Le conseguenze della siccità, non solo crisi idrica: alcune malattie infettive possono trasmettersi più velocemente
Si potrebbe pensare che la siccità elimini un problema prosciugando le risorse da cui dipendono molti parassiti, ma in realtà ne aggiunge un altro, intensificando la diffusione e la gravità delle malattie infettive. Infatti, dalle regioni occidentali degli Stati Uniti fino al cuore dell’Europa, i periodi prolungati di aridità stanno prosciugando i fiumi, alimentando incendi devastanti e trasformando radicalmente gli ecosistemi globali, creando le condizioni ideali per la proliferazione di patogeni come il colera e il virus del Nilo occidentale. Un nuovo studio condotto dall’ecologo Pieter Johnson della University of Colorado Boulder e da Tara Stewart Merrill del Cary Institute of Ecosystem Studies, pubblicato sulla rivista Trends in Ecology & Evolution, evidenzia come l’inaridimento del pianeta renda umani e fauna selvatica ancora più vulnerabili a diverse infezioni, sovvertendo l’idea intuitiva che la mancanza d’acqua possa prosciugare anche la minaccia dei parassiti.
Secondo i dati delle Nazioni Unite, negli ultimi decenni, oltre il 77% delle terre emerse ha registrato condizioni di crescente aridità. Negli Stati Uniti occidentali, la peggiore “megasiccità” degli ultimi 1.200 anni ha ridotto bacini idrici primari come il Lago Mead a solo un terzo della loro capacità. “Il cambiamento climatico non si limita a rendere la Terra più calda o più asciutta”, spiega Johnson. “Rende le siccità più variabili e imprevedibili. Questa instabilità sta diventando una delle sfide cruciali per comprendere e gestire la diffusione delle malattie negli ecosistemi naturali”, aggiunge.
Nonostante molti vettori patogeni, come le zanzare, necessitino dell’acqua per riprodursi, la siccità non ne decreta affatto la scomparsa. In passato, ad esempio, periodi di secca stagionale in Florida hanno portato a un incremento dei casi di virus dell’encefalite di St. Louis, trasmesso proprio da punture di zanzara.
Il fenomeno ha iniziato ad attirare l’attenzione dei ricercatori durante lo studio di parassiti acquatici in California capaci di causare malformazioni agli arti delle rane. Durante la grave siccità del 2014, il team di Johnson ha notato che il prosciugamento degli stagni costringeva gli anfibi a concentrarsi nei pochi specchi d’acqua rimasti, provocando un’impennata nei tassi di infezione.
Analizzando quasi 100 studi precedenti, i ricercatori hanno individuato i meccanismi principali attraverso cui l’aridità influenza e amplifica la trasmissione delle patologie. In primo luogo, il ridursi delle risorse idriche spinge animali di specie diverse ad affollare le stesse pozze d’acqua, trasformandole in focolai ad alta densità per la trasmissione parassitaria. Inoltre, la diminuzione dei volumi d’acqua riduce la presenza di organismi acquatici come le larve di libellula, predatori naturali delle larve di zanzara, favorendo così la proliferazione di vettori del virus West Nile e dell’encefalite. Infine, malattie come la febbre della Valle (Valley fever), causata da un fungo presente nel suolo, si diffondono con maggiore facilità attraverso le polveri sollevate dal vento, particolarmente abbondanti nei periodi secchi.
Tuttavia, non tutti i patogeni traggono vantaggio dalla siccità. Il fungo chitridio (Chytrid), responsabile del declino globale di molte popolazioni di anfibi, riscontra notevoli difficoltà a propagarsi in ambienti privi di umidità.
I patogeni destinati a prosperare in un contesto di crescente aridità presentano caratteristiche specifiche, tra cui la capacità di infettare un’ampia gamma di ospiti (come il virus dell’influenza aviaria, a differenza di patogeni specialisti come quello del morbillo) e l’attitudine a sopravvivere al di fuori dell’ambiente strettamente acquatico. “Ci aspettiamo un cambio di guardia tra le tipologie di parassiti e malattie prevalenti”, sottolinea Johnson. “Mentre alcune infezioni scompariranno da determinate aree, in altre le condizioni di trasmissione diventeranno così intense da compensare ampiamente quelle perdite. Anticipare questi cambiamenti è fondamentale per prevedere e gestire le future epidemie”, conclude.