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Si chieda Bonaccini perché ignoranti e poveracci votano Meloni e non il suo Pd

Da Sordi ai salotti sconnessi dalla realtà. Si possono scorgere due archetipi che descrivono bene la superbia fatale del centrosinistra
Si chieda Bonaccini perché ignoranti e poveracci votano Meloni e non il suo Pd
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di Davide Trotta*

Di recente mi sono imbattuto nella replica di un celebre film con protagonista Alberto Sordi nei panni di Otello Celletti, Il Vigile, che conosco a memoria in ogni sua battuta. Ma per un attimo ho pensato di essermene inventata una: possibile che sia stata brutalmente tagliata o, per meglio dire, censurata? Nella versione originale del film, in seguito all’ennesimo rifiuto di un lavoro trovatogli, questa volta come facchino, e di una sfuriata di suo cognato che gli impone di cominciare finalmente a lavorare, Celletti si rivolge al figlio con fare rassegnato – ma ironico nell’immensa recitazione di Sordi – chiedendogli se fosse contento di avere un papà facchino. Ecco di queste parole più nessuna traccia. Che la scure della cultura woke si sia abbattuta implacabile anche su un grande capolavoro del nostro cinema?

Al tempo dell’imperatore Tiberio ogni sospiro era sufficiente per cadere nel sospetto di tramare contro l’imperatore e beccarsi una sacrosanta accusa di lesa maestà. In maniera non dissimile oggi basta una parola equivocata per meritare il terribile stigma di fascista. Col rischio che in questa scalmanata caccia alle streghe, a forza di vedere fascismo ovunque, si perdano di vista fenomeni di fascismo autentico, ove davvero si ripresentassero. L’altro rischio è che, a forza di evocare un po’ a caso lo spauracchio del fascismo, si inizi e finisca per competere con gli originali. Amputare una battuta da un film come quella citata non appare segnale incoraggiante.

A questo punto sorge spontaneo domandarsi a quale cultura Bonaccini facesse riferimento qualche giorno fa quando ha liquidato milioni di italiani che hanno votato il centrodestra, stigmatizzandoli sostanzialmente come ignoranti e indigenti. A tacere del qualunquismo sotteso a quest’affermazione, Bonaccini, nel delegittimare un’imponente quota di italiani, mostra di lasciarsi possedere dallo spirito di Berlusconi, quando in un’occasione additò gli italiani votanti a sinistra come “coglioni”. A ulteriore conferma di come certi spettri che si avrebbe la pretesa di combattere, in realtà si annidino segretamente in ognuno.

Semmai Bonaccini e la sua parte politica dovrebbero interrogarsi su come mai tanti ignoranti e poveracci votino Meloni e non loro. Pena il rischio di diventare come quegli studenti che, anziché accettare il voto negativo del prof, si rifugiano nella tenace convinzione di essere dei geni incompresi e che il prof. sia un ignorante incapace di comprenderne le potenzialità inespresse. Certo, la sinistra ormai da tempo rivendica un primato culturale e morale che però fatica a conciliarsi con la realtà: ricordo qualche settimana fa il giovane Paolo Romano, lanciato dalla compagine piddina in orbita su tutti i talk show, ruminare un improbabile “vivette” su Rete4; difficile non cadere dalla sedia di fronte alle contorsioni verbali di Shlein, in competizione con l’oracolo di Delfi nel tentativo di essere interpretata.

Ma alle spalle si possono scorgere due archetipi che descrivono bene la superbia fatale del centrosinistra: Achille Occhetto e la sua corazzata tragicamente affondata da Berlusconi novello politico, che i sondaggi davano perdente senza possibilità d’appello; e Valter Veltroni che in un’altra campagna elettorale rovente si limitava ad alludere in punta di fioretto a Berlusconi chiamandolo “il principale personaggio dello schieramento opposto”. E difatti il principale personaggio vinse anche in quell’occasione.

Insomma, fare politica implica pragmatismo, mettere le mani dentro i cessi più sporchi nel tentativo di farli puliti, non ultimo saper parlare la lingua del popolo senza retorica e senza i veli opprimenti di una cultura woke che evidentemente a molti italiani non piace: non perché siano razzisti o fascisti, anzi proprio perché non lo sono, hanno altro cui pensare: misure concrete in risposta a problemi veri. Ma fino a quando ci sarà qualcuno che quasi non si degna neppure di scendere in campo a raccogliere i voti, perché chiuso in salotti sconnessi dalla realtà, allora Bonaccini dovrà rassegnarsi a vedere l’onda di italiani ignoranti e poveracci, che votano centrodestra, esorbitare sempre più irrimediabilmente.

Da ultimo l’affermazione di Bonaccini, che la balistica si periterà di studiare per l’effetto boomerang che può provocare in sede elettorale, tradisce una concezione titolocratica, marcatamente classista, sprezzante dei ceti subalterni, nella convinzione che una scelta politica saggia derivi più da un titolo di studio asettico che da una visione critica della realtà e dalle risposte che una classe dirigente sa offrire dinanzi alle criticità. Inutile tagliare, se mai è stata tagliata come è parso a me, la battuta del facchino, quando su quello stesso facchino in fin dei conti grava il pregiudizio di un titolo di studio mancante, magari ampiamente compensato da una saggezza di vita che nessun titolo potrà mai restituire.

*docente

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