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Nepal, oltre 1400 dispersi per la disastrosa inondazione al confine col Tibet: “Anche tre italiani”

Le vittime sono almeno 389. Soccorsi a rilento nel fango. "C'è il rischio di una seconda piena nelle aree a valle"
Nepal, oltre 1400 dispersi per la disastrosa inondazione al confine col Tibet: “Anche tre italiani”
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Continuano le ricerche dei dispersi dopo l’onda di acqua, fango e detriti che ieri ha devastato il nord del Nepal, al confine con la regione cinese del Tibet. La disastrosa inondazione è stata causata dall’improvvisa piena del fiume Bhote Koshi, provocata a sua volta dal collasso di un ghiacciaio e da una colata di detriti che ha causato conseguenze catastrofiche per quasi 200 chilometri a valle. Case, strade e ponti sono stati spazzati via. Con il sostegno di Cina e India proseguono i soccorsi, ma i mezzi di emergenza si muovono a fatica nello strato di sedimenti profondo fino a due metri. Almeno 392 i morti accertati, mentre sono oltre 1.400 le persone di cui al momento non si hanno notizie, di cui oltre cinquecento sono turisti, provenienti da una trentina di Paesi.

Tre italiani dispersi nell’alluvione in Nepal

Tra i dispersi ci sono anche tre italiani. Uno dei due risulta essere Marco Ratto, orefice di Rapallo, come comunicato dagli stessi familiari: “Non abbiamo sue notizie, si trovava proprio in quella zona. Siamo sgomenti”, ha commentato il cognato. La Farnesina ha confermato che di una decina di italiani ancora irreperibili giovedì mattina, al momento sono rimasti solo tre casi. Oltre a Ratto, tra i dispersi ci sarebbe una coppia italo-svizzera in viaggio dal Tibet verso il Nepal: la Farnesina spiega che non ci sono i riferimenti dell’agenzia e non c’è ancora conferma che abbiano attraversato il valico. I dati diffusi da parte nepalese, informa il ministero degli Esteri, si basano sulle informazioni condivise dai tour operator e possono risultare imprecisi. Il ministro Antonio Tajani ha annunciato su X la costituzione di una “Task force Nepal” con l’invio di una delegazione dell’Unità di crisi da Roma per creare un punto di assistenza dei nostri connazionali a Katmandu: “Ho anche disposto l’invio di personale della nostra Ambasciata a Nuova Delhi a Katmandu per rafforzare la presenza sul posto e l’assistenza agli italiani”, ha informato Tajani. La Farnesina è al lavoro per rintracciare i connazionali con i quali non si è ancora riusciti a stabilire un contatto e garantire loro ogni possibile supporto”. Finora, sono stati contattati circa 130 italiani nell’area. Tra i dispersi, si apprende, molti sono pellegrini indiani, diretti alla montagna sacra del Kailash, nel Tibet occidentale, oltre che lavoratori occupati nel trasporto merci e nella manutenzione di una diga idroelettrica. Il Dipartimento di Stato Usa ha parlato di novanta cittadini statunitensi dispersi.

Conseguenze disastrose per 200 chilometri

L’area colpita è un importante punto di transito, sia per i flussi turistici, sia per il commercio tra Cina e Nepal. I danni alle infrastrutture sono ingenti: circa quaranta chilometri di strade sono andate completamente distrutti, così come molti ponti. Colpite anche le centrali idroelettriche attive nell’area, che forniscono elettricità alla capitale Katmandu e ad altre zone del Nepal. Il capo dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, Tim Fletcher, in un post su X ha dichiarato che per l’emergenza saranno stanziati 2 milioni di dollari dal Fondo globale di emergenza dell’Onu. Nel frattempo Nuova Delhi sta evacuando migliaia di persone dalle regioni nordorientali, per il timore che l’allerta non sia ancora terminata.

