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“Si valuti rinvio della scuola in Sicilia, Meloni intervenga per raccomandare i vaccini”, l’infettivologo Bassetti sul caso difterite: “Garantire il rispetto delle regole”

Dopo la morte della bimba di Palermo, l'infettivologo chiede controlli effettivi sulle vaccinazioni prima dell'ingresso in classe. La federazione dei pediatri in Sicilia chiede di distinguere tra irriducibili no vax, esitanti e famiglie semplicemente "distratte"
“Si valuti rinvio della scuola in Sicilia, Meloni intervenga per raccomandare i vaccini”, l’infettivologo Bassetti sul caso difterite: “Garantire il rispetto delle regole”
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Un rinvio dell’inizio della scuola per garantire un anno in sicurezza. La proposta e riflessione, dopo la morte per difterite di una bimba a Palermo, arriva dall’infettivologo Matteo Bassetti, da anni in prima linea nella battaglia per far comprendere la sicurezza e la necessità dei vaccini. “Credo che, alla luce della situazione delle coperture vaccinali in Sicilia, sarebbe ragionevole valutare un breve rinvio dell’inizio delle lezioni, almeno nelle scuole primarie, per consentire alle autorità sanitarie di verificare puntualmente lo stato vaccinale degli iscritti e, dove necessario, completare i percorsi di recupero. Non si tratta di una posizione ‘contro’ qualcuno, ma di una questione di sanità pubblica e prevenzione – spiega il direttore del reparto di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova – “Sarebbe importante verificare persona per persona la reale somministrazione dei vaccini previsti, non limitandosi a dati aggregati o autocertificazioni”,.

La questione, nella lettura di Bassetti, non riguarda soltanto il singolo alunno. “Con l’inizio del nuovo anno scolastico, sarebbe importante ricordare una cosa semplice: la scuola è anche una comunità sanitaria, dove migliaia di bambini e ragazzi condividono ogni giorno gli stessi spazi”. Da qui l’idea che prima dell’ingresso in classe sia necessario conoscere con precisione la situazione vaccinale di chi quella comunità la compone. “Non per colpevolizzare i genitori, ma per garantire che le regole vengano applicate e che nessuno venga lasciato scoperto per semplice inerzia burocratica”, precisa Bassetti, chiedendo che la verifica non rimanga affidata soltanto all’autocertificazione.

Il ragionamento si estende inevitabilmente alla funzione stessa delle vaccinazioni nell’ambito della collettività. “Le vaccinazioni previste per l’infanzia e l’adolescenza servono a proteggere non solo il singolo bambino, ma anche la collettività, soprattutto chi non può vaccinarsi per motivi medici. Malattie come morbillo e difterite non appartengono a un passato remoto: quando la copertura vaccinale diminuisce, il rischio di focolai torna concreto”. Bassetti chiede quindi un’assunzione di responsabilità anche al livello politico: “Mi piacerebbe su questo tema sentire una voce forte del presidente del Consiglio, del ministro dell’Istruzione e di quello della Salute, che insieme raccomandano agli italiani di vaccinare i figli”.

Come è noto la premier Giorgia Meloni, durante il Covid, aveva dichiarato e “rivendicato” che non avrebbe fatto vaccinare la figlia Ginevra. Una posizione presa e accompagnata dalla richiesta di chiarezza da parte della scienza. A differenza dei vaccini per prevenire il Covid, disegnati e pronti nel giro di un anno, quelli per altre malattie sono utilizzati da anni e hanno contribuito ad arginare o addirittura eradicare malattie feroci e in alcuni casi mortali.

“Rivolgere i nostri sforzi agli esitanti, non tutti sono no vax”

Ma il problema delle coperture insufficienti non può essere affrontato considerando tutti i genitori che non hanno vaccinato i figli come appartenenti alla stessa categoria. Tito Barbagiovanni, segretario regionale della Federazione italiana medici pediatri, individua una fascia di famiglie esitanti o semplicemente disattente sulla quale, proprio in presenza di un rischio percepito come concreto, l’informazione può ancora incidere. “Non tutte le persone che non vaccinano i figli sono veri no vax“, spiega Barbagiovanni. “Esiste un mondo tra chi si immunizza e chi non si vaccinerà mai. Un’ampia fascia che rappresenta anche oltre il 5%, sulla percentuale totale (circa il 15 %) dei bambini siciliani non vaccinati”.

Si tratta, prosegue, di “persone in tutte altre faccende affaccendate che poi, magari, si lasciano prendere la mano da qualche voce negazionista che circola negli ambienti che frequentano”. Per questi genitori, la tragedia di Palermo può rappresentare un punto di svolta: “Per questi ‘distratti’ la tragedia della bimba morta a Palermo è stato un monito, quindi ora stanno correndo ai ripari per vaccinare al più presto i figli, mossi dalla paura”. Una distinzione importante anche sul piano delle strategie di sanità pubblica. Se una parte dei genitori è radicalmente contraria alle vaccinazioni, un’altra può essere raggiunta attraverso informazione, sollecitazione e interventi più semplici: ricordare una scadenza, facilitare una prenotazione, verificare una dose mancante, spiegare il rischio.

