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Chiude Rai Scuola: da ottobre verrà sostituito da “Italiana”. La protesta: “Parlare di identità territoriale nel 2026 sembra una barzelletta”

La decisione – presa dal Consiglio d’amministrazione sulla base degli ascolti – ha stupito soprattutto gli insegnanti che hanno promosso una petizione online che in poche ore ha raccolto oltre 36mila firme
Chiude Rai Scuola: da ottobre verrà sostituito da “Italiana”. La protesta: “Parlare di identità territoriale nel 2026 sembra una barzelletta”
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Dopo 27 anni di trasmissioni, Rai Scuola, il canale educational della TV di Stato chiude tra le polemiche delle opposizioni, del mondo dell’istruzione e di molti autori che hanno lavorato al progetto. Dal primo ottobre al suo posto, sul Canale 57, andrà in onda “Italiana”, un format “interamente dedicato al racconto dell’identità del Paese sui territori“. I contenuti dedicati agli studenti finiranno solo su Rai Play e su una piattaforma digitale.

La decisione – presa dal Consiglio d’amministrazione sulla base degli ascolti – ha stupito soprattutto gli insegnanti che hanno promosso una petizione online che in poche ore ha raccolto oltre 36mila firme. Tra i più sorpresi c’è il professore Enrico Galiano che durante la pandemia, su Rai Scuola, aveva partecipato alla trasmissione la “Banda dei fuori classe”, una sorta di grande aula virtuale: “Sembra una barzelletta parlare di identità territoriale nel 2026 sacrificando una risorsa come Rai Scuola che con i suoi contenuti, documentari, interviste ha contribuito ad accrescere la cultura degli italiani”, spiega il noto scrittore a IlFattoQuotidiano.it.

A scendere in campo contro la Rai è anche la senatrice Barbara Floridia del Movimento 5 Stelle che sul suo profilo Facebook ha scritto: “Il problema nasce quando il servizio pubblico smonta un presidio educativo e culturale per sostituirlo con una narrazione identitaria decisa da un governo che da anni ci ha abituato al revisionismo storico. Il servizio pubblico dovrebbe fare esattamente ciò che il mercato non ha interesse a fare: dettare l’agenda anziché inseguirla, aprire spazi, educare, formare, elevare”. L’ex presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai (dal 2 luglio l’opposizione in blocco ha rassegnato le dimissioni ndr) aggiunge: “Assistiamo al tentativo di una certa parte politica di costruire una società nella quale pochi decidono cosa deve essere raccontato, quali idee devono avere spazio, quali parole devono essere considerate legittime e quali invece devono essere marginalizzate”.

Dura anche la responsabile Scuola del Partito Democratico, Irene Manzi che al nostro giornale spiega: “Rai Scuola è stata uno strumento di arricchimento non limitato alla comunità scolastica. Ora andrà in onda la TV del Made in Italy. La dirigenza Rai con questo modello sta impoverendo il servizio pubblico. Lo share non può essere l’unico strumento di giudizio”.
Sul caso il Pd ha presentato anche un’interrogazione ai ministri delle Imprese e del Made in Italy e dell’Istruzione e del Merito senza avere per ora risposte. Anzi. Giuseppe Valditara, sentito da IlFattoQuotidiano.it, ha preferito non commentare.

Intanto, il Cda della Rai è intervenuto per dare la sua versione: “Non è prevista alcuna cancellazione dell’offerta editoriale di Rai Scuola. La sua funzione educativa e divulgativa viene preservata e valorizzata attraverso un’evoluzione delle modalità di distribuzione e fruizione e una presenza più forte su RaiPlay. La scelta, che s’inserisce nel più complesso progetto di rivisitazione dei canali specializzati atteso da anni e finalmente in via di attuazione, nasce dalla necessità di adeguare il servizio pubblico alla fruizione delle nuove generazioni“.

A viale Mazzini si fanno forti dello share: “I dati di ascolto confermano che il canale lineare di Rai Scuola raccoglie un ascolto molto contenuto: 0,14% di share medio nel 2024, 0,13% nel 2025 e circa 0,09-0,10% nei primi mesi del 2026. Si tratta di dati che evidenziano i limiti della televisione lineare come strumento per raggiungere in modo ampio e sistematico il pubblico scolastico”. Una lettura contestata da Silvia Bencivelli, una delle autrici che ha collaborato con la TV di Stato. La giornalista che per prima ha sollevato il caso attraverso i social spiega su Facebook: “Rai scuola negli ultimi due anni è vissuta quasi solo di repliche. Ed è così che muore un canale tv, anche prima che il suo posto venga preso da altre programmazioni”.

Addio, quindi, a una parte della storia della televisione italiana: nata nel 1999 con il nome di Rai Educational Sat, dal 2002, dopo lo sdoppiamento del canale, aveva cambiato nome in Rai Edu 1 e nel 2009 in Rai Scuola. Da ottobre anziché parlare di scienza, storia, libri e innovazione i telespettatori vedranno “un racconto emotivo dell’Italia. Il concept – spiega il comunicato ufficiale della Rai – valorizza un “mosaico” di persone, paesaggi, tradizioni e trasformazioni, con focus su luoghi/borghi, artigianato e impresa, made in Italy, natura/ambiente, enogastronomia, turismo del patrimonio, eventi/folklore, innovazione e sostenibilità, musica/cultura popolare”.

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