“Rischio di una seconda piena nelle aree a valle”

Resta infatti alto l’allarme per un lago di sbarramento naturale (bacino d’acqua che si forma quando il corso di un fiume viene bloccato da un ostacolo che impedisce il normale deflusso dell’acqua verso valle, accumulandola a monte) formatosi a monte del valico di Gyirong, in Tibet, dopo la frana che ha colpito l’area al confine con il Nepal. Le autorità cinesi hanno rafforzato il monitoraggio del bacino per il rischio che la barriera naturale possa cedere o che l’acqua la superi, provocando una nuova piena nelle aree a valle. Il ministero cinese delle Risorse idriche ha disposto il rafforzamento del controllo idrologico nella zona della confluenza tra il fiume Purepu Tsangpo e il fiume Chhochen, dove si è formato il lago di sbarramento. Le autorità stanno conducendo delle valutazioni con l’obiettivo di prevenire “disastri secondari“. La situazione è resa più delicata dalle condizioni meteorologiche. Tra il 27 e il 29 agosto nella contea di Gyirong sono previste precipitazioni, localmente moderate o intense, con possibili temporali e forti raffiche di vento. La messa in sicurezza dello sbarramento naturale è stata indicata come “priorità assoluta” per le squadre impegnate nell’emergenza. Una squadra per il soccorso avanzato utilizzerà droni e scanner laser tridimensionali per rilevare la natura delle rocce, le dimensioni dello sbarramento e la velocità dell’acqua, fornendo i dati necessari per valutare l’intervento.

Il premier cinese nella zona per coordinare i soccorsi

Il premier cinese, Li Qiang, è arrivato oggi a Gyirong, nella regione autonoma del Tibet, per dirigere le operazioni di soccorso. Le autorità cinesi hanno dispiegato un grande aereo da trasporto militare per inviare una squadra nella regione. Secondo quanto riporta l’emittente statale cinese Cctv, la frana di ieri in Tibet ha lasciato nelle aree circostanti il valico uno strato di fango con uno spessore medio di oltre un metro e mezzo, che in alcuni tratti stradali supera i due metri. Cctv aggiunge che le strade che conducono al valico sono state tutte danneggiate, mentre potrebbero verificarsi ulteriori crolli o frane a causa delle piogge che continuano a cadere nella zona.

Dalai Lama: “Cause profonde, come il cambiamento climatico”

Anche il Dalai Lama, la massima guida spirituale del buddismo tibetano, ha espresso il suo sconforto: “Sono profondamente addolorato per le devastanti alluvioni che hanno colpito la regione di Rasuwa in Nepal e Kyirong in Tibet, causando perdite di vite umane e gravi danni strutturali. Prego per tutte le vittime e porgo le mie più sentite condoglianze ai familiari e a tutti coloro che sono stati colpiti da questa tragedia. Dato che questa regione è già stata colpita da calamità in passato”, prosegue, “questi eventi sono certamente sintomo di una causa sottostante più profonda, che sia il cambiamento climatico o altri fattori. Spero che vengano adottate, ove possibile, misure di intervento adeguate per garantire che tali disastri non si ripetano”, ha concluso il Dalai Lama.

“Il fenomeno potrebbe ripetersi con il crollo di un altro pezzo di ghiacciaio”

L’alluvione al confine tra Nepal e Tibet “è stata causata dal crollo parziale di un ghiacciaio, e il fenomeno potrebbe ripetersi se dovesse cederne anche la restante parte”. Non ha dubbi la climatologa del Cnr Marina Baldi sulla natura del disastro che ha colpito l’area e sui rischi tuttora persistenti per la popolazione sopravvissuta. “Lo scioglimento di una parte dei ghiacciai”, spiega, “è senz’altro stato causato dal riscaldamento globale. Le immagini scattate dai satelliti dell’Earth Observing System (Eos) della Nasa, prima e dopo l’evento, mostrano che è venuta a mancare una parte del ghiacciaio: non fanno però capire ancora il volume totale del ghiacciaio rimasto. Previsioni su quando ci potrebbe essere il nuovo crollo, e sulla sua intensità non possono perciò essere formulate”. Baldi ricorda che fenomeni simili anche se dell’intensità minore erano stati registrati più volte nel Sud-Est dell’Asia e sulle Alpi Svizzere. Baldi sostiene che il fenomeno che si è verificato tra Nepal e Tibet può essere classificato come alluvione, purché se ne sottolineino i concomitanti eventi: si tratta della fusione del ghiaccio e della frana con il crollo dei detriti, mentre la scossa di terremoto, determinata dal crollo del ghiacciaio, è stata ininfluente nella formazione della gigantesca frana. Sotto osservazione le temperature elevate e il surriscaldamento climatico: stando alle immagini degli ultimi anni, infatti, il ghiacciaio era in forte arretramento. Da qui, il collasso con una massa detritica immensa. Una forza violentissima che si è trasferita all’acqua e ha spazzato via tutta la valle.

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