Il mondo FQ

La linea Meloni-Frederiksen sull’immigrazione è miope: si pensi alla crescita demografica dell’Europa

Il fenomeno migratorio non può essere combattuto, ma deve essere regolamentato: così può portare vantaggi
La linea Meloni-Frederiksen sull’immigrazione è miope: si pensi alla crescita demografica dell’Europa
Icona dei commenti Commenti

di Roberto Celante

Con la diffusione di un comunicato unitario, la strana coppia Meloni-Frederiksen (premier socialdemocratica danese) si propongono di dettare la linea all’Ue sulla gestione dell’immigrazione, con uno sguardo miope, perché antistorico. Non si vuol proporre una tesi fatalista e disfattista, come a dire: “non ci riuscì nemmeno l’Impero romano…” Chi governa, invece, ha il mandato per risolvere i problemi, così come per cogliere le opportunità. E nei flussi migratori ci sono sia rischi che opportunità.

Se vedere i rischi è abbastanza semplice e, alla bisogna, diventa anche una formidabile arma di distrazione di massa, vedere le opportunità, evidentemente, sembra non sia altrettanto facile. Sarà perché ci si limita a considerare il problema dell’immigrazione irregolare, che è reale e macroscopico nell’immediato, mentre i problemi che restano in ombra non si vedono, o si fa finta di non vederli, tanto casomai li affronterà qualcuno altro a suo tempo.

Un altro problema reale, infatti, ma che non attira più di tanto l’attenzione, è che siamo un continente a crescita demografica zero. L’Europa, nel 2100, avrà perso 50 milioni di abitanti e al contempo avrà sulle spalle dei lavoratori un numero di pensionati pari a un terzo della popolazione, con conseguenze pesantissime sul welfare. Da un lato, potrebbero venire a mancare i fondi per continuare a pagare le pensioni; dall’altro, l’assistenza sanitaria, sia ospedaliera che a domicilio che nelle Rsa, diventerebbe complicata da gestire e più onerosa.

Attualmente, l’età per maturare il requisito per la pensione di vecchiaia in Europa varia tra i 62 e i 67 anni, perché la soluzione più facile all’invecchiamento della popolazione è quella di contenere il più possibile la platea dei pensionati. Questa politica pensionistica, però, unita ad un’abnorme possibilità di utilizzo del contratto di apprendistato (fino a 29 anni, in Italia e in Francia; addirittura senza alcun limite anagrafico nella maggior parte degli altri Paesi) non favorisce il ricambio generazionale.

Allora, perché non considerare di abbassare l’età pensionabile a 60 anni e puntare ad un turn over sostenuto da un’immigrazione regolamentata?

Un altro problema serio è la crescita media Ue al +0,5% (ultimo dato Eurostat), ma gli immigrati regolari, oltre ad incrementare le schiere dei lavoratori, sono a loro volta consumatori: sostengono il mercato interno; quindi, limitarsi a chiudere le frontiere significa accettare tacitamente una crescita zero anche economica.

Quanto sopra, per dire che il fenomeno migratorio non può essere combattuto, ma deve essere regolamentato, perché limitarsi a combatterlo non ci aiuta, mentre regolamentarlo in modo serio può portare vantaggi. Come fare?

Si dovrebbero siglare accordi con gli Stati del Nordafrica, non per costruire Cpr modello Albania, ma per aprire centri europei per l’impiego, che, sulla base del fabbisogno concreto delle imprese europee, dovrebbero selezionare i profili più adatti, fatti sempre salvi i criteri minimi per accedere ai Centri (es. passaporto, livello minimo di alfabetizzazione, fedina penale pulita).

In questo modo, partirebbe solo chi potrebbe partire, mentre l’immigrazione clandestina andrebbe perseguita sempre sulla base di accordi con gli Stati costieri, prevedendo che eventuali gommoni siano intercettati e riportati in Africa; lì, scafisti e passeggeri siano processati, con pena da scontare in loco. Costa troppo, direbbe qualcuno. In realtà, i costi vanno valutati non soltanto in valore assoluto, ma in relazione ai benefici che producono: in tal caso, peraltro, diventano investimenti.

Allora, in relazione ai risultati concreti ad oggi disponibili, vien da pensare che il Cpr in Albania non sia stato un investimento, né semplicemente un costo, ma uno sperpero di centinaia di milioni di soldi pubblici. Inutile persino per la propaganda. Se questa è ancora la ricetta Meloni-Frederiksen, continueremo ad avere un problema e a sprecare opportunità.

Il blog Sostenitore ospita i post scritti dai lettori che hanno deciso di contribuire alla crescita de ilfattoquotidiano.it, sottoscrivendo l’offerta Sostenitore e diventando così parte attiva della nostra community. Tra i post inviati, Peter Gomez e la redazione selezioneranno e pubblicheranno quelli più interessanti. Questo blog nasce da un’idea dei lettori, continuate a renderlo il vostro spazio. Diventare Sostenitore significa anche metterci la faccia, la firma o l’impegno: aderisci alle nostre campagne, pensate perché tu abbia un ruolo attivo! Se vuoi partecipare, al prezzo di “un cappuccino alla settimana” potrai anche seguire in diretta streaming la riunione di redazione del giovedì – mandandoci in tempo reale suggerimenti, notizie e idee – e accedere al Forum riservato dove discutere e interagire con la redazione.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione