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Così un pop-up può frenare lo scroll: lo studio di Stanford sui giovani. Le piattaforme social considerate come sigarette e alcol

Una ricerca pubblicata su JAMA Health Forum mostra che gli avvisi sui rischi legati all’uso dei social possono spingere adolescenti e giovani adulti a ridurre il tempo trascorso sulle piattaforme. Più efficaci i messaggi diretti su ansia, depressione e salute mentale
Così un pop-up può frenare lo scroll: lo studio di Stanford sui giovani. Le piattaforme social considerate come sigarette e alcol
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Un semplice pop-up che compare sullo schermo mentre scorriamo i feed potrebbe essere il freno di emergenza di cui le nuove generazioni hanno disperatamente bisogno. A rivelarlo è un innovativo studio della Stanford Medicine pubblicato sulla rivista JAMA Health Forum, che dimostra come gli avvisi sui rischi per la salute mentale non solo aprano gli occhi ai giovani sui pericoli del digitale, ma li spingano concretamente a voler posare lo smartphone.

L’idea nasce da una provocazione lanciata dal Surgeon General americano Vivek Murthy: trattare le piattaforme social alla stregua di sigarette e alcol, appiccicandoci sopra veri e propri alert di pericolo. Se la California ha già aperto le danze approvando una legge che entrerà in vigore nel 2027, la scienza ha voluto testare sul campo se questi “bollini rossi” funzionino davvero. Mettendo alla prova oltre mille ragazzi tra i 13 e i 29 anni con finti pop-up sullo stile di Instagram, i ricercatori hanno scoperto una verità sorprendente: i giovani non sono affatto immuni a questi messaggi.

Tra tutti i test effettuati, le avvertenze che hanno colpito più duro sono state quelle legate all’ansia, alla depressione e alla salute mentale generale. Di fronte a frasi chiare e dirette, gli utenti si immedesimano immediatamente. “Se doveste fare delle congetture, direi che questi sono i danni che risuonano di più nelle persone”, spiega Anna Grummon, autrice principale dello studio. “I ragazzi pensano: ‘È vero, posso vederlo accadere ai miei amici o a me stesso’, e questi sono aspetti a cui le persone tengono davvero”, aggiunge.

Al contrario, i blandi inviti aziendali a “prendersi una pausa”, come quelli che si incontrano oggi su TikTok, scivolano via senza lasciare il segno, percepiti come semplici carezze anziché veri campanelli d’allarme. Che si tratti di un teenager o di un ventenne, la risposta è stata identica. “I nostri partecipanti, sia adolescenti che giovani adulti, hanno dichiarato costantemente di ritenere che questi messaggi ridurrebbero il loro uso dei social media”, conferma Thomas Robinson, tra i firmatari della ricerca. “I nostri dati suggeriscono che questi avvisi potrebbero funzionare, quindi vale la pena dedicare del tempo per azzeccare la formulazione esatta”, aggiunge.

Certo, la sfida è appena iniziata. Rispetto ai prodotti fisici, il mondo digitale presenta ostacoli del tutto nuovi. “Con sostanze come il tabacco e l’alcol, le etichette di avvertimento ben progettate – evidenzia Grummon – cambiano i comportamenti. Ma i social media sono un prodotto completamente diverso dalle sigarette o dalle bevande zuccherate, dove l’avviso viene applicato sul pacchetto e resta lì. Le leggi sui social sono concepite in modo che questi avvisi siano fondamentalmente dei pop-up. Dobbiamo scoprire di più su come questo tipo di notifica dinamica possa cambiare le abitudini nel tempo”.

La ricerca di Stanford ha dimostrato che la strada è quella giusta. Ora la palla passa ai legislatori e alla creatività dei designer per trovare le parole perfette capaci di bucare la bolla digitale.

Lo studio

Valentina Arcovio

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