Il mondo FQ

Basilicata, la tartufaia più grande d’Europa finisce al Tar: Wwf e associazioni contestano l’iter della Regione

L'amministrazione rivendica la correttezza del riconoscimento e nega l’avvio di lavori. Contestata l’assenza di VIncA e Piano colturale: il 18 novembre la parola alla giustizia amministrativa
Basilicata, la tartufaia più grande d’Europa finisce al Tar: Wwf e associazioni contestano l’iter della Regione
Icona dei commenti Commenti

La Basilicata è terra di tartufi. Merito della “varietà di altitudini del vasto territorio”, della “composizione dei terreni” e dell’“ambiente forestale incontaminato”, scrive la Regione. Che con il Decreto Presidenziale di aprile 2026 ha disposto il “riconoscimento a tartufaia controllata dei terreni boschivi in agro dei comuni materani di Pisticci e di Scanzano Jonico”, di proprietà ALSIA, l’Agenzia Lucana di Sviluppo e Innovazione in Agricoltura, per una superficie complessiva di oltre 143 ettari.

“Si tratta, per estensione, della più grande tartufaia controllata a livello europeo e rappresenta un passaggio concreto verso una gestione forestale capace di coniugare tutela ambientale e valorizzazione produttiva”, scrive l’Agenzia stampa della Giunta regionale il 30 aprile 2026. Aggiungendo che “La pineta jonica, oltre alla funzione ambientale, rappresenta un presidio fondamentale per la protezione del suolo e delle aree agricole. L’avvio della tartufaia controllata introduce una gestione più strutturata, con interventi mirati come diradamenti selettivi, piantumazioni tartufigene e regolazione degli accessi”. Un progetto, “sviluppato da Alsia in collaborazione con le strutture regionali e il sistema associativo”, che per l’assessore regionale alle Politiche agricole, alimentari e forestali, Carmine Cicala, “non è isolato” e che nasce da “una nuova idea di sviluppo, capace di tenere insieme tutela del territorio e crescita economica in modo credibile e duraturo”.

La Basilicata, sul tetto d’Europa, quindi. Con la sua tartufaia extra large, in grado di proteggere il patrimonio boschivo, sviluppare l’economia locale e valorizzare la filiera del tartufo lucano. Senza ombra di dubbio, per la Regione. Una storia, invece, sulla quale però si concentrerebbero criticità di carattere naturalistico e conservazionistico per il Wwf Costa Jonico Lucana. “Un corto circuito istituzionale” per l’Associazione Micologica dei Sostenitori della Cultura Idnologica Lucana, un gruppo con sede nel comune potentino di Filiano, che si occupa di micologia e tutela del mondo dei tartufi.

Per le due associazioni sembrerebbero mancare due elementi fondamentali. Imprescindibili per il riconoscimento della tartufaia. Il Piano colturale di conservazione della tartufaia e la VIncA, Valutazione di Incidenza Ambientale. Il 20 agosto 2026 è la stessa Regione a certificarlo con l’Ufficio Compatibilità Ambientale della Direzione Generale dell’Ambiente, Energia e Tutela del Territorio. Che, rispondendo alla richiesta di ARSIAL di esprimere un parere in merito alla correttezza dell’iter procedurale seguito, “ribadisce che agli Atti non risulta nessun provvedimento e/o istanza di VIncA e alcun Piano colturale della tartufaia controllata”.

In quanto alla VIncA, in una nota del 18 agosto 2026 Annachiara Colucci, Presidente Wwf Costa Ionico Lucana, si dice in disaccordo con ALSIA che sostiene come la Valutazione non sia necessaria dal momento che il Decreto Presidenziale avrebbe carattere “prevalentemente ricognitivo”. Aggiungendo che “la concreta esecuzione degli interventi sarebbe subordinata alla presentazione di specifici progetti esecutivi e all’acquisizione delle autorizzazioni forestali, ambientali e paesaggistiche previste dalla normativa”.

In realtà, spiega la Presidente Colucci, il Decreto “recepisce e legittima un assetto tecnico-gestionale determinato, con effetti amministrativi immediati” su tre ZSC, Zone Speciali di Conservazione della Rete Natura 2000, la “Costa ionica Foce Agri”, la “Costa ionica Foce Cavone” e la “Costa ionica Foce Basento”. Ma anche sulla ZPS, Zona a Protezione Speciale, “Corridoio Ionico di Migrazione”, oltre che sulla Riserva Biogenetica di Metaponto. Per questo motivo, considerando anche l’indeterminatezza delle opere, si sarebbe dovuta avviare immediatamente una VIncA di II livello. Insomma, la Valutazione attivata quando la fase iniziale di screening non riesce a escludere effetti negativi significativi di un progetto o piano su un sito protetto della rete Natura 2000.

Le perplessità del Wwf, condivise da AMSCIL, che in una nota, ad agosto 2026, evidenzia un’ulteriore incongruenza nella documentazione richiamata nel Decreto Presidenziale. Al sopralluogo del 27 marzo 2026 di rappresentanti dell’Ufficio Foreste e Tutela del Territorio, di ALSIA, del Responsabile della EQ/Progetto e del tecnico progettista, non hanno partecipato i Carabinieri forestali del Nucleo di Scanzano Ionico, a differenza di quanto sostenuto nel Decreto. È il Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza ad ammetterlo il 13 agosto 2026.

Anche per questo l’Associazione “ha depositato le nuove ammissioni documentali presso la Procura di Potenza e si riserva di informare la Corte dei Conti”. Mentre il prossimo 18 novembre chiederà al TAR Basilicata “l’annullamento di un provvedimento che appare sempre più come un castello di carte burocratico costruito senza le fondamenta della legalità ambientale”.

Alle critiche hanno risposto sia ARSIAL che la Regione. Lo stesso giorno, il 12 giugno 2026. Con un identico comunicato. Nel quale si sostiene che “Il provvedimento adottato dalla Regione è il risultato di un percorso tecnico-amministrativo sviluppato nel pieno rispetto della normativa vigente e fondato su verifiche, accertamenti e valutazioni effettuate dagli uffici e dagli enti competenti”.

L’assessore Cicala, interpellato da ilfattoquotidiano.it, risponde punto per punto ai rilievi delle associazioni. A partire dal Decreto che riconosce lo status di tartufaia controllata e non costituisce, di per sé, un progetto esecutivo, né un titolo abilitativo alla realizzazione di opere o alla trasformazione dello stato dei luoghi. Il Piano colturale? “Il documento esiste ed è contenuto nella relazione tecnico-agronomica allegata alla richiesta di riconoscimento”. La VIncA? “Il decreto non è stato qualificato come autorizzazione a eseguire opere e l’Ufficio Compatibilità Ambientale ha chiarito che il mero riconoscimento, in quanto tale, non rientra tra gli interventi da assoggettare a VIncA”. In ogni caso, spiega l’assessore, “allo stato non risultano eseguiti diradamenti, drenaggi, piantumazioni o altre opere previste dal Piano. Il riconoscimento non ha quindi prodotto automaticamente l’avvio di lavori sul territorio”. A decidere sulla questione provvederà il Tar.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione