Barcellona, in migliaia in corteo contro l’ampliamento dell’aeroporto su un’area protetta: “Vogliamo spazi verdi davvero”
“Siamo qui per protestare perché non vogliamo più aerei, più turisti, e vogliamo che gli spazi protetti siano verdi davvero”. Laia Ferrer, 34 anni, educatrice ambientale, parla dalla manifestazione che domenica ha attraversato il centro di Barcellona per chiedere lo stop definitivo ai piani di ampliamento dell’aeroporto di Barcellona-El Prat de Llobregat. Con lo slogan “No all’ampliamento, né ora né mai”, il corteo è partito a mezzogiorno da passeig de Gràcia ed è arrivato a plaça de Sant Jaume, con l’appoggio di oltre duecento sigle sociali, di quartiere e ambientaliste. Si sono uniti alla protesta anche trattori e biciclette arrivati da El Prat e Sant Boi, per rivendicare il ruolo dell’agricoltura nel futuro del delta del Llobregat. Secondo gli organizzatori della piattaforma Zeroport, trentamila, per la Guardia Urbana circa 5.500.
Le voci della piazza
Prima della partenza, il portavoce di Zeroport Jaume Osete ha parlato di un “rifiuto frontale” della cittadinanza, con partecipanti arrivati da tutto il Paese, e ha avvertito che l’ampliamento aggraverebbe la crisi abitativa, l’emergenza climatica e la massificazione turistica. Joan Manel del Llano, anche lui di Zeroport, ha accusato di “negazionismo climatico” e di irresponsabilità nel difendere a oltranza il progetto. Per Clàudia Custodio, ricercatrice e portavoce di Zeroport, la mobilitazione arriva in un momento “chiave”, con il governo pronto ad approvare il piano di investimenti aeroportuali. Hanno partecipato anche rappresentanti dei partiti Erc, Comuns e Cup, e il vicepresidente del Parlamento europeo Nicolae Stefanuta, secondo cui l’ampliamento contrasta con gli obiettivi climatici dell’Ue e farà salire i prezzi delle case.
Le altre piazze
La protesta catalana non è un caso isolato. Nella stessa giornata di domenica erano convocate mobilitazioni simultanee contro gli ampliamenti degli aeroporti anche a Palma e a Ibiza, entrambe alle 18. A Palma la Piattaforma contro l’ampliamento dell’aeroporto ha dato appuntamento davanti alla delegazione del governo spagnolo, contro l’espansione di Son Sant Joan e per chiedere la fine dei finanziamenti pubblici alla promozione turistica e all’apertura di nuove rotte. Hanno aderito una quindicina di realtà, tra cui la Federazione delle associazioni di quartiere di Palma, Fridays For Future Mallorca e il GOB Mallorca, chiedendo anche il divieto dei voli notturni e dei jet privati e l’eliminazione dei sussidi ai carburanti per l’aviazione. A Ibiza il corteo, convocato dall’Associació de Joves d’Eivissa, parte da s’Alamera, nel centro della città: i promotori contestano il piano di portare i gate d’imbarco dagli attuali 17 a 32. Le tre proteste coincidono con la settimana di azioni per ridurre i voli chiamata StayGrounded.
Chi vuole l’ampliamento
La protesta arriva in un momento delicato. Il governo di Pedro Sánchez ha appena confermato la volontà di rilanciare l’ampliamento: il 15 settembre il Consiglio dei ministri ha approvato il documento che regola gli investimenti per il periodo 2027-2031, destinando 1.765 milioni di euro all’aeroporto catalano. Il ministro dei Trasporti, Óscar Puente, ha dichiarato che il progetto “è nell’animo” tanto del governo spagnolo quanto di quello catalano, nonostante le resistenze di Sumar all’interno della maggioranza di Madrid. Formalmente, il grosso dell’investimento non finanzia ancora il pezzo più controverso, ossia il prolungamento della terza pista, ma altre opere (nuovo terminal, miglioramenti operativi). Solo 198 milioni sono condizionati al rispetto dei requisiti ambientali. L’espansione vera e propria resta rinviata al quinquennio successivo, il 2032-2035, e resta subordinata al via libera di Bruxelles.
Ma la direzione politica è chiara. Nell’estate 2025 il presidente catalano, il socialista Salvador Illa, ha siglato un nuovo patto con Aena, la società proprietaria dell’aeroporto, per rilanciare un progetto che sembrava morto. Il Comune di Barcellona e Foment del Treball, la Confindustria catalana, sostengono l’operazione: l’obiettivo dichiarato è trasformare El Prat in un hub per voli intercontinentali, portando la capacità dagli attuali 57 milioni di passeggeri fino a 70 milioni nel 2033, con l’ambizione di Aena di arrivare a ottanta milioni.
