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Alluvione in Nepal, il geologo: “Si è staccata una massa da 10 milioni di metri cubi”. Cos’è Il Glof

Le immagini satellitari ricostruiscono il distacco di una massa di ghiaccio larga circa 600 metri, lunga 400 e spessa 50, che durante la discesa ha trascinato con sé roccia e detriti. Il terremoto di magnitudo 5.2, inizialmente indicato come possibile causa, sarebbe invece il segnale sismico generato dal collasso
Alluvione in Nepal, il geologo: “Si è staccata una massa da 10 milioni di metri cubi”. Cos’è Il Glof
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È stato il crollo di un ghiacciaio a provocare la devastante ondata di acqua, ghiaccio, roccia e detriti che ha colpito le comunità tra Nepal e Tibet. Le prime analisi delle immagini satellitari permettono ora di ricostruire con maggiore precisione l’origine della tragedia: una gigantesca massa di ghiaccio si è staccata da un ghiacciaio a circa 5.100 metri di quota ed è precipitata per circa 1.400 metri nella valle sottostante.

Si è trattato di una massa di almeno 10 milioni di metri cubi di ghiaccio, alla quale bisogna poi aggiungere le rocce e i detriti raccolti lungo la discesa a valle. Un volume che restituisce già dalle prime stime la dimensione eccezionale del fenomeno, mentre il bilancio della catastrofe continua ad aggravarsi: sono oltre 360 le vittime e circa 1.400 le persone ancora disperse.

A fornire una prima stima delle dimensioni del distacco è Giovanni Crosta, geologo dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e della Società geologica italiana. Le prime ricostruzioni, spiega, indicano che una grande massa di ghiaccio e roccia si è staccata dal ghiacciaio, precipitando nella valle sottostante. Il collasso ha prodotto una vera e propria valanga di ghiaccio e detriti e, allo stesso tempo, un segnale sismico di notevole energia.

La porzione di ghiacciaio coinvolta avrebbe avuto una larghezza di circa 600 metri, una lunghezza di circa 400 metri e uno spessore vicino ai 50 metri. Il volume iniziale della massa di ghiaccio mobilizzata può quindi essere stimato in almeno 10 milioni di metri cubi. Ma questa è soltanto la quantità di ghiaccio inizialmente coinvolta: alla massa bisogna probabilmente associare un grande volume di materiale roccioso staccatosi in parte dalla base del ghiacciaio e dalle zone immediatamente vicine.

La stima è ancora preliminare e si basa sulle immagini satellitari disponibili, ma consente già di comprendere la portata dell’evento. La massa non si è infatti limitata a precipitare verso valle: durante la discesa ha progressivamente coinvolto altro materiale, trasformandosi in una colata di ghiaccio, roccia e detriti capace di propagarsi rapidamente lungo il sistema fluviale.

In gergo si chiama Glof, ovvero Glacial Lake Outburst Flood, ed è un fenomeno improvviso ed estremamente distruttivo che si verifica attraverso una concomitanza di fattori, ha spiegato all’Adnkronos Daniele Giordan, dirigente di ricerca all’Istituto di Geoscienze del Cnr. A provocarlo è un evento scatenante in grado di coinvolgere rapidamente un grosso quantitativo d’acqua, creando un’onda di piena con capacità erosive molto importanti e capace di trasportare detriti e blocchi di notevoli dimensioni.

Il terremoto di magnitudo 5.2 non sarebbe stato l’evento che ha fatto crollare il ghiacciaio, ma il segnale sismico prodotto dal collasso della massa di ghiaccio e roccia. È stata dunque la gigantesca massa in movimento a generare l’energia sismica rilevata dagli strumenti.

La ricostruzione scientifica è ancora in corso. Ma le dimensioni stimate del distacco, almeno 10 milioni di metri cubi di ghiaccio partiti da 5.100 metri e precipitati per circa 1.400 metri, danno già la misura della potenza dell’evento che ha trasformato il crollo di una porzione di ghiacciaio in una delle più devastanti catastrofi recenti.

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