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Calenda “schiera” la Fondazione Einaudi: “Correrà con noi alle elezioni”. Grazie ad Azione l’ente avrà 1,2 milioni in due anni

Il think tank liberista ha ricevuto un contributo record dalla legge di bilancio per effetto degli emendamenti dei centristi. E ora prepara la discesa in campo con loro alle Politiche
Calenda “schiera” la Fondazione Einaudi: “Correrà con noi alle elezioni”. Grazie ad Azione l’ente avrà 1,2 milioni in due anni
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Carlo Calenda ormai ne parla come di un partito a tutti gli effetti: “Della nostra coalizione faranno parte anche Picierno, i libdem di Marattin e la Fondazione Einaudi“, ha detto il leader di Azione in un’intervista a Repubblica in cui ha annunciato la sua strategia per le elezioni politiche dell’anno prossimo. A differenza degli altri soggetti citati, però, in teoria la Fondazione Luigi Einaudi non sarebbe un soggetto politico: il think tank liberista, attualmente presieduto dall’avvocato Giuseppe Benedetto, è formalmente un ente del terzo settore e sul proprio sito si definisce un “centro di ricerca che promuove la conoscenza e la diffusione del pensiero politico liberale“. Per questa nobile missione percepisce annualmente centinaia di migliaia di euro di fondi pubblici, la maggior parte erogati da ministeri e regioni a guida centrodestra. Quest’anno è destinato a non fare eccezione, ma con una particolarità: uno stanziamento record in favore della Fondazione, dal valore di 1,2 milioni di euro in due anni, è stato previsto direttamente nella legge di bilancio, grazie all’approvazione di due emendamenti proposti proprio da Azione. In pratica, quindi, Calenda ha ottenuto il finanziamento pubblico di un ente che scenderà a breve in campo al suo fianco per la campagna elettorale. Una joint venture confermata dallo stesso presidente della Fondazione, l’avvocato Benedetto, in un’intervista al Quotidiano nazionale: “Il nostro compito sarà quello di consentire a una pattuglia di liberali, la più consistente possibile, di essere presente in Parlamento”, afferma, spiegando di aver rinunciato a malincuore a candidarsi in prima persona “per dare un segnale di serietà”.

La super mancia è prevista dall’articolo 1 della manovra ai commi 501 e 912, entrambi frutto di emendamenti firmati dal senatore calendiano Marco Lombardo. Il primo attribuisce “all’Osservatorio sud-est Europa, istituito presso la Fondazione Luigi Einaudi Ets di Roma, un contributo di 300mila euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027, per lo svolgimento delle attività di studio, ricerca e promozione culturale sul tema dell’allargamento dell’Unione europea e della difesa dei valori europei, nonché per l’attivazione di scuole di liberalismo nelle repubbliche balcaniche“. Obiettivo sicuramente importante, ma mai come quello individuato al comma 912, che concede altri 600mila euro in due anni all’“Osservatorio carta, penna & digitale” della Fondazione “per lo svolgimento delle attività di studio, ricerca e promozione culturale sul valore della lettura su carta e della scrittura in corsivo a mano, nonché sugli effetti della diffusione delle tecnologie digitali sui processi cognitivi e di apprendimento dei giovani”. Si tratta, come abbiamo detto, di contributi record: per capirsi, i 600mila euro l’anno stanziati dai due emendamenti sono pari a oltre il 40% dei proventi dichiarati dall’ente in tutto il 2025 (1.433.774 euro). E l’anno scorso l’erogazione pubblica più ingente – proveniente dal Cnr – ammontava a 250mila euro.

D’altra parte, nonostante si presenti come un ente culturale, la Fondazione Einaudi ha un legame strettissimo con la politica. Dal 2022 il segretario generale è Andrea Cangini, ex direttore del Quotidiano Nazionale nonché senatore di Forza Italia e Azione nella scorsa legislatura; nel consiglio d’amministrazione siedono Andrea Marcucci, ex senatore renziano del Pd, e Gippy Rubinetti, caposegreteria del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Lo stesso Nordio faceva parte del board fino alla sua nomina al governo, così come l’attuale ministro della Difesa Guido Crosetto. Nel comitato scientifico, invece, troviamo il diplomatico Giulio Terzi di Sant’Agata, già ministro degli Esteri nel governo Monti e attualmente senatore di Fratelli d’Italia. La Fondazione ha avuto un ruolo centrale nella campagna per il Sì al referendum costituzionale sulla riforma della magistratura, promuovendo il primo grande comitato (SìSepara) con a capo l’avvocato ed ex presidente delle Camere penali Gian Domenico Caiazza. L’ultima iniziativa – lanciata nelle scorse settimane – è una petizione lanciata insieme all’economista Carlo Cottarelli per far approvare un disegno di legge che obblighi i partiti a specificare costi e coperture delle proposte elettorali. Il titolo è “Quanto mi costa”: uno slogan efficace per la campagna che si avvicina.

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