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Un Paese spaventato vuole protezione, uno consapevole vuole soluzioni: chi decide di cosa dobbiamo avere paura?

Bastano pochi minuti sui social per darci l'impressione di vivere in un Paese completamente fuori controllo
Un Paese spaventato vuole protezione, uno consapevole vuole soluzioni: chi decide di cosa dobbiamo avere paura?
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di Rocco Tralli

La paura è una delle emozioni più potenti, semplifica la realtà, cattura l’attenzione e spinge a cercare protezione. Ed è proprio per questo che, nella comunicazione politica e sui social, funziona molto bene.
Basta scorrere un feed per trovare una successione continua di aggressioni, furti, risse, degrado e violenze. Episodi reali, naturalmente, ma quando viene mostrata sempre e soltanto una parte della realtà, il rischio è quello di trasformare la cronaca in una percezione permanente di allarme. E così, bastano pochi minuti sui social per darci l’impressione di vivere in un Paese completamente fuori controllo.

La politica ha imparato a fare leva sul pericolo immediato, tralasciando le criticità strutturali che incidono davvero sulla vita quotidiana: una scuola fragile, salari insufficienti, la difficoltà dei giovani nel costruirsi un futuro, la violenza sulle donne, l’integrazione mancata, la crisi demografica e la delocalizzazione delle attività produttive. Sono proprio questi i temi su cui la politica dovrebbe costruire attenzione, consenso e, soprattutto, risposte.

Quando un’impresa sposta la produzione all’estero non si perde solo un posto di lavoro: si impoverisce un territorio, privandolo di competenze e prospettive. E quando sempre meno giovani riescono a formare una famiglia, non siamo di fronte a una scelta privata, ma a un’emergenza che minaccia il futuro economico e sociale dell’intero Paese.

Sicurezza e politiche sociali non sono due mondi contrapposti, ma sono parti della stessa risposta. Forse la politica dovrebbe iniziare a parlare dei problemi sociali con la stessa forza con cui oggi riesce a parlare delle paure. Perché ciò che viene ripetuto ogni giorno finisce per diventare una priorità nell’immaginario collettivo.

La domanda, allora, non è soltanto di che cosa abbiamo paura. È anche: chi decide ogni giorno di che cosa dobbiamo avere paura? Perché un Paese spaventato cerca protezione. Un Paese consapevole, invece, pretende soluzioni.

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