.

La visita di Ratcliffe a Mosca si colloca in questo nuovo contesto del conflitto. Un incontro a Mosca di otto ore del capo della Cia con i vertici della sicurezza russa dovrebbe trattare un argomento di una delicatezza tale da dover essere affrontato de visu. Credere che Ratcliffe abbia solo chiesto un incontro a tre ben conoscendo la posizione di Putin, puntualmente ribadita, mi sembra più un paravento che altro.

Considerata la nuova escalation e il fatto che gli europei proseguono senza sosta a dare a Kiev i mezzi e il supporto per continuare a colpire l’interno della Russia, è possibile che Washington cerchi di capire o valutare quanto vicino è il punto oltre il quale Mosca deciderà di passare ad armi non convenzionali sull’Ucraina.

Trump sa che in questo caso, pur non intervenendo direttamente, sarà sottoposto ad una fortissima pressione sia interna che dall’Europa/Nato, e dovrà prendere decisioni geopolitiche molto scomode.

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