Tensione interne o una ritorsione per essere stata lasciata sull’aereo esca? I retroscena sull’addio della portavoce della Casa Bianca
Dopo diciannove mesi, un’eternità per un portavoce della Casa Bianca, anche Karoline Leavitt lascerà il suo incarico. Lo ha annunciato con un post sui social, in cui racconta di come, dopo la nascita della sua seconda figlia, si sia sentita di non dedicare abbastanza tempo alla famiglia, motivo per cui è arrivata “l’agrodolce decisione di intraprendere un nuovo capitolo” di vita.
Leavitt, 28 anni, era arrivata nello staff trumpiano nel 2019 come una semplice stagista, il suo compito era quello di smistare la corrispondenza. La sua bravura e il suo carattere deciso l’hanno fatta emergere rapidamente, fino a renderla la scelta naturale per uno dei ruoli più delicati quando Trump è stato rieletto. Così, è diventata la più giovane press secretary della storia presidenziale americana.
Sposata con Nicholas Riccio, imprenditore immobiliare di 61 anni, cristiana praticante e madre di due bambini piccoli, Leavitt ha portato nella sala stampa di Pennsylvania Avenue un linguaggio aggressivo e spesso spudorato, indubbiamente molto gradito a Trump, aggiudicandosi il soprannome dei giornali di “lingua a mitraglia” I suoi briefing si trasformavano in contenuti destinati a diventare virali sui social, come quando le chiesero della deportazione illegale del cittadino salvadoregno Kilmar Abrego Garcia – che la stessa amministrazione aveva ammesso fosse un errore amministrativo – e lei attaccò il reporter che aveva sollevato proponendo di candidarlo al “premio padre dell’anno“.
Ufficialmente, quindi, ad averle fatto lasciare l’incarico sarebbe stato il desiderio di dedicare più tempo ai figli, soprattutto dopo la nascita della secondogenita Viviana, tre mesi fa. “Il ruolo che ho alla Casa Bianca richiede tempo, energia e attenzione” dice Leavitt. Dietro alle dimissioni formali, però, circolano ricostruzioni meno lineari. L’annuncio infatti è arrivato a ridosso dello spinoso episodio dell’aereo esca di Trump in Turchia, quando il presidente ha lasciato indietro alcuni dei suoi collaboratori più fidati, Leavitt inclusa, portando con sé solo la consigliera Natalie Harp, esponendo tutti a potenziali rischi. Un episodio che ha alimentato voci di rivalità tra le due collaboratrici, entrambe vicinissime al presidente. C’è chi lega invece l’addio al calo di popolarità di Trump, che richiederebbe un cambio di strategia comunicativa. Chi ipotizza il desiderio di un terzo figlio. E chi, ribaltando ogni altra teoria, ritiene che dietro l’uscita di scena ci sia un accordo con lo stesso Trump in vista di un ritorno di Leavitt sulla scena politica.
Il presidene, dal canto suo, ha voluto smentire ogni frattura, annunciando che Leavitt continuerà a collaborare con lui “come consulente esterna” e definendola, in un messaggio sul suo social Truth, una futura “voce influente all’interno del partito repubblicano” in previsione delle elezioni di metà mandato.
Forse il vero motivo potrebbe avere a che fare con lo stipendio del capo ufficio stampa della Casa Bianca invece, un lavoro tanto logorante quanto sottopagato per gli standard del settore privato statunitense. Lo stipendio lordo di 195 mila dollari l’anno è una cifra modesta per un manager di alto livello negli Stati Uniti. Ne è un esempio Jen Psaki che, lasciata l’amministrazione Biden, è diventata commentatrice televisiva con un contratto stimato tra i 2 e i 4 milioni di dollari lordi.
Per quanto riguarda chi la sostituirà, tra i candidati più quotati ci sono l’avvocata Alina Habba e Matthew Boyle, capo della redazione di Washington di Breitbart News. Sostituire Leavitt non sarà sicuramente semplice riporta la Cnn: “Pochi comprendevano come lei l’istinto primordiale di un presidente che cambia idea spesso e si contraddice, sorprendendo i collaboratori”.