Autostrada, andare a 150 km/h fa davvero risparmiare tempo? La risposta che sorprende
Sfrecciare nella corsia di sorpasso a 150 km/h, magari “sfanalando” chi ci precede, è una (pessima) abitudine di molti automobilisti. Ma quanto tempo si risparmia realmente andando a quella velocità e, soprattutto, a quale prezzo? La realtà è che correre non conviene quasi mai, poiché tra tempi di percorrenza reali, consumi extra e 30 metri in più nello spazio di frenata, la fretta è decisamente inutile oltreché sconsigliata.
Immaginando un tratto ideale di 100 chilometri completamente privo di traffico, alla velocità di 130 km/h — l’attuale limite autostradale — servono circa 46 minuti per completare il percorso. Alzando l’asticella a 150 km/h, il tempo scende a 40 minuti, garantendo un risparmio effettivo di appena 6 minuti ogni 100 chilometri.
Tuttavia, questo scenario resta puramente teorico. Nella realtà quotidiana delle nostre autostrade, caratterizzate da traffico, cantieri e rallentamenti continui, questo minimo vantaggio svanisce rapidamente. Chi sceglie di viaggiare a 150 km/h è costretto a frenare e riaccelerare continuamente a causa dei veicoli più lenti, annullando di fatto il margine accumulato rispetto a chi mantiene un’andatura costante e rispettosa dei limiti. È sufficiente un solo sorpasso difficoltoso o un improvviso rallentamento a 60 km/h per vedersi “mangiare” tutto il tempo guadagnato spingendo sull’acceleratore.
C’è poi la questione “portafoglio”, dato che l’aerodinamica incide pesantemente sui consumi. Superando i 130 km/h, la resistenza aerodinamica non aumenta in modo lineare, bensì con il quadrato della velocità. Passando da 130 a 150 km/h, a fronte di un incremento di velocità del 15%, la resistenza dell’aria sale di oltre il 30%. Questo fenomeno fisico si traduce direttamente in un consumo di carburante superiore di circa il 25%. Paradossalmente, la manciata di minuti guadagnata sfrecciando potrebbe essere del tutto vanificata dalla necessità di fermarsi prima per effettuare un rifornimento extra.
Ma il pericolo maggiore di una guida ad alta velocità risiede però nello spazio di frenata, che lievita. Viaggiando a 130 km/h, considerando il tempo di reazione e una frenata d’emergenza su asfalto asciutto, occorrono circa 120-130 metri per arrestare completamente il veicolo. A 150 km/h, lo spazio necessario balza a oltre 150 metri. Quei 20 km/h di differenza aggiungono ben 30 metri allo spazio di arresto, una distanza pari alla lunghezza di una fila di sette automobili.
Le conseguenze pratiche sono potenzialmente drammatiche: di fronte a un ostacolo posizionato a 135 metri, chi viaggia a 130 km/h riesce a fermarsi in tempo, mentre chi procede a 150 km/h impatta il pericolo a circa 60 km/h, la velocità tipica adottata nei crash test Euro NCAP.
Nel dibattito sulla velocità si cita spesso la Germania come il paradiso della guida senza limiti, ma la realtà dei fatti è ben diversa. Nel Paese tedesco il 40% della rete autostradale è sottoposto a limiti e, nei tratti privi di vincoli, la velocità media rilevata è di circa 113,5 km/h, con meno dell’1% dei conducenti che supera i 160 km/h. Inoltre, la presenza di velocità troppo disomogenee tra i veicoli in circolazione favorisce la formazione dei cosiddetti “ingorghi fantasma”, finendo per ridurre la velocità media di tutti gli utenti della strada.
A chiudere il cerchio intervengono le regole: il Codice della Strada è severo e superare i 130 km/h comporta sanzioni e decurtazione dei punti dalla patente. Molti automobilisti confidano nella tolleranza del 5% e nello scarto del tachimetro per viaggiare a 140 km/h senza subire conseguenze pesanti, ma il rischio di incorrere in multe amministrative — comprese tra 42 e 173 euro — rimane concreto, così come restano inalterati i pericoli per la propria incolumità.