“Gli esitanti e i distratti – ribadisce Barbagiovanni – rappresentano una buona percentuale dei non vaccinati a cui si rivolgono i nostri sforzi per ampliare l’adesione all’immunizzazione”. E aggiunge: “Gli irriducibili non sono tantissimi ma fanno grande rumore perché intervengono sui social, perché sempre presenti, perché utilizzano slogan. Ma poi esiste una fascia di dubbiosi e questi, in casi di pericolo concreto come in questo caso, si precipitano a vaccinarsi”.

L‘obiettivo, per i pediatri, è intercettare proprio questa disponibilità prima che si verifichi un nuovo caso. “La vicenda di Palermo è stata terribile ma credo sia doveroso cogliere questa paura e indirizzarla nella direzione giusta per risolvere in Sicilia, una volta per tutte, questo ritardo sulle coperture che effettivamente esiste nella nostra Isola”. Barbagiovanni lega esplicitamente questa riflessione alla morte della bambina: “Il sacrificio di Anna Rosa non deve essere vano, deve servire per salvare tutti gli altri, non solo dalla difterite, ma anche dal morbillo e dalle altre malattie che, che i vaccini prevengono”.

Controllare, recuperare, responsabilizzare

Il dibattito si sposta così dalla sola adesione alla vaccinazione alla capacità del sistema di sapere chi è vaccinato, chi non lo è e perché. Barbagiovanni porterà al tavolo regionale con l’assessore alla Salute della Regione Sicilia Marcello Caruso anche alcune proposte operative: inserire nel certificato medico per l’attività sportiva l’attestazione delle vaccinazioni effettuate e prevedere una segnalazione da parte dei pediatri in caso di rifiuto reiterato dopo un’informazione puntuale ai genitori. “Vogliamo dare il nostro contributo – spiega Barbagiovanni – con qualche idea pratica per contrastare le mancate vaccinazioni e le gravi conseguenze che possono derivarne”.

L’inserimento delle vaccinazioni nel certificato sportivo, secondo il pediatra, avrebbe anche una funzione culturale: “Ribadirebbe in qualche modo che quando una persona non vaccinata entra in una comunità, può ledere la salute degli altri. E quindi anche chi controlla l’ingresso in una comunità – sportiva o scolastica – deve farlo con una certa attenzione”. L’altra proposta riguarda il ruolo dei pediatri. “Altra indicazione è quella di incrementare il ruolo dei pediatri – dice Barbagiovanni – poco coinvolti fino ad oggi, in maniera organica, dal sistema vaccinazione regionale, per ampliare la nostra possibilità di incidere sull’esitazione vaccinale”.

Secondo Barbagiovanni, la Regione dispone già delle informazioni necessarie per conoscere la situazione vaccinale: “Nella pratica la Regione è già informata su chi è vaccinato e chi non lo è, basta schiacciare un pulsante e avere i dati“. Il problema sarebbe quindi anche quello di trasformare il dato amministrativo in un intervento sanitario individuale, affidando al pediatra un ruolo più attivo nell’identificazione dei bambini non vaccinati e nel dialogo con le famiglie.

“In pratica il pediatra dovrebbe fare ufficialmente, secondo la mia proposta, una comunicazione ulteriore in cui si conferma che c’è stata un’informazione reiterata e puntuale sul tema ma che la risposta è stata negativa. Questo potrebbe essere d’aiuto in un’assunzione di responsabilità più consapevole dell’eventuale diniego”.

La scuola come ultimo passaggio di una catena di prevenzione

La proposta di rinviare l’inizio delle lezioni si inserisce dunque in un disegno più ampio: non aspettare l’emergenza per verificare le coperture, ma utilizzare i dati già disponibili per intervenire prima. Il breve rinvio ipotizzato da Bassetti avrebbe esattamente questa funzione: trasformare una manciata di giorni in una finestra operativa per controlli e recuperi. Il principio è esplicitato dall’infettivologo: “Una prenotazione vaccinale o un’autocertificazione non dovrebbero trasformarsi in un modo per rimandare indefinitamente la vaccinazione. Servono controlli puntuali, uniformi e tempestivi, insieme a un sistema che faciliti il recupero delle vaccinazioni mancanti e informi correttamente le famiglie”. E la conclusione indica la direzione: “La prevenzione funziona quando è concreta: vaccinare, verificare e intervenire prima che un caso diventi un’epidemia. La salute dei bambini e della comunità scolastica merita serietà, non scorciatoie”.

Anche Barbagiovanni invita a non disperdere l’attenzione generata dalla vicenda: “La tragica vicenda della bimba di Palermo è un monito. L’attenzione (e la paura) che ha creato non dobbiamo lasciarla cadere invano. Deve diventare la molla per portare ai giusti livelli la copertura vaccinale nella Regione”.

Nel frattempo resta aperto anche il capitolo giudiziario. È stata rinviata l’autopsia sulla bambina, inizialmente prevista per mercoledì, mentre dopo la denuncia-querela presentata dai genitori contro i tre ospedali che hanno avuto in cura la piccola potrebbe ampliarsi il campo degli indagati, includendo anche i medici formalmente denunciati.

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