Non è la prima volta che si fa questo tentativo. Nel 2019 Aena aveva già presentato un piano da 1.704 milioni di euro per allungare di 500 metri la terza pista. Ma tra il 2021 e il 2023 una mobilitazione sociale imponente, di oltre trecento organizzazioni tra sindacati agricoli, reti per la giustizia climatica ed entità ambientaliste, avevano chiesto il ritiro “immediato e senza condizioni” del piano, insieme alla mancanza di un accordo politico dentro lo stesso governo catalano, aveva costretto Madrid a ridimensionare drasticamente gli investimenti: dai 1.700 milioni previsti, nel 2021 ne erano stati stanziati appena 320. Il progetto era di fatto congelato. Quello a cui si assiste ora è il suo ritorno in una forma nuova, con il sostegno esplicito dell’esecutivo catalano.
L’ostacolo: il Parco naturale della Ricarda
Per capire la posta in gioco serve una premessa geografica. L’aeroporto di Barcellona-El Prat non si trova in città, ma nell’area metropolitana di Barcellona a sud-ovest, nel comune di El Prat de Llobregat, proprio alla foce del fiume Llobregat. È qui, tra le piste e il mare, che si estende quel che resta del delta del fiume: un mosaico di zone umide, canneti e lagune che un tempo copriva un’area molto più ampia e che oggi sopravvive solo a frammenti, stretto tra l’aeroporto, la zona industriale del porto e l’espansione urbana. Questo spazio, chiamato La Ricarda, insieme alla vicina laguna del Remolar, è uno di questi frammenti superstiti: cuore della biodiversità del delta del Llobregat e protetta dalla rete europea Natura 2000.
Il punto è che la Ricarda non è un’area lontana dall’aeroporto, ma le è letteralmente addossata: la terza pista corre già lungo il suo perimetro. Per questo qualunque prolungamento significherebbe avanzare direttamente dentro la laguna, non “vicino” ad essa. Non è un impatto indiretto o mediato, ma un’occupazione fisica dello spazio protetto. La Commissione Europea aveva già avvertito Madrid, in una comunicazione del 2021, che i precedenti ampliamenti avevano causato un crollo del 70% degli esemplari di specie svernanti nell’area. Per questo, dentro la stessa maggioranza catalana, Erc e i Comuns pongono un veto politico su qualunque estensione della pista che comprometta ulteriormente la zona.
Il calcolo che non torna
A rafforzare le critiche è arrivato pochi giorni fa un doppio colpo. Il 15 settembre è stato pubblicato il primo studio che quantifica l’impatto climatico del progetto: le emissioni di CO2 legate al traffico aereo aumenterebbero almeno dell’8,2% entro il 2030 e del 21,8% entro il 2033. Le emissioni dell’aeroporto, calcola lo studio, sono già cresciute del 76,7% nell’ultimo decennio: quasi due milioni di tonnellate di CO2 in più rispetto al 2016. E si tratta di stime al ribasso, perché calcolate mantenendo l’attuale distribuzione delle rotte, mentre l’obiettivo dichiarato dell’ampliamento è proprio aumentare i voli intercontinentali, i più lunghi e i più inquinanti.
C’è poi un problema più strutturale: le emissioni dell’aviazione internazionale non vengono conteggiate negli inventari ufficiali dei gas serra previsti dalla Convenzione Onu sul clima, e restano quindi fuori dai budget di carbonio catalani. Sulla carta, insomma, l’ampliamento non farà sforare gli obiettivi climatici della Catalogna, anche se, secondo le stime di Zeroport basate sui dati dell’agenzia Barcelona Regional, l’attività aeroportuale da sola potrebbe arrivare a pesare fino al 60% del tetto massimo di emissioni che il Comitato di esperti sul cambiamento climatico ha fissato per la Catalogna nel quinquennio 2031-2035. “L’aeroporto di Barcellona emette già più di tutte le abitazioni catalane messe insieme, e più dell’intera attività di Repsol nel paese”, ha dichiarato Clàudia Custodio, ricercatrice dell’Observatori del Deute en la Globalització e portavoce di Zeroport. “Non è solo l’infrastruttura più inquinante della Catalogna: con l’ampliamento, vanifica gli sforzi di riduzione delle emissioni di tutta la popolazione”.
È proprio questa contraddizione, tra retorica della transizione verde e un progetto che moltiplica il traffico aereo, il filo conduttore della protesta di domenica. Tra gli striscioni, accanto a quelli contro il cemento e il turismo di massa, non mancavano quelli che chiedevano di “far contare davvero” le emissioni dell’aviazione. Per Zeroport, la battaglia dei prossimi mesi si giocherà tutta lì: nel vuoto normativo che permette a un intero settore di crescere restando, sulla carta, invisibile.